06/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Arrivano notizie su insetti GM contro malaria e dengue. Ma vi sono anche interrogativi
Dopo la malaria anche la dengue. Nel giro di pochi giorni sono arrivate notizie su possibili modificazioni genetiche di zanzare responsabili, con la loro puntura, della diffusione di queste malattie infettive.

Acqua stagnante, che favorisce la proliferazione delle zanzare. Copyright - Who/P. Virot Domande aperte. Nel caso della malaria, la modificazione genetica della zanzara anofele la renderebbe resistente al plasmodio della malaria, che quindi non trasporterebbe più infettando le persone che punge. Le nuove zanzare entrerebbero in competizione con quelle non modificate e, anche se non sarebbero in grado di sostituirle completamente, è stato calcolato che nell’arco di nove generazioni le forme transgeniche rappresenterebbero il 70 per cento della popolazione totale. Saranno comunque necessarie ulteriori ricerche per capire se questa modificazione possa far emergere forme della malattia maggiormente infettive. Peraltro, modificare geneticamente le zanzare per ridurre la diffusione della malaria apre alcuni interrogativi. Spiega a PeaceReporter Sylvie Coyaud, giornalista esperta di scienza nata a Parigi, che vive e lavora in Italia: “Non esistono studi che rispondano a domande come: quanto tempo ci mette il plasmodio a penetrare le difese delle zanzare resistenti alla malaria e a renderle dannose quanto le altre? E se diminuisce la densità di quella specie, un'altra ne prende il posto? E se sì, quale? Innocua o no? D'altronde bisogna pur trovare nuove soluzioni, e in fretta. Le zanzare diventano presto resistenti alle altre forme di controllo con prodotti chimici, di sintesi o naturali”.

Dalla teoria alla pratica. Anche il passaggio dalla teoria in laboratorio alla pratica sul terreno non è del tutto scontato, come ricorda Coyaud: “Prima ancora di preoccuparmi per l'impatto sulla natura di queste nuove specie, mi piacerebbe sapere se il modello virtuale funziona nel mondo reale. Annunci come questi si susseguono da quando è stato completato il genoma del plasmodio e della sua zanzara anofele cinque anni fa, e finora nessuno si è concretizzato”. Ancora più lontano sembra poi essere il discorso su zanzare portatrici di malattie come la febbre di dengue. In questo caso gli scienziati parlano di una modificazione genetica che porterebbe a morte la zanzara nelle prime fasi dello sviluppo, con una riduzione generale della popolazione di insetti. Sui risultati per la dengue, Coyaud invita alla prudenza: “Gli studi sul genoma dell'Aedes (la zanzara che trasmette la febbre di dengue, ndr) non sono del tutto ultimati e sono ancora in corso le ultime caratterizzazioni. Comunque, anche in questo caso, in teoria funziona, ma bisogna vedere cosa succede durante gli esperimenti fuori dal laboratorio. Ci vorranno anni per poter verificare l'efficacia su parecchie generazioni e quando cambiano le condizioni climatiche. Gli organismi transgenici di solito sono più fragili degli altri, ed è il motivo per il quale precedenti esperimenti con zanzare geneticamente modificate sono falliti. E bisogna tener conto della selezione naturale. Quelle zanzare s'incroceranno con altre: non è detto che tutte le discendenti ne ereditino le modifiche o le trasmettano a loro volta. Infine, qualche altra mutazione, presente anche in pochi esemplari della popolazione locale, potrebbe bloccare l'attività dei geni modificati”.

 

Valeria Confalonieri

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