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Mvumbi Alberto John Lutuli fu il leader di dieci milioni di africani nella campagna non
violenta
per i diritti civili in Sudafrica. Fu un uomo caritatevole,
intollerante dell’odio e irremovibile nelle richieste di uguaglianza e
pace. Suo nonno era stato capo della piccola tribù di Groutville,
nell'Umvoti Mission Riserve, vicino a Stanger. Il padre era stato
missionario cristiano e passò gli ultimi anni della sua vita nelle
missioni intorno al Matabele di Rhodesia. Alberto John nacque in
Rhodesia probabilmente nel 1898. Era ancora piccolo quando il padre
morì, così lui e sua madre tornarono a Groutville. Studiò dapprima alla
locale scuola missionaria fino a completare gli studi all'Università di
Adams, grazie a una borsa di studio. Per sostenere la madre, rifiutò
una borsa di studio all'Università di Fort Hare e accettò un posto di
insegnante ad Adams. Nel suo impegno a favore dei diritti umani,
rivendicò il diritto a un’istruzione laica per tutti gli africani neri,
uguale per qualità a quella dei bambini bianchi. Lutuli era attivo
anche nell’impegno cristiano e fece il predicatore laico per molti
anni. Nel 1927 sposò un’amica insegnante. Si stabilirono a Groutville
dove, nel 1929, nacque il primo dei loro sette figli.
Nel 1933 la maggioranza della tribù gli chiese di diventare il loro
capo. Per due anni esitò: era difficile lasciare la professione e la
sicurezza finanziaria che ne derivava. Accettò nel 1936 e per
diciassette anni si dedicò alle cinquemila persone che componevano la
sua tribù. Ricoprì la funzione giudiziaria di magistrato. Esercitò una
carica mediatrice ufficiale come rappresentante della propria gente e
al tempo stesso del Governo centrale. Svolse il compito tribale di un
dignitario che presiede a festività tradizionali e quello esecutivo di
un leader che cerca una vita migliore per il suo popolo.
Intanto
crescevano le restrizioni
razziali imposte sui neri dall’Unione Governativa. Nel 1948 il Partito Nazionalista,
alla guida del governo, adottò la politica di totale segregazione razziale, nota
come
apartheid.
Negli anni cinquanta la libertà di movimento degli africani fu circoscritta e
ridotta. Il limite della terra che i neri potevano possedere e occupare fu fissato
al 12,5
percento, per
una popolazione di dodici milioni. Il rimanente 87,5 percento della terra era
riservato a
meno di tre milioni di bianchi. Nel contempo furono aggiunte costanti limitazioni
e divieti
per gli africani, sino a ricoprire quasi ogni aspetto della vita. Come capo tribù,
Lutuli dovette affrontare direttamente l’impietosa realtà che attribuiva minori
diritti
e minor
terra alla sua gente.
La natura limitata della politica tribale lo indusse a cercare forme
più ampie di lotta. Nel 1944 si unì al Congresso Nazionale Africano,
ANC, un'organizzazione che, insieme al Congresso Indiano del Sudafrica,
riprese negli anni ‘40-‘50 la lotta nonviolenta iniziata da Gandhi
alcuni decenni prima. Migliaia di persone, soprattutto donne,
disubbidirono alle leggi razziste, boicottarono certi prodotti agricoli
e gli autobus in cui vigeva la distinzione razziale. Nel 1945 Lutuli
entrò a far parte del Comitato della Divisione Provinciale dell’ANC e
nel 1951 fu eletto presidente. L’anno seguente organizzò varie campagne
non violente per sfidare le leggi discriminatorie. Il governo lo accusò
di conflitto di interessi, chiedendogli di scegliere tra la sua
appartenenza all’ANC e il suo ruolo di capo tribù. Lui rifiutò
scegliere e fu rimosso dal ruolo di capo tribù nel 1952. Un mese più
tardi, fu eletto Presidente Generale dell’ANC. Da allora si buttò anima
e corpo nella lotta.
Il governo cercò di limitare la sua efficacia di leader, bandendolo
dai
maggiori centri del Sudafrica e da tutte le riunioni pubbliche per due anni. Alla
scadenza
del bando, Lutuli andò a Johannesburg per organizzare una riunione, ma all'aeroporto
gli fu
notificato un secondo bando che lo confinava, per altri due anni, entro un raggio
di venti
miglia dalla sua casa. Nonostante fosse rimasto confinato per quasi tutto il tempo
della sua direzione dell’ANC, fu arrestato nel 1956 e accusato di alto tradimento.
Tenuto
in custodia
cautelare per circa un anno, fu rilasciato nel dicembre 1957. Il suo ritorno alla
leadership
attiva nel 1958 fu subito interrotto dalla imposizione di un terzo bando quinquennale
che gli
proibiva qualsiasi pubblicazione e lo confinava entro un raggio di quindici miglia
dalla sua casa. Il bando fu temporaneamente revocato quando dovette testimoniare
al processo
per tradimento che terminò nel 1961 con un verdetto di assoluzione dall’accusa
di favoreggiamento
comunista e tentato golpe.
Intanto il Governo aveva dichiarato ufficialmente lo stato di
emergenza, per cui il Parlamento bandì le organizzazioni d’opposizione.
Nel marzo 1960, Lutuli fu nuovamente arrestato per aver pubblicamente
bruciato il suo lasciapassare, in solidarietà con una manifestazione
indetta dal Congresso Panfricano. Fu multato e condannato a un periodo
di detenzione che fu poi interrotto per motivi di salute. Lutuli tornò
così all'isolamento di Groutville. Il bando fu di nuovo sospeso nel
1961 per permettergli di assistere alla consegna del Nobel per la Pace
a Oslo. Nel 1964, il giorno prima della scadenza del terzo bando, ne fu
emanato un quarto, quinquennale, che lo confinava nelle immediate
vicinanze della sua abitazione.
Nonostante tutto, Lutuli portò avanti
l’impegno
politico fino agli ultimi giorni della sua vita. Per la franchezza e la dedizione
alla causa
dei diritti e della libertà africana, guadagnò stima e rispetto nell’opinione
pubblica di
tutto il mondo. Malgrado la censura, la sua autobiografia circolò dappertutto
e il suo nome
apparve nelle petizioni sui diritti umani presentate all'ONU. Le sue qualità gli
procurarono naturalmente anche l’odio e la collera dei razzisti. Per quindici
anni prima della morte, soffrì
di
pressione alta. Con l’età, l’udito e la vista si deteriorarono e forse questo
fu un fattore rilevante della sua morte. Nel 1967, all'età di sessantanove anni,
morì investito
da un
treno merci, mentre camminava sul ponte sopra il Fiume Umvoti, vicino a casa sua.
Le circostanze della morte non furono mai del tutto chiarite.