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Tregua. Venerdì
scorso, dopo la carneficina
che nei giorni precedenti aveva fatto
almeno venti morti in città, il clan Hawiye (che controlla la città dal
1991, dopo aver rovesciato l'allora presidente Mohammed Siad Barre)
aveva raggiunto un accordo con i militari etiopi per un
cessate-il-fuoco che
ha sostanzialmente retto fino a stamane nonostante, nella notte tra
lunedì e martedì,
fossero stati organizzati due falliti attacchi suicidi contro le forze
etiopi, presenti in città dallo scorso dicembre e protagoniste della
vittoria sulle Corti islamiche. “La gente continua a scappare dalla città –
continua il giornalista –
Via terra, visto che l'aeroporto non è più aperto ai civili dallo
scorso fine settimana”. Il maggiore problema sembra essere il mancato
riconoscimento tra governo somalo e Hawiye. “Il governo non ha
riconosciuto la tregua, perché è stato tagliato fuori dalle trattative
– rivela il nostro interlocutore – mentre gli Hawiye sanno che il
governo somalo si regge solo grazie ai militari etiopi. Così hanno
preferito trattare direttamente con loro”.
Ripresa. I
rapporti si erano deteriorati lo scorso mese, quando le autorità
avevano avviato il (fallito) programma di disarmo delle milizie, che i
membri del clan avevano interpretato come una mossa diretta
esclusivamente contro di loro. Negli ultimi giorni
le parti sembravano essersi riavvicinate grazie all'opera di membri influenti
della società civile che
stavano organizzando un incontro tra esponenti del governo e del
clan, il quale come gesto di buona volontà nei giorni scorsi aveva liberato 18
soldati catturati durante gli scontri.
Oggi, invece, il governo ha annunciato il lancio di un'operazione anti-miliziani
della durata di tre giorni.
Matteo Fagotto