30/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ambulanza di Emergency con quattro persone a bordo trattenuta per oltre due ore
 
dal nostro inviato
Enrico Piovesana
 
Ambulanza di EmergencyLashkargah, ore 13. Mentre sulla città e su tutta la provincia di Helmand si scatena una tempesta di sabbia e pioggia, nell’ospedale di Emergency sale l’ansia per un’ambulanza che sta tardando troppo ad arrivare e che non risponde alle chiamate. Il mezzo era partito quasi due ore fa dal pronto soccorso dell’Ong italiana a Grishk, circa un’ora di strada a nord di Lashkargah. A bordo dell’ambulanza ci sono quattro persone, tutti afgani: l’autista, un infermiere di Emergency, un ferito vittima di un incidente stradale con trauma cranico e un suo amico che lo accompagna.

Il capo infermiere dell’ospedale di Emergency, Cathal Boyle, un giovane irlandese, continua a comporre il numero di cellulare dell’autista, ma è sempre spento. Dopo un’altra mezz’ora di tentativi, finalmente squilla. “Siamo stati fermati lungo la strada”, dice l’autista, prima che un uomo gli strappi il cellulare per dire “Abbiamo la vostra ambulanza e ora ce la portiamo a Sangin”. Boyle chiede al sequestratore di lasciarli andare, perché il ferito è in gravi condizioni. Ma quello se ne frega e interrompe la comunicazione.

Il capo infermiere Cathal BoyleA Emergency scatta l’allarme. Viene avvertito il direttore del programma a Kabul e la sede di Milano, dove da mercoledì si trova Gino Strada. Al personale di Grishk viene chiesto di contattare immediatamente i notabili del posto perché intervengano. Dopo circa un’ora di ansiosa attesa, arriva finalmente la bella notizia. Un membro del consiglio degli anziani di Grishk si è messo in contatto via radio con i sequestratori ordinando loro l’immediato rilascio degli ostaggi e del mezzo. Che è immediatamente avvenuto. L’ambulanza è stata lasciata ripartire alla volta di Grishk, dov’è arrivata nel tardo pomeriggio, dopo un lungo viaggio rallentato dalla tempesta di sabbia. “Quelli che hanno sequestrato l’ambulanza era gente di fuori Grishk, gente delle montagne”, ci spiega poi Boyle, dopo essersi fatto raccontare tutti i dettagli dai protagonisti. “Persone che non conoscono Emergency e che infatti pensavano si trattasse di un mezzo del Provincial Reconstruction Team. Sull’ambulanza ci sono gli stemmi di Emergency e scritte in pashto, ma quelli non sapevano leggere. Poi ha chiamato questo capo del villaggio di Grishk che invece, a quanto pare, conosce le attività prettamente umanitarie e la natura neutrale di Emergency. Si è infuriato con i sequestratori e ha ordinato loro di rilasciare immediatamente gli ostaggi e di non permettersi mai più di creare problemi a Emergency perché, ha detto, non vuole che per colpa di simili incidenti l’Ong chiuda le sue attività nella regione”.
Parole chiave: grishk, lashkargah, emergency, afghanistan, boyle, strada
Categoria: Guerra
Luogo: Afghanistan