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“La vita nelle favelas è
sempre la stessa, ora come dieci anni fa. E' una vita dura di
violenza, disoccupazione, disgregamento familiare, traffico di droga,
prostituzione, analfabetismo. Cambiano i personaggi, ma la storia
resta la stessa”. Nega Gizza è una cantante rap nata e
cresciuta a Ciudad de Dios, la favela di Rio de Janeiro immortalata
dalla pellicola di Fernando Meirelles e Katia Lundi. Grazie al suo
amore per la musica, è riuscita a riscattarsi da un futuro
segnato da una realtà di miseria e sopraffazione, e adesso può
dedicarsi alle miserie di quei quartieri malfamati, cercando di dare
un'opportunità anche ad altri. Assieme all'associazione
Central Unica de Favelas organizza corsi di hip pop, graffiti, street
ball per dare ai ragazzi un'alternativa alle armi e al narcotraffico.
“Gli anni passano e tutto resta immutato – racconta – e questo
avvolte mi fa perdere d'animo. Poi mi rimetto a lavorare, lotto e
quando vedo anche il più piccolo dei cambiamenti riprendo
vigore”.
Niente è semplice. Il
numero dei morti ammazzati per le strade senza asfalto delle favelas
di Rio continua a lievitare: 519 dal primo febbraio, 141 solo negli
ultimi dieci giorni, a cui si sommano 286 feriti. Una carneficina. Il
problema è sempre lo stesso: orde di narcotrafficanti si
scontrano con pattuglie di polizia a colpi di arma da fuoco. Veri e
propri duelli fra le baracche coinvolgono indistintamente ogni
abitante di questi quartieri dimenticati da dio. A farne le spese
sono spesso i semplici passanti, estranei alle ragioni di quelle
sparatorie. A complicare i duelli si insinuano, poi, i paramilitari,
bande di vigilanti che tentano di strappare il controllo dei
quartieri ai narcos a suon di pallottole.
Meglio tardi che
mai. Ad aver dichiarato guerra alla violenza carioca è
stato il presidente Luiz Inacio Lula da Silva. Dopo che alcuni
autorevoli sondaggi hanno stabilito che i brasiliani vedono in questa
escalation di morte il problema più grave del paese, tanto da
minare la sua stessa credibilità , il presidente operaio ha
deciso di reagire drasticamente: destinerà l'equivalente di
340 milioni di euro nella ristrutturazione delle oltre 600 favelas
della capitale carioca, in quella che è stata definita una
vera e propria rivoluzione. Si tratta di un ambizioso piano
urbanistico che partirà da Rio per poi estendersi in molte
altre zone del Brasile. Le casupole degli slums saranno pitturate,
dotate di pannelli per l'energia solare e di piante che facciano
ombra. Le strade, adesso sentieri impraticabili quando piove, saranno
asfaltate e ogni quartiere sarà dotata di un commissariato di
polizia, di un centro di primo soccorso e di un centro culturale. Ma
per riuscirci, per far sì che questo mega-progetto non sia
boicottato dalla corruzione che regna sovrana, il governo ha bisogno
del supporto della gente che lavora in quelle favelas e che possano
da dentro aiutare a far sì che questi cambiamenti siano ben
recepiti e sostenuti dai cittadini, ormai disillusi delle tante,
troppe promesse arrivate da Brasilia e mai mantenute. Almeno finora.Stella Spinelli
Parole chiave: brasile, favelas, rio de janeiro, luiz inacio lula da silva, stella spinelli