stampa
invia
“So cosa significa lavorare con pochi medicinali, non avere abbastanza letti.
In territorio birmano la sanità pubblica è tra le più arretrate del mondo e accessibile
a pochi. La drammatica situazione politico-economica spinge la gente verso la
Thailandia. Ma, se c’è un problema esiste la soluzione”. Con pazienza e tenacia,
la dottoressa Cynthia Maung ripercorre una vita dedicata a chi non ha una terra.
Cynthia ha fondato una clinica illegale per rifugiati birmani, chiamata Mae Tao,
a Mae Sot (sul confine tra Thailandia e Myanmar) sfidando le autorità tailandesi
che spesso minacciano di deportare personale medico e pazienti. Donna umile e
riservata non ama parlare di sé. Non fa vanto dei tanti riconoscimenti alla carriera
ricevuti, né del soprannome “Madre Teresa della Birmania”. Originaria dello stato Karen, dopo la laurea in medicina all’università di Rangoon, torna a far pratica in una clinica del suo villaggio. A 27 anni, nel 1988, mentre i soldati del regime militare soffocavano nel sangue le manifestazioni di migliaia di studenti che chiedevano democrazia, Cynthia scappa in Thailandia. Qui, con l’aiuto della Chiesa thailandese e delle organizzazioni karen (popolazione di 7 milioni di persone che abitano le regioni al confine tra i due Paesi), apre il primo centro di assistenza medica in un pollaio in disuso. I primi pazienti sono gli studenti birmani fuggiti dalle violenze. Improvvisando, sterilizza i pochi strumenti nella macchina per cucinare il riso. Qualche farmaco arriva dalle organizzazioni mediche che operano nei campi profughi vicini. Comincia ad occuparsi anche di malati di malaria e dissenteria, di feriti da arma da fuoco e di chi ha subito i devastanti effetti delle mine antiuomo. Dalla sua fondazione la clinica della dottoressa Maung ha fatto passi da gigante: attualmente cura più di 30mila rifugiati l’anno, svolge programmi differenziati, tra cui quello di formazione dei medici.
“La malaria è sempre stato il primo problema. Le malattie delle vie respiratorie
sono aumentate, come i casi di tubercolosi. La malnutrizione fa tante vittime.
Poi gli aborti, molti, sono seguiti sempre da gravi complicazioni”, Cynthia Maung
parla così delle malattie più comuni tra i suoi pazienti. “Negli ultimi anni abbiamo
visto una crescita esponenziale di casi di sieropositività al virus dell’ HIV”,
aggiunge. Cynthia mette in relazione la situazione geografica, politica, delle
comunicazioni, delle violenze sessuali, della tratta delle donne con la velocità
di diffusione del virus. La dottoressa è testimone dello stato di salute in cui
è stata ridotta una popolazione in anni di dittatura, guerra e violenze. Ha curato
adulti e bambini distrutti da anni di lavori forzati, le ferite dei prigionieri
politici vittime delle torture, ai quali cerca di offrire un programma di sostegno
psicologico, donne vittime di abusi sistematici da parte dei militari del regime.
“Una donna Karen, fatta schiava dall’esercito, aveva subito violenze sessuali
per tre mesi. Quando fu portata qui aveva un’emorragia: aspettava un bambino e
l’avevano picchiata per farla abortire”. E poi le vittime delle mine. “Nell’ultimo
anno sono aumentate. Solo nel 2003 abbiamo applicato più di 150 protesi. Moltissime
per le dimensioni di questa clinica”.
Oltre a seguire la clinica, ha fondato il Back Pack Health Work Team, un team di 200 medici (composto da rifugiati formati attraverso la clinica)
che entrano negli stati Karen, Shan, Mon per portare assistenza ai cosiddetti Internally Displaced People, quelle centinaia di migliaia di persone che il governo costringe ad abbandonare
i villaggi e rifugiarsi nella giungla. Cynthia promuove anche programmi di educazione
di base per i bambini, inclusi i suoi tre figli, che non possono accedere a nessun
tipo di istruzione. “Il sistema educativo birmano è inesistente. Il giorno che
la Birmania conquisterà la democrazia, il Paese rischierà di non avere persone
in grado di ricostruirlo e farlo funzionare.”
La clinica di Mae Tao che accoglie più di 100 pazienti al giorno, fa nascere 20 bambini al mese e li vaccina e forma 30 medici all’anno, continua a essere illegale in territorio thailandese. Tutti i medici , compresa la dottoressa Maung, non hanno il permesso di lavoro e rischiano la deportazione. Soprattutto ora che il governo tailandese sostiene la Road Map presentata dalla giunta militare birmana.