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Dopo l'invasione. Secondo il
sito di intelligence, Globe Intel, i servizi britannici dell'MI6 sono
impegnati a tracciare i flussi finanziari che hanno occultato e
disperso l'immensa fortuna di Saddam, una caccia paragonabile per
misura solo alla ricerca dell'oro dei nazisti dopo la seconda guerra
mondiale. Secondo un giornalista statunitense, Saddam sarebbe stato
interrogato sul suo tesoro anche poco prima dell'esecuzione.
L'esistenza del tesoro di Saddam è affiorata per la prima
volta nell'aprile 2003, quando i soldati Usa trovarono 650 milioni di
dollari in una delle ville del dittatore, stipati in 164 cassette di
alluminio. In seguito, vicino alla stessa residenza, venne scoperta
un'auto contenente cento milioni di euro con un biglietto che diceva:
“Da consegnare al Credit Suisse, a Ginevra. L'invasione del paese
costrinse Saddam a nascondere la sua fortuna in tutta fretta,
un'operazione cui parteciparono anche i figli, Uday e Qusay.
Quest'ultimo, all'indomani dell'invasione, si presentò alla
sede della banca centrale irachena per prelevare un miliardo di
dollari da trasferire in Libia. Il prelievo era autorizzato da
Saddam, ma la Banca Centrale Libica ha sempre negato di aver ricevuto
tale somma. Qusay, invece, fece visita di persona a due banche a
Ginevra, per preparare un trasferimento di danaro. Nell'ottobre del
2003 i servizi segreti britannici fermarono al confine iracheno un
carico di lingotti d'oro, per un valore di 850 milioni di dollari,
destinato alla banca centrale di Damasco.
Finanza e soldi sporchi. Una
volta usciti dall'Iraq, i miliardi di Saddam sono finiti nel vortice
della finanza globale, cosa che ha reso molto più complesso
seguirne i flussi. Secondo Globe Intel, una parte delle ricevute
bancarie relative al riciclaggio di quel tesoro è in possesso
di un noto finanziere britannico, Christopher Story, ex consulente di
Margareth Tatcher. Da queste risulta che quei fondi sono transitati,
tra gli altri, in istituti di credito spagnoli e statunitensi. Sono
un centinaio gli esperti di finanza che stanno aiutando i servizi
occidentali a ripercorrere le vie usate per riciclare quella fortuna,
transitata per oltre 70 istituti di credito. Secondo il Mossad, il
servizio segreto israeliano, Saddam trasferì parte dei suoi
capitali in Europa, Sud Africa, Hong Kong, Giappone, Russia, Bulgaria
e nelle isole Cayman, anche grazie all'aiuto uno spregiudicato
finanziere britannico: Roland 'Tiny' Rowland. Rowland visse in Iraq,
dove organizzando i trasferimenti di denaro per conto del raìs
e arricchendosi a sua volta con le percentuali sui fondi che venivano
'lavati', anche attraverso i soldi della droga sudamericana e quelli
della mafia russa.
Morti sospette. Il flusso di
danaro trafugato agli iracheni ha lasciato dietro di sé una
scia di sangue. Secondo Globe Intel, misteriosamente legate a quei
trasferimenti sono le morti di Edmund Safra e Janos Pasztor, tra i
più stretti collaboratori di Rowland. Ma anche quella di un
noto playboy arabo scandalosamente ricco, Cyrus Hashemi. ”Una delle
morti più strane su cui abbia mai indagato” commentò
allora il coroner di Scotland Yard. L'ultimo di questa lista, ma non
certo per importanza, è stato lo stesso Saddam Hussein,
impiccato alla fine del 2006. Forse era l'unica persona ancora in
grado di recuperare un tesoro, destinato a vagare ancora per anni
nelle oscure reti della finanza mondiale.Naoki Tomasini
Parole chiave: Saddam Hussein, Tesoro, MI6, Globe Intel, Uday, Qusay, Christopher Story, Roland Rowland