30/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La nascita del nuovo governo segna la fine della crisi di febbraio
“Potrebbe veramente essere la fine della crisi: tutti i ministri del precedente governo sono stati rimossi, e il nuovo premier ha promesso di affrontare tutti i principali problemi della Guinea”. E' moderatamente fiducioso Ibrahima Nouhou Baldé, giornalista del quotidiano L'Observateur, contattato da PeaceReporter. Ieri sera, il presidente Lansana Conte ha nominato un nuovo governo, mantenendo la promessa fatta a sindacati e opposizione più di un mese fa. La Guinea può voltare pagina, dopo gli scontri che, tra gennaio e febbraio, avevano provocato più di 120 morti.

Il nuovo premier Lansana Kouyaté (a destra)Premier. Il nuovo governo, presieduto dal premier “di consenso” Lansana Kouyaté, è formato da tecnici ed economisti che avranno il difficile compito di far ripartire il Paese, vittima di una crisi economica senza precedenti e messo ulteriormente in difficoltà dallo sciopero generale, proclamato a febbraio
per chiedere le dimissioni del presidente Conte. Il nuovo esecutivo, il cui capo è un diplomatico di professione, secondo Baldé “ha promesso di porre fine al malgoverno e di restaurare l'autorità dello stato nelle province”. Un compito non facile visto che, se nella capitale Conakry la gente non se la passa bene, in provincia la situazione è anche peggiore: lunedì scorso, 3000 studenti dell'università di Labe, 600 km a nordest di Conakry, sono scesi in piazza per protestare contro le carenze della pubblica istruzione e hanno promesso di rimanere mobilitati finché le loro richieste non verranno esaudite.

Un'immagine degli incidenti di ConakryStudenti. Le proteste degli studenti sono condivise da D. N., una giovane di Conakry impiegata come contabile, secondo cui “la nomina del nuovo esecutivo è positiva, ma ora lo stato deve impegnarsi a fornire i servizi primari quali acqua, elettricità ed istruzione. Pensi che ieri sera non sono neanche riuscita a sentire il messaggio del nuovo premier perché in casa è saltata la luce”.
Far ripartire l'economia non sarà facile: l'inflazione è alle stelle, nonostante il franco guineano abbia riguadagnato qualche punto su dollaro e euro. L'estrazione di bauxite, prima fonte di reddito del Paese, è ripresa ma risente della mancanza dei servizi di base, così come tutte le altre attività produttive. “I mercati hanno riaperto, la gente è tornata a comprare, ma in generale l'economia è paralizzata” conferma Baldé. Se non altro, ora la Guinea ha al vertice gli uomini giusti per affrontare il problema.

Economia. La fine della tempesta non significa comunque che il presidente Conte possa dormire sonni tranquilli: al potere dal 1984 grazie a un colpo di stato, l'ex-militare non è amato dalla popolazione, che lo giudica il principale responsabile della crisi. “Conte è alla base di tutto – conferma Baldé – e c'è ancora tanta gente che ne chiede le dimissioni e che sta preparando nuove manifestazioni”. “E' veramente un peccato che il nostro Paese sia così malgestito – conclude amareggiata D. – nonostante tutte le sue ricchezze naturali. Se le cose andassero per il verso giusto, non avremmo nulla da invidiare né agli altri Paesi africani né all'Europa”.

Matteo Fagotto

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