Gelo diplomatico fra l'Havana e Stoccolma dopo il botta e risposta sulla mancanza di rispetto dei diritti umani a Cuba
L'attacco svedese sul mancato rispetto dei diritti umani a Cuba incrina i rapporti
fra Stoccolma e L'Havana. “Le critiche a Cuba sono solo ipocrisia”, dice l'ambasciatore
cubano a Ginevra, Fernandez Palacios. “E' l'attacco disperato di un regime disperato”,
risponde invece il cancelliere svedese Carl Bildt.
Muro contro Muro. In occasione di una riunione (avvenuta una decina di giorni fa) del Consiglio
dei diritti umani di Ginevra il cancelliere svedese Carl Bildt aveva accusato la mancanza del rispetto dei
diritti umani a Cuba. “L'Onu ha l'obbligo di vigilare sul rispetto dei diritti
umani, soprattutto a Cuba dove sono limitati e noi abbiamo l'obbligo di dirlo.
Non si può rispondere con un attacco isterico come ha fatto il rappresentante
cubano”.
Non solo. Bildt aveva annunciato che parte della corrispondenza in entrata presso
l'ambasciata svedese all'Havana, risultava essere stata aperta più volte, di fatto
scatenando la reazione del rappresentante cubano che non si è fatto sfuggire l'occasione
per tentare un contrattacco. “A Cuba non si perseguitano gli immigrati e non si
cerca di fare nessuna pulizia etnica”, ha detto Palacios, che non ha esitato a
rincarare la dose: “Le critiche al governo cubano sono solo ipocrisia”. Ma Palacios
ha voluto sottolineare come fra gli argomenti affrontati non fosse spuntato quello
relativo all'occupazione e ai comportamenti all'interno della base statunitense
di Guantanamo (che si trova in territorio cubano).
Le reazioni. Di diverso avviso Bildt che ha voluto sottolineare con fierezza come la Svezia
sia uno dei paesi europei maggiormente aperti dal punto di vista sociale. In Svezia,
infatti, vivono molti cittadini cubani, sfuggiti al regime di Castro, dove “hanno
libertà di espressione, cosa negata a Cuba. D'altronde tutto il mondo è a conoscenza
del fatto che a Cuba c'è una dittatura, dove non si rispettano i diritti umani”.
E non è il solo, il cancelliere svedese, che nell'ultimo periodo ha accusato
Cuba e il suo governo di non dare spazio alla diversità di opinione. Negli ultimi
giorni, infatti, diverse manifestazioni si sono svolte nella capitale cubana in
favore dei cosiddetti 'dissidenti'. E sono stati ricordati tutti gli scrittori
e giornalisti che per reati d'opinione sono stati incarcerati. Come Jorge Olivera
Castillo che ha già pronto un visto per gli Usa e al quale viene regolarmente
impedito dal 2002 di lasciare l'isola con la sua famiglia. “Sono colpevole soltanto
di voler fare il giornalista secondo coscienza – ha detto Castillo – senza sottostare
alla ferrea censura ufficiale. Il carcere è il ventre di una rivoluzione che ha
preso il nome di socialista, usurpandone principi e ideologie”.
Ma i ricordi sono arrivati anche a Lezama Lima, scomparso nel 1976 e mai amato
dalla 'Rivolucion' , e a Reinaldo Arenas che con le sue opere ha sempre cercato
di combattere attivamente il castrismo.
Casella postale. Non contenti di aver incalzato l'Isla Grande sui diritti umani, gli svedesi, hanno fatto sapere di vole convocare l'ambasciatore
cubano a Stoccolma, Jorge Zubiaur, per informarlo degli ultimi avvenimenti da
loro scoperti. Pare, secondo quanto dichiarato da Christian Carlsson, portavoce
della cancelleria svedese, che varie lettere della corrispondenza diplomatica
svedese sarebbero state aperte prima di giungere sulle scrivanie del corpo diplomatico
di Stoccolma di stanza all'Havana complicando ulteriormente le relazioni fra i
due paesi.
Il portavoce svedese ha aggiunto che resterà in attesa della scuse ufficiali
sia per le dichiarazioni di Palacios che per la supposta violazione della corrispondenza
diplomatica.