dal nostro inviato
Enrico Piovesana
Lashkargah, ore 13. Mentre sulla città e su tutta la provincia di Helmand si scatena una tempesta
di sabbia e pioggia, nell’ospedale di Emergency sale l’ansia per un’ambulanza
che sta tardando troppo ad arrivare e che non risponde alle chiamate. Il mezzo
era partito quasi due ore fa dal pronto soccorso dell’Ong italiana a Grishk, circa
un’ora di strada a nord di Lashkargah. A bordo dell’ambulanza ci sono quattro
persone, tutti afgani: l’autista, un infermiere di Emergency, un ferito vittima
di un incidente stradale con trauma cranico e un suo amico che lo accompagna.
Il capo infermiere dell’ospedale di Emergency, Cathal Boyle, un giovane irlandese, continua a comporre il numero
di cellulare dell’autista, ma è sempre spento. Dopo un’altra mezz’ora di tentativi,
finalmente squilla. “Siamo stati fermati lungo la strada”, dice l’autista, prima
che un uomo gli strappi il cellulare per dire “Abbiamo la vostra ambulanza e ora
ce la portiamo a Sangin”. Boyle chiede al sequestratore di lasciarli andare, perché
il ferito è in gravi condizioni. Ma quello se ne frega e interrompe la comunicazione.
A Emergency scatta l’allarme. Viene avvertito il direttore del programma a Kabul e la sede di Milano, dove
da mercoledì si trova Gino Strada. Al personale di Grishk viene chiesto di contattare
immediatamente i notabili del posto perché intervengano. Dopo circa un’ora di
ansiosa attesa, arriva finalmente la bella notizia. Un membro del consiglio degli
anziani di Grishk si è messo in contatto via radio con i sequestratori ordinando
loro l’immediato rilascio degli ostaggi e del mezzo. Che è immediatamente avvenuto.
L’ambulanza è stata lasciata ripartire alla volta di Grishk, dov’è arrivata nel
tardo pomeriggio, dopo un lungo viaggio rallentato dalla tempesta di sabbia. “Quelli
che hanno sequestrato l’ambulanza era gente di fuori Grishk, gente delle montagne”,
ci spiega poi Boyle, dopo essersi fatto raccontare tutti i dettagli dai protagonisti.
“Persone che non conoscono Emergency e che infatti pensavano si trattasse di un
mezzo del
Provincial Reconstruction Team. Sull’ambulanza ci sono gli stemmi di Emergency e scritte in pashto, ma quelli
non sapevano leggere. Poi ha chiamato questo capo del villaggio di Grishk che
invece, a quanto pare, conosce le attività prettamente umanitarie e la natura
neutrale di Emergency. Si è infuriato con i sequestratori e ha ordinato loro di
rilasciare immediatamente gli ostaggi e di non permettersi mai più di creare problemi
a Emergency perché, ha detto, non vuole che per colpa di simili incidenti l’Ong
chiuda le sue attività nella regione”.