Approvato il referendum costituzionale, una riforma per stringere le redini del potere
Scritto per noi da
Alessia de Luca Tupputi
E’ passato con il 75,9 per cento dei voti a favore
il referendum sulla riforma costituzionale, approvata dal Parlamento
egiziano appena una settimana fa. Lo ha annunciato stamattina, dati
alla mano, il ministro della Giustizia Mamdouh Marei, in diretta tv
nazionale.
Seggi vuoti e presunti brogli, tuttavia, denunciati dalle
organizzazioni per i diritti umani, hanno caratterizzato il giorno del
voto, anticipato dalle manifestazioni dei partiti di opposizione che
avevano invitato al boicottaggio.

Sugli emendamenti, che contemplano 34 articoli, il Partito Nazionale
Democratico (Pnd) di maggioranza non ha lasciato spazio a modifiche,
costringendo l’Assemblea ad una seduta-fiume conclusasi lunedì scorso
con l’approvazione del pacchetto, e abbreviando i tempi del referendum,
previsto in un primo momento il 4 aprile e anticipato con un editto
presidenziale al 26 marzo.
Riguardo l’affluenza al voto i dati sono contrastanti. Nove milioni e
mezzo, il 27 per cento degli aventi diritto, è la cifra fornita dal
ministero di Giustizia egiziano, contestata dalle Organizzazioni non
governative che parlano di uno scarso 5 per cento dei partecipanti e
denunciano brogli nelle votazioni e nei conteggi.

Ma le contestazioni dell’opposizione e della società civile non hanno
atteso il risultato delle urne. Le tensioni erano già state alimentate
dai contenuti della riforma, definita dall’opposizione “un colpo di
Stato” e uno schiaffo al processo di democratizzazione auspicato dal
presidente Hosni Mubarak nel corso della campagna elettorale del
settembre 2005.
La frustrazione dei contestatori, e in primo luogo della confraternita
bandita dei Fratelli Musulmani, considerata il vero bersaglio della
manovra, si concentra in particolare su alcuni articoli, come il 62, ad
esempio, modificato in modo da garantire la rappresentanza dei partiti
politici e delle donne nel Parlamento. L’allusione ai partiti politici
– lamenta la fratellanza, che conta 88 deputati formalmente
indipendenti – limiterebbe le possibilità dei candidati indipendenti,
che si vedrebbero costretti ad allearsi a dei partiti per potersi
presentare alle elezioni.

E’ nella stessa direzione, inoltre, che sembra inserirsi l’emendamento
all’articolo 5 della costituzione, che vieta la formazione di partiti
su base confessionale.
Ma ad inquietare tutti, dai gruppi islamisti ai partiti
dell’opposizione laica e di sinistra, sono soprattutto gli articoli 88
e 179 relativi alla supervisione sulle elezioni, alla lotta al
terrorismo e alla durata del mandato presidenziale.
L’emendamento all’articolo 88 affida la supervisione elettorale ad un
alto comitato indipendente, annullando il sistema di controllo da parte
della magistratura, fino ad oggi garante della correttezza delle
operazioni di voto, ed è stato bollato dai partiti dell’opposizione
come un “mezzo per garantire al Pnd il controllo totale sulle urne”.

Mentre attraverso l’emendamento all’articolo 179, i più temono che si
legalizzi la violazione alle libertà individuali, sottoforma di lotta
al terrorismo. L’articolo infatti dà al presidente della Repubblica il
potere di deferire i cittadini accusati di “atti criminali o
terroristici” alle corti marziali, oltre a prevedere, per legge, la
violazione delle libertà personali e della sfera privata.
Alle durissime critiche sollevate da Amesty International, che ha
definito la riforma, “la più grande erosione dei diritti umani in 26
anni”, si sono affiancate le manifestazioni di piazza tenutesi nei
giorni che hanno preceduto il voto, e disperse con la forza da
centinaia di poliziotti in assetto antisommossa.
Il bilancio, secondo gli organizzatori, è stato di decine di
dimostranti arrestati. Quanto basta per scoraggiare grandi
mobilitazioni nel giorno delle votazioni, che si sono svolte senza
impedimenti. A lanciare un ultimo guanto di sfida al governo, però, ci
hanno pensato i giudici, che a poche ore dall’annuncio dei risultati
hanno dichiarato ufficialmente di “lavarsene le mani dei risultati del
referendum”, aggiungendo che si rifiutano di essere “la foglia di fico
per coprire atti vergognosi”.