El Salvador, si commemora il giorno delle vittime delle violenze della dittatura che dal 1980 al 1992 ha devastato il piccolo paese centramericano
Non solo Cile, Argentina, Paraguay, Uruguay ad avere avuto un passato torbido,
segnato dalle dittature militari che ha lasciato ferite difficilmente rimarginabili.
Anche il più piccolo e il maggiormente popolato stato centramericano, El Salvador,
ha conosciuto una guerra civile che in 12 anni ha causato la morte di 75mila persone,
8 mila desaparecidos e più di un milione di esiliati.
Così, per non dimenticare quelle vicende che sono ancora vive nella memoria di
molti salvadoreñi, l'Associazione pro-busqueda de ninas e ninos desaparecisdos ausiliata dal Comitè de victimas de desapareciones forzadas, hanno voluto chiedere
di fare luce e mettere chiarezza a questa situazione che va avanti da troppo tempo.
"Vogliamo che la commemorazione in questo giorno apporti un contributo alla construzione
della memoria storica e della riconciliazione nazionale" dicono dal comitato organizzatore
della manifestazione. "La conoscenza della verità è un diritto" si legge nel manifesto
che promuvono gli organizzatori. Ma la giornata commemorativa è stata anche l'occasione
per ricordare a tutti le centinaia di bambini e bambine che non sono più tornati
a casa, entrnado a far parte dell'infinito mondo latinoamericano dei desaparecidos.
"Nulla può farmi passare il dolore che provo tutte le volte che mi viene in mente
quello che è successo in quegli anni", racconta contattata da Peacereporter Noemi,
cittadina salvadoreña di 52 anni. "La mia più cara amica, Margherita, non è più
tornata a casa e nemmeno i suoi bambini. Se ci ripenso, ancora oggi, piango".
Anche per questo, le richieste fatte al governo salvadoreño sono chiarissime.
In primis hanno chiesto che i fatti tragici di cui stiamo parlando vengano ricordati
ogni 29 marzo. Hanno chiesto che l'amministrazione statale chieda perdono per
tutte le violazioni che sono state commesse, soprattutto nei confronti delle bambine
e dei bambini salvadoreñi e, infine, che sia istituito al più presto un fondo
per risarcire i familiari delle vittime della dittatura.
Un passo indietro. Era il 1979 quando con un colpo di stato ben organizzato dai militari dell'esercito,
ma anche da civili, veniva rovesciato il governo di C.U. Romero, eletto nel 1977.
Il generale Romero fu un governante molto severo che non fece nulla per nascondere
la sua natura repressiva. Ma la vera data che tutti i salvadoreñi non possono
dimeticare è il 18 ottobre del 1979, quando la guardia nazionale sparò sulla folla
riunitasi per protestare. Di lì a pochi giorni sarebbe nato un grande movimento
di massa, di sinistra, che organizzò una imponente manifestazione anch'essa repressa
dalla guardia nazionale che in quel caso compì una vera strage. Iniziava in quei
giorni uno dei periodi più bui della storia del paese centramericano.