26/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il primo raid aereo delle Tigri Tamil, contro una base militare a pochi chilometri dalla capitale
E' guerra aperta in Sri Lanka. Nella notte tra domenica e lunedì i combattenti delle Tigri Tamil hanno attaccato con un raid areo - il primo - la base dell'esercito cingalese di Katunayake, vicino all'aereoporto internazionale di Colombo, uccidendo almeno tre soldati.
 
i piloti della Tamil Air Force prima dell'attacco, dal sito tamilnet.comDomenica, poco dopo la mezzanotte in Sri Lanka, due bombe della Tamileelam Air Force sono cadute sulla zona della base che ospita i caccia e i bombardieri dell'esercito di Colombo. “Un modo per difendere la popolazione Tamil dai bombardamenti del governo”, si legge nella nota di rivendicazione dell'attacco. E' ancora provvisorio il bilancio dell'azione, che di sicuro ha ucciso tre soldati, ne ha feriti almeno sedici e ha scatenato il panico anche nel vicino aereoporto civile, che è stato temporaneamente chiuso. E' un'inedita azione di guerra che vede protagonista la Tamileelam Air Force, la flotta aerea dell'Ltte, che l'ha rivendicata diffondendo ai media, per la prima volta, le foto degli aerei e dei piloti. In uno scatto di vedono due piloti delle Tigri Tamil, seduti al posti di combattimento, rivolgersi all'obbiettivo levando le dita in segno di vittoria. Le facce sono rese irriconoscibili dai pixel, che non cancellano però i sorrisi orgogliosi. In un'altra foto è il leader militare delle Tigri, Velupillai Prabhakaran, a sorridere circondato dai suoi uomini in divisa mimetica azzurra. Non è la prima volta che la base di Katunayake finisce nel mirino dell'Ltte: nel 2001 metà della flotta aerea di Colombo rimase distrutta e diciotto persone vennero uccise in un attacco suicida, con esplosivi e lanciarazzi. Ma è la prima volta che l'Ltte dà prova della sua forza con un attacco aereo e, avvisano i portavoce delle Tigri, “non sarà l'ultima”.
 
il leader Velupillai Pirapaharan con i suoi uomini, da Tamilnet.comIntanto la guerra continua in tutto il Paese. Nella zona orientale dell'isola, nel distretto di Batticaloa, più di centomila persone hanno dovuto lasciare le loro case per scappare dagli scontri tra Tigri e truppe cingalesi e dai raid aerei dell'esercito di Colombo. L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ha lanciato l'allarme: si rischia la catastrofe umanitaria. E continua lo stillicidio di “sparizioni” di civili che, soprattutto nell'area settentrionale e orientale dello Sri Lanka, vengono poi ritrovati, secondo un macabro copione, assassinati e con evidenti segni di tortura. Il conflitto fra governo cingalese e Tigri Tamil, che chiedono l'indipendenza della parte dell'isola abitata a maggioranza dal gruppo Tamil, si fa sempre più feroce. Dall'inizio del 2007, è costato la vita ad almeno settecento persone. Nell'indifferenza del resto del mondo.

Cecilia Strada

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