30/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Muneer Naqshbandi, fratello di Ajmal, risponde alle accuse di mullah Dadullah
Dal nostro inviato 
Enrico Piovesana

Muneer Naqshbandi, fratello di Ajmal (Foto di E.Piovesana©PeaceReporter.net) “Respingiamo fermamente le dichiarazioni del capo talebano riguardo al fatto che Ajmal abbia lavorato in basi Usa o che abbia uno zio che è a capo del distretto di Bagram”, ci dice al telefono Muneer Naqshbandi, fratello di Ajmal, contattato questa mattina. “Voglio ribadirlo con chiarezza: queste dichiarazioni sono false e non sappiamo perché le abbia fatte. Ajmal non ha mai lavorato per gli americani: è un giornalista freelance che ha collaborato con varie testate, tra cui Bbc, Tokyo Times e La Repubblica. E tutti i suoi zii svolgono lavori privati, non governativi: tre sono negozianti, uno è banchiere e un altro è insegnante di scuola. Il nostro messaggio per Sua Eminenza il presidente Hamid Karzai – prosegue Muneer – è che, come il governo italiano si è impegnato per salvare il reporter italiano, così il nostro governo deve impegnarsi per salvare mio fratello Ajmal. Il governo afgano ha il dovere di prendersi cura di tutti i suoi cittadini e deve salvare la vita di mio fratello ad ogni costo. Ringraziamo il popolo italiano per la vicinanza che sta mostrando alla nostra famiglia e contemporaneamente chiediamo gentilmente anche al governo italiano di impegnarsi maggiormente per liberare Ajmal. Crediamo fermamente che la vita di un essere umano sia importante al di là della sua nazionalità. Chiediamo alla stampa, ai media e alla comunità internazionale di fare tutto quello che possono per salvare la vita di mio fratello”.
 
mullah Dadullah nel video trasmesso da SkyTg24Con queste parole, i familiari dell’interprete di Daniele Mastrogiacomo, reagiscono all’intervista video del mullah Dadullah trasmessa ieri da Sky Italia, nella quale il comandante talebano dichiara che Ajmal è ancora in mano sua e detta le condizioni per la sua liberazione. “Così come il governo italiano ha agito nell'interesse del suo popolo e ha avuto a cuore il destino di un connazionale, e si è adoperato per liberarlo, così dovrebbe agire Karzai Allo stesso modo degli italiani, Karzai deve parlare con noi per Adjmal”, spiega Dadullah. “Così come è avvenuto per la  liberazione di Daniele, ottenuta con il rilascio di alcuni nostri combattenti, chiediamo al governo Karzai di liberare due nostri uomini in prigione (non specifica quali, ndr) in cambio della libertà di Adjmal. Deve avere cura di quest’uomo e preoccuparsi per il suo destino. Karzai finora ha ottenuto la liberazione di stranieri, ma non quella di un cittadino afgano. Ma in realtà noi pensiamo che Karzai non sia il vero presidente, ma solo un burattino al comando dell'ambasciata italiana, dell'ambasciata inglese oppure agli ordini di Bush. Le persone che lo circondano e lavorano con lui stanno commettendo un grave errore. Devono chiedere scusa e pentirsi. Lo zio di Adjmal è responsabile governativo del distretto di Bagram. E lui personalmente ha lavorato, in passato, nella base aerea americana che c'è a Bagram. Per il governo di Kabul non ci sono altre opzioni, deve trattare con noi. Se questo non accade, inshallah, Ajmal verrà ucciso”.
 
Rahmatullah HanefiIntanto, a Kabul, l’ambasciatore italiano Ettore Sequi, è ancora in attesa di una risposta da parte del governo afgano alla sua richiesta di visitare in carcere Rahmatullah Hanefi, accompagnato da un responsabile di Emergency. Difficile che oggi si sappia qualcosa, poiché di venerdì, giorno di festa, nulla si muove in questo paese. “Sto continuando a pressare i vertici dei servizi segreti afgani perché acconsentano alla richiesta mia e di Emergency”, ci ha detto questa mattina Sequi, contattato telefonicamente. “Riteniamo fondamentale potare parlare con Rahmatullah Hanefi di persona. Speriamo di avere presto il permesso delle autorità afgane”.
Categoria: Guerra, Politica, Media
Luogo: Afghanistan
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