26/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli scontri tra esercito e guardia di Bemba mettono in crisi il futuro del Paese
Almeno 150 morti (ma stando all'ambasciatore tedesco a Kinshasa le vittime potrebbero essere 600), un numero imprecisato di feriti e l'intero processo politico del dopoguerra rimesso in discussione. Gli scontri che, da giovedì scorso, hanno opposto l'esercito agli uomini dell'ex-vicepresidente ed ex-ribelle Jean-Pierre Bemba rischiano di destabilizzare il gigante Congo, uscito da una guerra che in cinque anni ha provocato 4 milioni di morti. L'opinione di Jason Stearns, analista esperto di Africa centrale dell'International Crisis Group.

Sangue per le strade di KinshasaScontri. I combattimenti esplosi nella capitale Kinshasa giovedì, provocati dal rifiuto delle centinaia di uomini della guardia personale di Bemba di consegnare le armi, come chiesto dall'esercito la settimana prima, hanno avuto un effetto dirompente nel panorama politico congolese: Bemba, uscito sconfitto dal ballottaggio presidenziale dello scorso ottobre, si è rifugiato nell'ambasciata sudafricana, braccato da un mandato di cattura per alto tradimento emesso dalla giustizia congolese. I suoi uomini, usciti sconfitti dal confronto con le Forze Armate, si sono in buona parte arresi volontariamente. Ma quella del presidente Joseph Kabila potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro: isolato nella capitale Kinshasa, dove la maggioranza della popolazione sostiene Bemba, così come in tutto l'ovest del Paese, Kabila potrebbe dover affrontare la rabbia della popolazione, già ai ferri corti con il nuovo esecutivo a pochi mesi dal suo insediamento.

Divisioni. “L'opposizione è debole e marginalizzata, in Parlamento e nelle amministrazioni provinciali non ha praticamente alcun potere nonostante Bemba al ballottaggio abbia ottenuto il 42 percento delle preferenze – dichiara Stearns a PeaceReporter – L'isolamento di Bemba potrebbe incoraggiare i suoi sostenitori, che non si sentono rappresentati dalla nuova amministrazione, a scendere per le strade. Anche perché, se Bemba dovesse essere arrestato, difficilmente un altro leader del suo peso potrebbe raccoglierne l'eredità”. L'attuale quadro politico congolese rispecchia un sistema ben poco democratico, con poche garanzie per chi esce sconfitto dalle urne. Il fatto che Kabila e Bemba non siano riusciti ad accordarsi sulla questione del disarmo (secondo la nuova Costituzione, Bemba ha diritto solo a 15 guardie armate) lo dimostra. “Il governo ha formalmente ragione, ma la situazione attuale deriva dal fatto che, a fine transizione, sulla questione del disarmo non si è trovato un accordo soddisfacente tra le parti – continua Sterns – accordo che sarebbe comunque stato possibile raggiungere anche prima di giovedì scorso. Il problema è che la questione è stata manipolata dai falchi di entrambi gli schieramenti, decisi a farla finita con gli avversari politici”.

Kabila e, a destra, BembaFuturo. Gli incidenti lasciano una pesante ipoteca sul futuro del Congo, uscito da poco da una devastante guerra e le cui regioni orientali sono ancora infestate da gruppi armati che ne minano la stabilità. Secondo Stearns, però, “non è realistico pensare a una ripresa del conflitto. La guerra in Congo è stata finanziata per anni da attori stranieri, comprese le nazioni confinanti. Uno scenario del genere al momento non è riproponibile, anche se non è da escludere l'organizzazione di un colpo di stato contro Kabila”. Peccato che il Congo, ridotto senza infrastrutture, con un'economia al collasso e con un processo democratico avviato solo da pochi mesi, abbia bisogno di ben altro per risollevarsi.

Matteo Fagotto

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