“Potrebbe
veramente essere la fine della crisi: tutti i ministri del precedente
governo sono stati rimossi, e il nuovo premier ha promesso di
affrontare tutti i principali problemi della Guinea”. E'
moderatamente fiducioso Ibrahima Nouhou Baldé, giornalista del
quotidiano
L'Observateur, contattato da
PeaceReporter.
Ieri sera, il presidente Lansana Conte ha nominato un nuovo governo,
mantenendo la promessa fatta a sindacati e opposizione più di
un mese fa. La Guinea può voltare pagina, dopo gli
scontri
che, tra gennaio e febbraio, avevano provocato più di 120
morti.
Premier. Il
nuovo governo, presieduto dal premier “di consenso” Lansana
Kouyaté, è formato da tecnici ed economisti che avranno
il difficile compito di far ripartire il Paese, vittima di una crisi
economica senza precedenti e messo ulteriormente in difficoltà
dallo sciopero generale, proclamato a febbraio
per chiedere le
dimissioni del presidente Conte. Il nuovo esecutivo, il cui capo è
un diplomatico di professione, secondo Baldé “ha promesso di
porre fine al malgoverno e di restaurare l'autorità dello
stato nelle province”. Un compito non facile visto che, se nella
capitale Conakry la gente non se la passa bene, in provincia la
situazione è anche peggiore: lunedì scorso, 3000
studenti dell'università di Labe, 600 km a nordest di Conakry,
sono scesi in piazza per protestare contro le carenze della pubblica
istruzione e hanno promesso di rimanere mobilitati finché le
loro richieste non verranno esaudite.
Studenti. Le
proteste degli studenti sono condivise da D. N., una giovane di
Conakry impiegata come contabile, secondo cui “la nomina del nuovo esecutivo è
positiva, ma ora lo stato deve impegnarsi a fornire i servizi primari
quali acqua, elettricità ed istruzione. Pensi che ieri sera
non sono neanche riuscita a sentire il messaggio del nuovo premier
perché in casa è saltata la luce”.
Far ripartire
l'economia non sarà facile: l'inflazione è alle stelle,
nonostante il franco guineano abbia riguadagnato qualche punto su
dollaro e euro. L'estrazione di bauxite, prima fonte di reddito del
Paese, è ripresa ma risente della mancanza dei servizi di
base, così come tutte le altre attività produttive. “I
mercati hanno riaperto, la gente è tornata a comprare, ma in
generale l'economia è paralizzata” conferma Baldé. Se
non altro, ora la Guinea ha al vertice gli uomini giusti per
affrontare il problema.
Economia. La
fine della tempesta non significa comunque che il presidente Conte
possa dormire sonni tranquilli: al potere dal 1984 grazie a un colpo
di stato, l'ex-militare non è amato dalla popolazione, che lo
giudica il principale responsabile della crisi. “Conte è
alla base di tutto – conferma Baldé – e c'è
ancora tanta gente che ne chiede le dimissioni e che sta preparando
nuove manifestazioni”. “E' veramente un peccato che il nostro
Paese sia così malgestito – conclude amareggiata D. –
nonostante tutte le sue ricchezze naturali. Se le cose andassero per
il verso giusto, non avremmo nulla da invidiare né agli altri
Paesi africani né all'Europa”.