12/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Teheran decide il nuovo prezzo della vita, ma quella delle donne vale ancora la metà
L'inflazione è un dato economico che cresce quasi ovunque ogni anno, facendo lievitare il costo e il valore delle cose. In Iran si usa quantificare anche la vita delle persone, allo scopo di determinare quanto danaro debba essere versato alla famiglia, a titolo di risarcimento, ad esempio nel caso di un omicidio o di un incidente stradale.

Nuove tariffe. Ogni anno le autorità iraniane aggiornano le tariffe del cosiddetto 'prezzo del sangue', in persiano Diyeh, termine che si usa per definire i risarcimenti per danni criminali. Il valore della vita è stimato attraverso un paragone con il prezzo degli animali, che corrisponde a 100 cammelli, 200 mucche o 1000 pecore. Come per l'inflazione, anche in questo caso si registra un netto incremento: più 34 percento rispetto all'anno precedente. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia, Gholamhossein Elham, al termine dei festeggiamenti per il capodanno persiano. Dal 21 marzo scorso il prezzo per risarcire la vita di un uomo sarà di 350 milioni di rial, pari a 37.600 dollari, ma ancora una volta si ribadisce che il prezzo da pagare se la vittima è una donna è pari alla metà rispetto a quello per l'uomo.

La metà. La stessa cosa accade in molti altri settori della vita pubblica in Iran, a cominciare dal valore della parola di uomini e donne. Come è noto, infatti, in caso di processi per adulterio o violenza sessuale, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, indipendentemente dalla loro credibilità. Inoltre la testimonianza di una donna da sola non dimostra nulla, anzi, se una donna accusa un uomo senza testimoni maschi viene condannata e punita con 80 frustate. Lo stesso accade anche per il valore di una consulenza professionale: l'opinione di una donna medico vale metà di quella di un collega dell'altro sesso. Secondo Sarvi Chitsatz, una dissidente iraniana impegnata per i diritti delle donne, c'è un forte legame tra l numero di omicidi ai danni delle donne e questo tipo di legislazione, che convince gli assassini di poter agire con impunità. “Se la corte stabilisce che l'omicidio di una persona entri nel quadro della rappresaglia o è basato sulla convinzione che le vittime meritano di morire, l'assassino non può essere punito e non dovrà pagare Diyeh” spiega la donna.

Infedeli. Oltre alle donne in Iran sono discriminati anche i non musulmani. In Iran ci sono diverse minoranze religiose, tra cui le principali sono quelle cristiana, ebraica e zoroastriana. In passato il codice iraniano discriminava anche loro, quantificando il Dyieh per un maschio non musulmano allo stesso modo di una donna musulmana, ma almeno in questo campo qualche progresso c'è stato. Dal 2003 la legge è cambiata e il prezzo del sangue non musulmano è stato equiparato alla tariffa corrente per gli islamici.
 

Naoki Tomasini

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