02/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I servizi britannici arruolano 100 esperti per ricercare tesoro di Saddam Hussein
Durante gli anni del suo regime, l'ex presidente iracheno Saddam Hussein ha accumulato un tesoro privato che è andato in parte perduto con l'invasione del paese, all'inizio del 2003. La ricerca di quelle ricchezze, stimate intorno ai 12,5 miliardi di dollari, è stata condotta dai servizi segreti statunitensi e britannici, ma dall'esecuzione dell'ex raìs le ricerche si sono intensificate.

Soldato Usa mostra il kalashnikov d'oro di SaddamDopo l'invasione. Secondo il sito di intelligence, Globe Intel, i servizi britannici dell'MI6 sono impegnati a tracciare i flussi finanziari che hanno occultato e disperso l'immensa fortuna di Saddam, una caccia paragonabile per misura solo alla ricerca dell'oro dei nazisti dopo la seconda guerra mondiale. Secondo un giornalista statunitense, Saddam sarebbe stato interrogato sul suo tesoro anche poco prima dell'esecuzione. L'esistenza del tesoro di Saddam è affiorata per la prima volta nell'aprile 2003, quando i soldati Usa trovarono 650 milioni di dollari in una delle ville del dittatore, stipati in 164 cassette di alluminio. In seguito, vicino alla stessa residenza, venne scoperta un'auto contenente cento milioni di euro con un biglietto che diceva: “Da consegnare al Credit Suisse, a Ginevra. L'invasione del paese costrinse Saddam a nascondere la sua fortuna in tutta fretta, un'operazione cui parteciparono anche i figli, Uday e Qusay. Quest'ultimo, all'indomani dell'invasione, si presentò alla sede della banca centrale irachena per prelevare un miliardo di dollari da trasferire in Libia. Il prelievo era autorizzato da Saddam, ma la Banca Centrale Libica ha sempre negato di aver ricevuto tale somma. Qusay, invece, fece visita di persona a due banche a Ginevra, per preparare un trasferimento di danaro. Nell'ottobre del 2003 i servizi segreti britannici fermarono al confine iracheno un carico di lingotti d'oro, per un valore di 850 milioni di dollari, destinato alla banca centrale di Damasco.

Sodlato Usa mostra i lingotti di Saddam sequestratiFinanza e soldi sporchi. Una volta usciti dall'Iraq, i miliardi di Saddam sono finiti nel vortice della finanza globale, cosa che ha reso molto più complesso seguirne i flussi. Secondo Globe Intel, una parte delle ricevute bancarie relative al riciclaggio di quel tesoro è in possesso di un noto finanziere britannico, Christopher Story, ex consulente di Margareth Tatcher. Da queste risulta che quei fondi sono transitati, tra gli altri, in istituti di credito spagnoli e statunitensi. Sono un centinaio gli esperti di finanza che stanno aiutando i servizi occidentali a ripercorrere le vie usate per riciclare quella fortuna, transitata per oltre 70 istituti di credito. Secondo il Mossad, il servizio segreto israeliano, Saddam trasferì parte dei suoi capitali in Europa, Sud Africa, Hong Kong, Giappone, Russia, Bulgaria e nelle isole Cayman, anche grazie all'aiuto uno spregiudicato finanziere britannico: Roland 'Tiny' Rowland. Rowland visse in Iraq, dove organizzando i trasferimenti di denaro per conto del raìs e arricchendosi a sua volta con le percentuali sui fondi che venivano 'lavati', anche attraverso i soldi della droga sudamericana e quelli della mafia russa.

L'impiccagione di SaddamMorti sospette. Il flusso di danaro trafugato agli iracheni ha lasciato dietro di sé una scia di sangue. Secondo Globe Intel, misteriosamente legate a quei trasferimenti sono le morti di Edmund Safra e Janos Pasztor, tra i più stretti collaboratori di Rowland. Ma anche quella di un noto playboy arabo scandalosamente ricco, Cyrus Hashemi. ”Una delle morti più strane su cui abbia mai indagato” commentò allora il coroner di Scotland Yard. L'ultimo di questa lista, ma non certo per importanza, è stato lo stesso Saddam Hussein, impiccato alla fine del 2006. Forse era l'unica persona ancora in grado di recuperare un tesoro, destinato a vagare ancora per anni nelle oscure reti della finanza mondiale.
 

Naoki Tomasini

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