04/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella diagnosi e terapia della tubercolosi, i prossimi mesi e anni potrebbero portare novità importanti
Pochi giorni fa la giornata mondiale dedicata alla tubercolosi (Tb) ha acceso i riflettori su questa malattia, che nel solo 2005 ha ucciso 1,6 milioni di persone, soprattutto nel continente africano, anche se il maggior numero di nuovi casi è nel Sudest dell’Asia, con un terzo del totale mondiale. Sebbene le cifre siano ancora alte e l’insorgenza di forme sempre più resistenti al trattamento preoccupi gli esperti, qualche buona notizia c’è.

Case sperdute in Etiopia. Copyright - Who/ P. VirotSi ferma la salita. Secondo quanto riportato quest’anno dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per la prima volta da quando nel 1993 la Tb era stata dichiarata un’emergenza di sanità pubblica, l’epidemia sembra avere avuto una battuta di arresto. “L’incidenza (il numero di nuovi casi di malattia all’anno, ndr) per 100mila persone si è ridotta, cosa mai avvenuta in passato, perché la Tb e la popolazione aumentavano in parallelo”, spiega Mario Raviglione, direttore del programma Stop Tb dell’Oms. “L’aumento della popolazione continua, mentre quello della Tb ha rallentato. Se questa tendenza continuerà vuol dire che i programmi di controllo stanno funzionando, riescono a contenere l’aumento che c’è stato negli ultimi 20 anni”. La buona notizia sul numero di nuovi casi riguarda non solo zone come il Sudamerica e l’Asia, nelle quali erano stati fatti bilanci positivi già lo scorso anno, ma anche l’Africa e l’Europa dell’Est, seppure con la preoccupazione legata all’insorgenza di forme di Tb altamente resistente alle terapie (XDR-TB).

Preparazione di una terapia. Copyright - Who/P. VirotDal Nord al Sud. Speranze vengono anche dal versante diagnosi e terapia: “Sicuramente non siamo nella situazione di 5 anni fa, quando praticamente non c’era quasi nulla” conferma Raviglione. “Nel caso della diagnostica, è in fase avanzata di esplorazione il trasferimento anche a Sud del mondo di un metodo liquido di coltura dei micobatteri responsabili della Tb che permette la diagnosi in circa 15 giorni, rispetto al mese e mezzo, due mesi richiesti dalla coltura normale. Questo strumento in America e in Europa è ormai disponibile da sei-sette anni e si sta cercando di renderlo disponibile anche nei Paesi poveri. In Sudafrica c’è già, sono di qualche settimana fa accordi con il Leshoto e lo si vorrebbe introdurre in Mozambico, Swaziland e negli altri paesi limitrofi in cui vi è è il rischio di forme altamente resistenti ai farmaci, per le quali la diagnosi rapida è importante”. Sono poi in fase avanzata lo studio di altri strumenti di diagnosi, che permetteranno di sapere, nell’arco di uno-due giorni, se si hanno di fronte forme di Tb resistenti a comuni trattamenti.

Donna vicino a una baracca in Africa. Copyright - Who/P. VirotTempi più lunghi per i farmaci. Manca più tempo invece per l’arrivo di nuovi farmaci: “Verosimilmente, verso la fine del 2008 vi saranno i primi studi su due nuovi antibiotici di una classe già nota, utili per le forme di Tb semplici e multiresistenti (MDR), ma non per quelle con resistenza estrema ai farmaci (XDR)”, conclude Raviglione. “Vi sono infine ricerche su farmaci completamente nuovi, ma non disponibili prima di 4 o 5 anni, che non solo potranno accorciare ulteriormente il trattamento, ma potranno essere usati nei pazienti con resistenza, anche estrema (XDR) ai farmaci noti”.

 

Valeria Confalonieri

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