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Nuove tariffe. Ogni anno le
autorità iraniane aggiornano le tariffe del cosiddetto 'prezzo
del sangue', in persiano Diyeh, termine che si usa per definire i
risarcimenti per danni criminali. Il valore della vita è
stimato attraverso un paragone con il prezzo degli animali, che
corrisponde a 100 cammelli, 200 mucche o 1000 pecore. Come per
l'inflazione, anche in questo caso si registra un netto incremento:
più 34 percento rispetto all'anno precedente. Lo ha annunciato
il ministro della Giustizia, Gholamhossein Elham, al termine dei
festeggiamenti per il capodanno persiano. Dal 21 marzo scorso il
prezzo per risarcire la vita di un uomo sarà di 350 milioni di
rial, pari a 37.600 dollari, ma ancora una volta si ribadisce che il
prezzo da pagare se la vittima è una donna è pari alla
metà rispetto a quello per l'uomo.
La metà. La stessa cosa
accade in molti altri settori della vita pubblica in Iran, a
cominciare dal valore della parola di uomini e donne. Come è
noto, infatti, in caso di processi per adulterio o violenza sessuale,
la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un
uomo, indipendentemente dalla loro credibilità. Inoltre la
testimonianza di una donna da sola non dimostra nulla, anzi, se una
donna accusa un uomo senza testimoni maschi viene condannata e punita
con 80 frustate. Lo stesso accade anche per il valore di una
consulenza professionale: l'opinione di una donna medico vale metà
di quella di un collega dell'altro sesso. Secondo Sarvi Chitsatz, una
dissidente iraniana impegnata per i diritti delle donne, c'è
un forte legame tra l numero di omicidi ai danni delle donne e questo
tipo di legislazione, che convince gli assassini di poter agire con
impunità. “Se la corte stabilisce che l'omicidio di una
persona entri nel quadro della rappresaglia o è basato sulla
convinzione che le vittime meritano di morire, l'assassino non può
essere punito e non dovrà pagare Diyeh” spiega la donna.Naoki Tomasini