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Domande aperte. Nel caso della malaria, la modificazione genetica della
zanzara anofele la renderebbe resistente al plasmodio della malaria,
che quindi non trasporterebbe più infettando le persone che punge. Le
nuove zanzare entrerebbero in competizione con quelle non modificate e,
anche se non sarebbero in grado di sostituirle completamente, è stato
calcolato che nell’arco di nove generazioni le forme transgeniche
rappresenterebbero il 70 per cento della popolazione totale. Saranno
comunque necessarie ulteriori ricerche per capire se questa
modificazione possa far emergere forme della malattia maggiormente
infettive. Peraltro, modificare geneticamente le zanzare per ridurre la
diffusione della malaria apre alcuni interrogativi. Spiega a
PeaceReporter Sylvie Coyaud, giornalista esperta di scienza nata a
Parigi, che vive e lavora in Italia: “Non esistono studi che rispondano
a domande come: quanto tempo ci mette il plasmodio a penetrare le
difese delle zanzare resistenti alla malaria e a renderle dannose
quanto le altre? E se diminuisce la densità di quella specie, un'altra
ne prende il posto? E se sì, quale? Innocua o no? D'altronde bisogna
pur trovare nuove soluzioni, e in fretta. Le zanzare diventano presto
resistenti alle altre forme di controllo con prodotti chimici, di
sintesi o naturali”.
Dalla teoria alla pratica. Anche il passaggio dalla teoria in
laboratorio alla pratica sul terreno non è del tutto scontato, come
ricorda Coyaud: “Prima ancora di preoccuparmi per l'impatto sulla
natura di queste nuove specie, mi piacerebbe sapere se il modello
virtuale funziona nel mondo reale. Annunci come questi si susseguono da
quando è stato completato il genoma del plasmodio e della sua zanzara
anofele cinque anni fa, e finora nessuno si è concretizzato”. Ancora
più lontano sembra poi essere il discorso su zanzare portatrici di
malattie come la febbre di dengue. In questo caso gli scienziati
parlano di una modificazione genetica che porterebbe a morte la zanzara
nelle prime fasi dello sviluppo, con una riduzione generale della
popolazione di insetti. Sui risultati per la dengue, Coyaud invita alla
prudenza: “Gli studi sul genoma dell'Aedes (la zanzara che trasmette la
febbre di dengue, ndr) non sono del tutto ultimati e sono ancora in
corso le ultime caratterizzazioni. Comunque, anche in questo caso, in
teoria funziona, ma bisogna vedere cosa succede durante gli esperimenti
fuori dal laboratorio. Ci vorranno anni per poter verificare
l'efficacia su parecchie generazioni e quando cambiano le condizioni
climatiche. Gli organismi transgenici di solito sono più fragili degli
altri, ed è il motivo per il quale precedenti esperimenti con zanzare
geneticamente modificate sono falliti. E bisogna tener conto della
selezione naturale. Quelle zanzare s'incroceranno con altre: non è
detto che tutte le discendenti ne ereditino le modifiche o le
trasmettano a loro volta. Infine, qualche altra mutazione, presente
anche in pochi esemplari della popolazione locale, potrebbe bloccare
l'attività dei geni modificati”.
Valeria Confalonieri