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Urne. Come
al primo turno, le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo:
gli osservatori nazionali ed internazionali che hanno monitorato lo
svolgimento delle consultazioni hanno dato la luce verde, definendo
il voto “libero e trasparente”, senza neanche gli sporadici
incidenti registrati al primo turno. Abdallahi, arrivato dietro al
suo rivale al primo turno, ha però ottenuto l'appoggio del
terzo classificato, Zeine Ould Zeidane , superando così il
rivale in ben 11 distretti su 13. Uniche eccezioni, la regione di
Trarza e la capitale . L'afflusso alle urne, del 70
percento al primo turno, è sceso al 67, presumibilmente perché
alcuni elettori hanno preferito astenersi piuttosto che seguire le
indicazioni di voto dei candidati sconfitti. Ma Thiérno
Cissé, un residente della capitale contattato da
PeaceReporter, la pensa diversamente. “La gente non è
andata a votare perché non ha fiducia nel cambiamento: gli
uomini sono diversi, ma il sistema è rimasto quello di prima”.
Democrazia. A
prescindere dall'ordinato svolgimento delle elezioni, non tutti sono
soddisfatti dell'esito. “Diciamo che abbiamo cambiato semplicemente
i vertici dello stato – continua Cissé, residente nella
capitale – per il resto, c'era poca scelta: l'opposizione si è
presentata divisa, e i due candidati al ballottaggio hanno
praticamente lo stesso programma, la stessa età è lo
stesso pedigree, visto che entrambi avevano servito nelle
amministrazioni precedenti. Inoltre, l'opposizione è caduta
nella trappola di Abdallahi: dividersi accettando chi un posto da
ministro e chi altre promesse. Come succedeva ai tempi di Taya”.
Anche per quanto riguarda l'instaurazione della democrazia il nostro
interlocutore rimane scettico. “La democrazia non è una
questione di oggi né di domani. Ma ci sono stati dei
miglioramenti, questo è sicuro”. Tanto per ricordare come,
per la Mauritania, il difficile venga solo adesso. Matteo Fagotto
Parole chiave: mauritania, elezioni, abdallahi, taya, golpe, ballottaggio, presidenziali