31/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



“Il presidente Romano Prodi assicura che il governo italiano sta facendo un serio lavoro, da governo a governo, per l'nterprete afgano Adjmal Nakshbandi e per Rahmatullah Hanefi. Nel caso del nostro Rahmat, questo 'serio lavoro' potrebbe essere fatto in un minuto: una richiesta pubblica e ufficiale di immediato rilascio”. Così Gino Strada, al telefono con PeaceReporter, risponde alle ultime dichiarazioni di Romano Prodi.  
 
Da sinistra, Gino Strada, Rahmatulah Hanefi e l'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi
“Già ieri ho sentito sui telegiornali le dichiarazioni del ministro degli Esteri”, dice Gino Strada, “e apprendo che ‘il governo sta facendo tutto il possibile’. Vorrei che D’Alema definisse il ‘possibile’. Nel possibile rientra il fare una richiesta ufficiale, pubblica e motivata, da governo a governo, di immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi? Perché se questo non è stato fatto, se non è stato chiesto, allora non è stato fatto tutto il possibile”.
 
Gino Strada è fermo nelle parole e nelle richieste. Sono passati undici giorni da quando l’uomo chiave dell’ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato dai servizi di sicurezza afgani. Senza accuse, senza documenti ufficiali, senza notizie  se non voci che parlano di tortura. “Rahmatullah Hanefi, dipendente di un’organizzazione italiana, stava lavorando, su richiesta del governo italiano, in base ad accordi presi tra il governo italiano e quello afgano. Stava lavorando, peraltro, gratuitamente: faceva il volontario per il governo italiano. Se il governo italiano ha il coraggio delle proprie azioni, deve fare una richiesta ufficiale, motivata e pubblica di immediato rilascio di una persona che da undici giorni si trova prigioniera perché ha agito per conto del governo italiano. Questo, deve fare il governo”.
 
“Non ci può bastare la richiesta della Farnesina, di cui pure ho letto sui giornali di ‘fare luce sulla posizione di Rahmatullah Hanefi’”, prosegue Strada. “‘Fare luce’ su qualcosa, in un certo linguaggio italiano, significa di solito fare sprofondare tutto nel buio. Non è stato chiesto ai talebani di fare luce sulla posizione di Mastrogiacomo. E' stato chiesto di liberare Mastrogiacomo. Ed è quello che il governo italiano deve fare con il governo afgano. Una richiesta pubblica, ufficiale e motivata di liberare subito Rahmatullah Hanefi”.