Villa Grimaldi, da luogo di tortura a museo. Per non dimenticare
Villa Grimaldi ha cambiato aspetto. Da casa degli orrori a
museo dei diritti umani. Quella che fu per anni un luogo pieno di
misteri, teatro delle torture di almeno cinquemila persone e
dell’uccisione di circa trecento oppositori politici, diventa un
simbolo dei diritti umani.
Un recinto di color giallo molto acceso delimita l’area della villa che le associazioni
per i diritti umani hanno ribattezzato "Parco della memoria" nel 1997.
All'ingresso, una targa fatta apporre dalle organizzazioni che hanno costituito
il parco, ricorda ai visitatori: "Il luogo dove oggi sorge questo parco, un tempo
era un luogo di crudeltà e di tortura. Ne abbiamo fatto un monumento con l'intenzione
di onorare i morti e l'angosciata memoria di alcuni superstiti del'ex Villa Grimaldi.
Ogni fiore innaffiato con le lacrime di ieri rappresenta per noi un impegno a
far sì che mai più questo possa ripetersi in futuro".
Il parco della memoria - Uno stretto sentiero porta il visitatore a quella che si può solo definire una
passeggiata degli orrori. Le insegne che s'incontrano lungo il tragitto fanno
gelare il sangue nelle vene: "Camera delle sospensioni e delle torture" e ancora
"La torre: luogo di tortura e di sterminio in isolamento" passando per la "Camera
di tortura" e "Camera di tortura secondaria" per finire con "La griglia: letti
elettrici". Alla fine del sentiero, un muro. Incisi del muro, i nomi di più di
trecento cileni massacrati o scomparsi, passati da Villa Grimaldi nel periodo
che va dal 1974 al 1978.
Alla presenza del ministro della cultura Sergio Bitar, di decine di ex
perseguitati politici e di famigliari delle vittime della dittatura di Augusto
Pinochet la casa è stata inaugurata come museo dei diritti umani.
I commenti - "Voglio sottolineare l’importanza di questo luogo" ha detto il ministro "per
l’educazione dei ragazzi cileni: faremo il possibile affinché qui vengano in visita
gli studenti. Faremo in modo che da grandi siano cittadini migliori."
Secondo Eduardo Carrasco, pittore cileno che da anni vive in Italia e che di
quel periodo ha un ricordo chiaro, lucido ancora molto vivo, "Tutto questo fa
parte di un lavoro che si sta facendo in Cile attraverso le commissioni preposte
e anche attraverso tutte le associazioni dei familiari dei prigionieri politici
scomparsi, degli artisti, del mondo degli intellettuali, per recuperare la memoria
storica. Un popolo senza memoria storica non ha futuro".
Carrasco continua il suo racconto "In questi giorni stanno processando i militari
che durante gi anni della dittatura uccisero il cantautore Victor Jara e lo stadio
(che prima si chiamava Stadio del Cile) dove è stato ucciso adesso è intitolato
a lui. Questa operazione fa molto piacere al popolo cileno. Oltre a torturarlo
gli hanno anche sparato più di trenta colpi in tutto il corpo. Lui è un simbolo
in Cile. Le nuove generazioni devono sapere quello che è successo negli anni della
dittatura. Lo devono sapere per fare in modo che certe cose non accadano mai più.
Tutto questo è molto importante e gli avvenimenti di questi ultimi periodi stanno
a dimostrare che è iniziato un nuovo corso per il nostro popolo e per la nostra
nazione".
Non solo villa Grimaldi - Carrasco dice che villa Grimaldi non è l'unico luogo dove si torturavano i dissidenti
politici. "Villa
Grimaldi è uno dei centri dove sono state torturate e hanno perso
la vita migliaia di persone. Ma ce ne sono tanti di posti come quello
in tutto il nostro paese. E’ stata istituita una commissione sui
diritti umani, che ha lo scopo di scovare tutti i luoghi di tortura del
regime di Pinochet. Il loro lavoro è stato prezioso e i risultati sono
a dir poco agghiaccianti. Secondo il rapporto da loro stilato sarebbero
più di trentacinquemila le vittime delle torture.
L’importanza delle
cose che stanno accadendo in questo periodo in Cile non riguarda solo
la popolazione cilena, riguarda tutti noi. Stiamo dando un segnale
positivo a tutti i paesi dell’America Latina ma anche al mondo
intero. Fareluce sulle cose accadute durante la dittatura serve
per le
generazioni future.
Tutti i cileni che vivono lontano dall’America Latina sono organizzati in associazioni,
e stanno vivendo questo periodo di riapertura di processi, di arresti, di accuse,
in maniera molto calma, tranquilla. Siamo felici che sia stata aperta la pattumiera
della
storia cilena. E’ un segnale che aspettavamo tutti. Quella della
dittatura di Pinochet è una ferita ancora aperta."
Premiato il presidente Lagos - Intanto l'associazione latino americana per i Diritti Umani (Aldhu) ha conferito
il premio "Monsenor Leonidas Proano" 2004 al presidente cileno Ricardo Lagos per
il "suo contributo nel ristabilire la verità e la giustizia e nel riparare i danni
alle vittime delle violazioni dei diritti umani commesse dalla dittatura militare
d'Augusto Pinochet".