28/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Alcune centinaia di coloni ri-occupano un insediamento in Cisgiordania
Lunedì alcune centinaia di coloni israeliani sono tornati, con la protezione dell'esercito, in un insediamento sgomberato nell'agosto del 2005. La colonia è quella di Homesh, una delle quattro che vennero evacuate dalla Cisgiordania nel quadro del piano Sharon, che portò al disimpegno dalle 21 colonie della Striscia di Gaza.

Homesh. Gli organizzatori sono i coloni del Yesha Rabbis, considerati 'falchi' all'interno del più ampio movimento dei coloni. Le forze di sicurezza israeliane avevano chiuso alle auto la strada che porta ai resti di Homesh, così i coloni hanno deciso di raggiungerla a piedi, percorrendo i cinque chilometri che la separano da un altro insediamento, Shave Shomron. Tra i due ci sono alcuni villaggi palestinesi, così la polizia ha dovuto cambiare il proprio compito: non più impedire l'arrivo dei coloni, ma proteggerli lungo la strada. C'erano almeno mille agenti di polizia a pattugliare la strada, mentre centinaia di coloni marciavano portando con sé zaini, tende, provviste e diversi bambini. L'organizzazione israeliana per i diritti umani, Gush Shalom, accusa il governo di aver capitolato di fronte alle minacce della destra, consentendo ai coloni di raggiungere l'insediamento: “I coloni hanno minacciato di picchiare i soldati che avessero impedito loro di raggiungere Homesh”, spiega Gush Shalom in un comunicato. Homesh si trova in Samaria, una zona dei Territori Occupati che, secondo diversi rabbini, corrisponde alla terra promessa agli ebrei nella bibbia.

Visita di un giorno. Appena giunti a Homesh, i coloni hanno eretto la bandiera israeliana sulla cisterna dell'acqua, l'unica struttura rimasta in piedi dopo il disimpegno, e piantato tende da campeggio tutto attorno. “Siamo qui per restare” ha detto uno degli organizzatori. “Se ci evacuano con la forza torneremo di nuovo”. Mentre i coloni marciavano, il primo ministro israeliano Olmert incontrava il segretario delle Nazioni Unite, Ban ki Moon, al quale garantiva che i coloni non si sarebbero fermati per la notte. Cosa che invece è accaduta. “C'è un accordo, sarà solo una visita di un giorno” spiegava Olmert al segretario dell'Onu. “Decideremo questa notte, dopo aver valutato la situazione, se lasciarli rimanere e per quanto” spiegava invece, lunedì sera, un ufficiale dell'esercito israeliano. Lunedì, dopo il tramonto, a Homesh c'erano ancora tra le 2 e le 4 mila persone. L'esercito non ha consentito alla gente di portare provviste e si aspetta che i coloni se ne vadano da soli, per la mancanza di cibo o per il freddo. Diverse volte in passato, però, ai coloni è bastato istituire un avamposto e poi inscenare proteste per ottenere dal governo provviste, acqua, elettricità e quant'altro. Per rimanere qualche tempo in più nell'area martedì si è celebrato anche un rito di circoncisione: protagonista, il figlio di un colono ucciso in un attacco palestinese.

Road Map? La sconfitta contro Hezbollah in Libano ha costretto Olmert a ritrattare il suo progetto di continuare il disimpegno di Sharon, anche in Cisgiordania. La popolarità del premier però è ai minimi, e i coloni ne stanno approfittando per sfidarne l'autorità. Secondo la road map, l'ultimo accordo internazionale per la pace in Medio Oriente, Israele ha il dovere di bloccare la crescita degli insediamenti nei Territori Occupati. L'organizzazione israeliana per i diritti umani Peace Now sostiene però che, al momento, il governo sta costruendo più di tremila abitazioni in Cisgiordania.

Naoki Tomasini

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