27/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



E' Abdallahi il nuovo presidente, dopo 29 anni la democrazia torna nel Paese
E' Sidi Ould Cheikh Abdallahi il nuovo presidente della Mauritania: con il 52,85 percento dei voti, Abdallahi ha superato al ballottaggio di domenica Ahmed Ould Daddah, figura storica dell'opposizione mauritana, il quale ha ottenuto poco più del 47 percento delle preferenze. Ma la notizia più significativa è che, dopo 29 anni di dittature mascherate e colpi di stato, la Mauritania può finalmente riassaporare un pizzico di democrazia.

Operazioni di spoglio a NouakchottUrne. Come al primo turno, le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo: gli osservatori nazionali ed internazionali che hanno monitorato lo svolgimento delle consultazioni hanno dato la luce verde, definendo il voto “libero e trasparente”, senza neanche gli sporadici incidenti registrati al primo turno. Abdallahi, arrivato dietro al suo rivale al primo turno, ha però ottenuto l'appoggio del terzo classificato, Zeine Ould Zeidane , superando così il rivale in ben 11 distretti su 13. Uniche eccezioni, la regione di Trarza e la capitale . L'afflusso alle urne, del 70 percento al primo turno, è sceso al 67, presumibilmente perché alcuni elettori hanno preferito astenersi piuttosto che seguire le indicazioni di voto dei candidati sconfitti. Ma Thiérno Cissé, un residente della capitale contattato da PeaceReporter, la pensa diversamente. “La gente non è andata a votare perché non ha fiducia nel cambiamento: gli uomini sono diversi, ma il sistema è rimasto quello di prima”.

Abdallahi. Ex-economista e più volte ministro sotto le presidenze di Moktar Ould Daddah e Maaouiya Ould Taya, Abdallahi rappresenta la continuità con il passato, a cui la popolazione ha voluto dare fiducia votando un uomo che per molti anni è stato vicino a Taya, il presidente rovesciato nell'agosto 2005 dalla giunta militare che ha tenuto il potere fino a oggi. Non è un segreto che Abdallahi avesse anche l'appoggio dei militari al potere, che formalmente hanno preferito non gettarsi nella bagarre elettorale ma hanno fatto discretamente capire su quale delle due personalità cadessero le loro preferenze. “Tutti sanno perfettamente che la giunta non lascerà governare un novizio della presidenza – continua Cissè – I militari sono usciti dalla porta solo per rientrare dalla finestra”. Ora, per il nuovo presidente viene il difficile: far mettere radici alla democrazia in un Paese dove solo ieri, per la prima volta nella sua storia, c'è stato un avvicendamento democratico attraverso le urne, e far decollare l'economia, anche grazie all'aiuto del petrolio da poco scoperto. Senza dimenticare il problema della schiavitù, che entrami i candidati si erano impegnati a combattere alla vigilia del ballottaggio.

Abdallahi (al centro) festeggia la vittoriaDemocrazia. A prescindere dall'ordinato svolgimento delle elezioni, non tutti sono soddisfatti dell'esito. “Diciamo che abbiamo cambiato semplicemente i vertici dello stato – continua Cissé, residente nella capitale – per il resto, c'era poca scelta: l'opposizione si è presentata divisa, e i due candidati al ballottaggio hanno praticamente lo stesso programma, la stessa età è lo stesso pedigree, visto che entrambi avevano servito nelle amministrazioni precedenti. Inoltre, l'opposizione è caduta nella trappola di Abdallahi: dividersi accettando chi un posto da ministro e chi altre promesse. Come succedeva ai tempi di Taya”. Anche per quanto riguarda l'instaurazione della democrazia il nostro interlocutore rimane scettico. “La democrazia non è una questione di oggi né di domani. Ma ci sono stati dei miglioramenti, questo è sicuro”. Tanto per ricordare come, per la Mauritania, il difficile venga solo adesso. 

Matteo Fagotto

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