15/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Una vita per i diritti dei neri nel Sudafrica dell'apartheid

mvumbi lutuli con la sua famigliaMvumbi Alberto John Lutuli  fu il leader di dieci milioni di africani nella campagna non violenta per i diritti civili in Sudafrica. Fu un uomo caritatevole, intollerante dell’odio e irremovibile nelle richieste di uguaglianza e pace. Suo nonno era stato capo della piccola tribù di Groutville, nell'Umvoti Mission Riserve, vicino a Stanger. Il padre era stato missionario cristiano e passò gli ultimi anni della sua vita nelle missioni intorno al Matabele di Rhodesia. Alberto John nacque in Rhodesia probabilmente nel 1898. Era ancora piccolo quando il padre morì, così lui e sua madre tornarono a Groutville. Studiò dapprima alla locale scuola missionaria fino a completare gli studi all'Università di Adams, grazie a una borsa di studio. Per sostenere la madre, rifiutò una borsa di studio all'Università di Fort Hare e accettò un posto di insegnante ad Adams. Nel suo impegno a favore dei diritti umani, rivendicò il diritto a un’istruzione laica per tutti gli africani neri, uguale per qualità a quella dei bambini bianchi. Lutuli era attivo anche nell’impegno cristiano e fece il predicatore laico per molti anni. Nel 1927 sposò un’amica insegnante. Si stabilirono a Groutville dove, nel 1929, nacque il primo dei loro sette figli.

Nel 1933 la maggioranza della tribù gli chiese di diventare il loro capo. Per due anni esitò: era difficile lasciare la professione e la sicurezza finanziaria che ne derivava. Accettò nel 1936 e per diciassette anni si dedicò alle cinquemila persone che componevano la sua tribù. Ricoprì la funzione giudiziaria di magistrato. Esercitò una carica mediatrice ufficiale come rappresentante della propria gente e al tempo stesso del Governo centrale. Svolse il compito tribale di un dignitario che presiede a festività tradizionali e quello esecutivo di un leader che cerca una vita migliore per il suo popolo.

lutuli guida una manifestazione per i diritti dei neri Intanto crescevano le restrizioni razziali imposte sui neri dall’Unione Governativa. Nel 1948 il Partito Nazionalista, alla guida del governo, adottò la politica di totale segregazione razziale, nota come apartheid. Negli anni cinquanta la libertà di movimento degli africani fu circoscritta e ridotta. Il limite della terra che i neri potevano possedere e occupare fu fissato al 12,5 percento, per una popolazione di dodici milioni. Il rimanente 87,5 percento della terra era riservato a meno di tre milioni di bianchi. Nel contempo furono aggiunte costanti limitazioni e divieti per gli africani, sino a ricoprire quasi ogni aspetto della vita. Come capo tribù, Lutuli dovette affrontare direttamente l’impietosa realtà che attribuiva minori diritti e minor terra alla sua gente.

La natura limitata della politica tribale lo indusse a cercare forme più ampie di lotta. Nel 1944 si unì al Congresso Nazionale Africano, ANC, un'organizzazione che, insieme al Congresso Indiano del Sudafrica, riprese negli anni ‘40-‘50 la lotta nonviolenta iniziata da Gandhi alcuni decenni prima. Migliaia di persone, soprattutto donne, disubbidirono alle leggi razziste, boicottarono certi prodotti agricoli e gli autobus in cui vigeva la distinzione razziale. Nel 1945 Lutuli entrò a far parte del Comitato della Divisione Provinciale dell’ANC e nel 1951 fu eletto presidente. L’anno seguente organizzò varie campagne non violente per sfidare le leggi discriminatorie. Il governo lo accusò di conflitto di interessi, chiedendogli di scegliere tra la sua appartenenza all’ANC e il suo ruolo di capo tribù. Lui rifiutò scegliere e fu rimosso dal ruolo di capo tribù nel 1952. Un mese più tardi, fu eletto Presidente Generale dell’ANC. Da allora si buttò anima e corpo nella lotta.

mvumbi lutuli ritira il premio nobel per la pace Il governo cercò di limitare la sua efficacia di leader, bandendolo dai maggiori centri del Sudafrica e da tutte le riunioni pubbliche per due anni. Alla scadenza del bando, Lutuli andò a Johannesburg per organizzare una riunione, ma all'aeroporto gli fu notificato un secondo bando che lo confinava, per altri due anni, entro un raggio di venti miglia dalla sua casa. Nonostante fosse rimasto confinato per quasi tutto il tempo della sua direzione dell’ANC, fu arrestato nel 1956 e accusato di alto tradimento. Tenuto in custodia cautelare per circa un anno, fu rilasciato nel dicembre 1957. Il suo ritorno alla leadership attiva nel 1958 fu subito interrotto dalla imposizione di un terzo bando quinquennale che gli proibiva qualsiasi pubblicazione e lo confinava entro un raggio di quindici miglia dalla sua casa. Il bando fu temporaneamente revocato quando dovette testimoniare al processo per tradimento che terminò nel 1961 con un verdetto di assoluzione dall’accusa di favoreggiamento
comunista e tentato golpe.

Intanto il Governo aveva dichiarato ufficialmente lo stato di emergenza, per cui il Parlamento bandì le organizzazioni d’opposizione. Nel marzo 1960, Lutuli fu nuovamente arrestato per aver pubblicamente bruciato il suo lasciapassare, in solidarietà con una manifestazione indetta dal Congresso Panfricano. Fu multato e condannato a un periodo di detenzione che fu poi interrotto per motivi di salute. Lutuli tornò così all'isolamento di Groutville. Il bando fu di nuovo sospeso nel 1961 per permettergli di assistere alla consegna del Nobel per la Pace a Oslo. Nel 1964, il giorno prima della scadenza del terzo bando, ne fu emanato un quarto, quinquennale, che lo confinava nelle immediate vicinanze della sua abitazione.

Nonostante tutto, Lutuli portò avanti l’impegno politico fino agli ultimi giorni della sua vita. Per la franchezza e la dedizione alla causa dei diritti e della libertà africana, guadagnò stima e rispetto nell’opinione pubblica di tutto il mondo. Malgrado la censura, la sua autobiografia circolò dappertutto e il suo nome apparve nelle petizioni sui diritti umani presentate all'ONU. Le sue qualità gli procurarono naturalmente anche l’odio e la collera dei razzisti. Per quindici anni prima della morte, soffrì di pressione alta. Con l’età, l’udito e la vista si deteriorarono e forse questo fu un fattore rilevante della sua morte. Nel 1967, all'età di sessantanove anni, morì investito da un treno merci, mentre camminava sul ponte sopra il Fiume Umvoti, vicino a casa sua. Le circostanze della morte non furono mai del tutto chiarite.
 

Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Sudafrica