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Homesh. Gli organizzatori sono i
coloni del Yesha Rabbis, considerati 'falchi' all'interno del più
ampio movimento dei coloni. Le forze di sicurezza israeliane avevano
chiuso alle auto la strada che porta ai resti di Homesh, così
i coloni hanno deciso di raggiungerla a piedi, percorrendo i cinque
chilometri che la separano da un altro insediamento, Shave Shomron.
Tra i due ci sono alcuni villaggi palestinesi, così la polizia
ha dovuto cambiare il proprio compito: non più impedire
l'arrivo dei coloni, ma proteggerli lungo la strada. C'erano almeno
mille agenti di polizia a pattugliare la strada, mentre centinaia di
coloni marciavano portando con sé zaini, tende, provviste e
diversi bambini. L'organizzazione
israeliana per i diritti umani, Gush
Shalom, accusa il governo di aver capitolato di fronte alle minacce
della destra, consentendo ai coloni di raggiungere l'insediamento: “I
coloni hanno minacciato di picchiare i soldati che avessero
impedito loro di raggiungere Homesh”, spiega Gush Shalom in un
comunicato. Homesh si trova in Samaria, una zona dei Territori
Occupati che, secondo diversi rabbini, corrisponde alla terra
promessa agli ebrei nella bibbia.
Visita di un giorno. Appena
giunti a Homesh, i coloni hanno eretto la bandiera israeliana sulla
cisterna dell'acqua, l'unica struttura rimasta in piedi dopo il
disimpegno, e piantato tende da campeggio tutto attorno. “Siamo qui per
restare” ha detto uno degli organizzatori. “Se ci evacuano con la
forza torneremo di nuovo”. Mentre i coloni marciavano, il primo
ministro israeliano Olmert incontrava il segretario delle Nazioni
Unite, Ban ki Moon, al quale garantiva che i coloni non si
sarebbero fermati per la notte. Cosa che invece è accaduta.
“C'è un accordo, sarà solo una visita di un giorno”
spiegava Olmert al segretario dell'Onu. “Decideremo questa notte,
dopo aver valutato la situazione, se lasciarli rimanere e per quanto”
spiegava invece, lunedì sera, un ufficiale dell'esercito
israeliano. Lunedì, dopo il tramonto, a Homesh c'erano ancora
tra le 2 e le 4 mila persone. L'esercito non ha consentito alla gente
di portare provviste e si aspetta che i coloni se ne vadano da soli,
per la mancanza di cibo o per il freddo. Diverse volte in passato,
però, ai coloni è bastato istituire un avamposto e poi
inscenare proteste per ottenere dal governo provviste, acqua,
elettricità e quant'altro. Per rimanere qualche tempo in più
nell'area martedì si è celebrato anche un rito di
circoncisione: protagonista, il figlio di un colono ucciso in un
attacco palestinese. Naoki Tomasini