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Si ferma la salita. Secondo quanto riportato quest’anno
dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per la prima volta da
quando nel 1993 la Tb era stata dichiarata un’emergenza di sanità
pubblica, l’epidemia sembra avere avuto una battuta di arresto.
“L’incidenza (il numero di nuovi casi di malattia all’anno, ndr) per
100mila persone si è ridotta, cosa mai avvenuta in passato, perché la
Tb e la popolazione aumentavano in parallelo”, spiega Mario Raviglione,
direttore del programma Stop Tb dell’Oms. “L’aumento della popolazione
continua, mentre quello della Tb ha rallentato. Se questa tendenza
continuerà vuol dire che i programmi di controllo stanno funzionando,
riescono a contenere l’aumento che c’è stato negli ultimi 20 anni”. La
buona notizia sul numero di nuovi casi riguarda non solo zone come il
Sudamerica e l’Asia, nelle quali erano stati fatti bilanci positivi già
lo scorso anno, ma anche l’Africa e l’Europa dell’Est, seppure con la
preoccupazione legata all’insorgenza di forme di Tb altamente
resistente alle terapie (XDR-TB).
Dal Nord al Sud. Speranze vengono anche dal versante diagnosi e
terapia: “Sicuramente non siamo nella situazione di 5 anni fa, quando
praticamente non c’era quasi nulla” conferma Raviglione. “Nel caso
della diagnostica, è in fase avanzata di esplorazione il trasferimento
anche a Sud del mondo di un metodo liquido di coltura dei micobatteri
responsabili della Tb che permette la diagnosi in circa 15 giorni,
rispetto al mese e mezzo, due mesi richiesti dalla coltura normale.
Questo strumento in America e in Europa è ormai disponibile da
sei-sette anni e si sta cercando di renderlo disponibile anche nei
Paesi poveri. In Sudafrica c’è già, sono di qualche settimana fa
accordi con il Leshoto e lo si vorrebbe introdurre in Mozambico,
Swaziland e negli altri paesi limitrofi in cui vi è è il rischio di
forme altamente resistenti ai farmaci, per le quali la diagnosi rapida
è importante”. Sono poi in fase avanzata lo studio di altri strumenti di
diagnosi, che permetteranno di sapere, nell’arco di uno-due giorni, se
si hanno di fronte forme di Tb resistenti a comuni trattamenti.
Tempi più lunghi per i farmaci. Manca più tempo invece per l’arrivo di
nuovi farmaci: “Verosimilmente, verso la fine del 2008 vi saranno i
primi studi su due nuovi antibiotici di una classe già nota, utili per
le forme di Tb semplici e multiresistenti (MDR), ma non per quelle con
resistenza estrema ai farmaci (XDR)”, conclude Raviglione. “Vi sono
infine ricerche su farmaci completamente nuovi, ma non disponibili
prima di 4 o 5 anni, che non solo potranno accorciare ulteriormente il
trattamento, ma potranno essere usati nei pazienti con resistenza,
anche estrema (XDR) ai farmaci noti”.
Valeria Confalonieri
Parole chiave: salute, tubercolosi, diagnosi, terapia, Organizzazione mondiale della sanità