dal nostro inviato
Enrico Piovesana

“Proseguono i combattimenti tra talebani e forze governative
e Nato a Babaji, Loi Manda, Yakh Chal, Upasciak e in altri piccolissimi
villaggi, tutti pochi chilometri a nord di qui, risalendo il corso del fiume
Helmand”, racconta Luca De Simeis, logista dell’ospedale di Emergency a
Lashkargah. “Per tutta la notte abbiamo sentito il rombo dei jet che passavano
a
bassa quota, senza sosta, e i decolli e gli atterraggi dei grandi elicotteri
Chinook dalla base britannica qui vicino. Sono invece cessati intorno a
mezzogiorno gli scontri e i bombardamenti aerei nella zona di Grishk, che erano
continuati per tutta la mattina impedendo al personale del pronto soccorso
locale di Emergency di andare a recuperare i feriti nei villaggi colpiti.
Operazione che oggi pomeriggio è stata finalmente possibile”.
Trenta civili feriti
ricoverati da ieri mattina. “Nella giornata di oggi – dice De Simeis –
abbiamo ricevuto una decina di feriti, quasi tutti vittime del fuoco incrociato,
quasi tutti provenienti da Babaji. Feriti che si vanno a sommare ai venti
ricevuti ieri. Parliamo di civili, maschi e femmine, di età compresa tra i 12
e
gli 80 anni. Molti di loro versano in gravissime condizioni. Alcuni non sono
sopravvissuti nonostante le cure immediate, o sono arrivati morti: quattro in
tutto da ieri mattina, tra cui un bimbo di un anno e mezzo, colpito alla testa
da una pallottola. Ma i morti di questi due giorni di battaglie e bombardamenti
sono molti di più, soprattutto tra i militari afgani impegnati sul fronte di
Grishk, che però vengono direttamente trasportati alla base militare britannica.
Questa mattina, la capo-infermiera dell’ospedale mi ha raccontato che i tre
soldati afgani che erano stati ricoverati da noi, e dei quali uno era poi
deceduto, erano stati portati qui da un furgone militare nel quale giacevano i
cadaveri di altre sette militari afgani”.
“Ci tengo a dire – aggiunge il logista di Emergency – che i nostri
medici, i nostri infermieri, tutto il nostro personale afgano e internazionale
sta lavorando da giorni
in condizioni difficilissime, con ritmi davvero pesanti da sostenere, senza mai
un problema o una discussione: sono davvero ammirevoli”.
“Incidenti” di guerra
a Kabul e dintorni. Mentre in Helmand, complice il ritorno del bel tempo,
la guerra infuria, anche a Kabul e dintorni la situazione si fa sempre più
tesa. E a farne le spese sono, come al solito, i civili.
Ieri sera tardi, qui in città, i soldati della Nato hanno
sparato contro un’auto civile, colpendo a morte un bambino di dodici anni. La
tragedia, l’ennesima di questo tipo, è avvenuta sulla Jalalabad Road, nota come
“la strada dei kamikaze”. E’ qui, infatti, che avviene la maggior parte degli
attentati, come quello contro il convoglio dell’ambasciata Usa di domenica
mattina. Per questo i militari Isaf che pattugliano questa strada sono molto
nervosi e hanno il “grilletto facile”. Pare che, nel caso di ieri sera, l’unico
motivo per cui i soldati hanno aperto il fuoco sia stato che l’auto viaggiava
troppo vicina al convoglio.
Poco prima, un altro bambino afgano era morto travolto da un
convoglio di blindati Nato che attraversava ad alta velocità l’abitato di
Pul-i-Alam, il capoluogo della provincia di Logar, poco a sud di Kabul. I
comandi Isaf si sono detti “molto spiaciuti” e hanno porto le scuse alla
famiglia.
Ma questo non basta certo a placare il montante risentimento della
popolazione afgana verso le truppe della Nato. Un risentimento che fa aumentare
di giorno in giorno il sostegno popolare alla guerriglia talebana.