26/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gelo diplomatico fra l'Havana e Stoccolma dopo il botta e risposta sulla mancanza di rispetto dei diritti umani a Cuba
 
L'attacco svedese sul mancato rispetto dei diritti umani a Cuba incrina i rapporti fra Stoccolma e L'Havana. “Le critiche a Cuba sono solo ipocrisia”, dice l'ambasciatore cubano a Ginevra, Fernandez Palacios. “E' l'attacco disperato di un regime disperato”, risponde invece il cancelliere svedese Carl Bildt.

Il cancelliere svedese BildtMuro contro Muro. In occasione di una riunione (avvenuta una decina di giorni fa) del Consiglio dei diritti umani di Ginevra il cancelliere svedese Carl Bildt aveva accusato la mancanza del rispetto dei diritti umani a Cuba. “L'Onu ha l'obbligo di vigilare sul rispetto dei diritti umani, soprattutto a Cuba dove sono limitati e noi abbiamo l'obbligo di dirlo. Non si può rispondere con un attacco isterico come ha fatto il rappresentante cubano”.
Non solo. Bildt aveva annunciato che parte della corrispondenza in entrata presso l'ambasciata svedese all'Havana, risultava essere stata aperta più volte, di fatto scatenando la reazione del rappresentante cubano che non si è fatto sfuggire l'occasione per tentare un contrattacco. “A Cuba non si perseguitano gli immigrati e non si cerca di fare nessuna pulizia etnica”, ha detto Palacios, che non ha esitato a rincarare la dose: “Le critiche al governo cubano sono solo ipocrisia”. Ma Palacios ha voluto sottolineare come fra gli argomenti affrontati non fosse spuntato quello relativo all'occupazione e ai comportamenti all'interno della base statunitense di Guantanamo (che si trova in territorio cubano).
 
Un Fidel Castro d'epocaLe reazioni. Di diverso avviso Bildt che ha voluto sottolineare con fierezza come la Svezia sia uno dei paesi europei maggiormente aperti dal punto di vista sociale. In Svezia, infatti, vivono molti cittadini cubani, sfuggiti al regime di Castro, dove “hanno libertà di espressione, cosa negata a Cuba. D'altronde tutto il mondo è a conoscenza del fatto che a Cuba c'è una dittatura, dove non si rispettano i diritti umani”.
E non è il solo, il cancelliere svedese, che nell'ultimo periodo ha accusato Cuba e il suo governo di non dare spazio alla diversità di opinione. Negli ultimi giorni, infatti, diverse manifestazioni si sono svolte nella capitale cubana in favore dei cosiddetti 'dissidenti'. E sono stati ricordati tutti gli scrittori e giornalisti che per reati d'opinione sono stati incarcerati. Come Jorge Olivera Castillo che ha già pronto un visto per gli Usa e al quale viene regolarmente impedito dal 2002 di lasciare l'isola con la sua famiglia. “Sono colpevole soltanto di voler fare il giornalista secondo coscienza – ha detto Castillo – senza sottostare alla ferrea censura ufficiale. Il carcere è il ventre di una rivoluzione che ha preso il nome di socialista, usurpandone principi e ideologie”.
Ma i ricordi sono arrivati anche a Lezama Lima, scomparso nel 1976 e mai amato dalla 'Rivolucion' , e a Reinaldo Arenas che con le sue opere ha sempre cercato di combattere attivamente il castrismo.

Un gruppo di anticastristi a MiamiCasella postale. Non contenti di aver incalzato l'Isla Grande sui diritti umani, gli svedesi, hanno fatto sapere di vole convocare l'ambasciatore cubano a Stoccolma, Jorge Zubiaur, per informarlo degli ultimi avvenimenti da loro scoperti. Pare, secondo quanto dichiarato da Christian Carlsson, portavoce della cancelleria svedese, che varie lettere della corrispondenza diplomatica svedese sarebbero state aperte prima di giungere sulle scrivanie del corpo diplomatico di Stoccolma di stanza all'Havana complicando ulteriormente le relazioni fra i due paesi.
Il portavoce svedese ha aggiunto che resterà in attesa della scuse ufficiali sia per le dichiarazioni di Palacios che per la supposta violazione della corrispondenza diplomatica.
 

Alessandro Grandi

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