
“Venite a vedere quello che non dovevamo restare a guardare”.
Con questo appello si presenta a Milano
Rwanda94, lo spettacolo teatrale che rievoca un genocidio – quello ruandese – tanto spaventoso
quanto ignorato, avvenuto dieci anni fa sotto gli occhi delle Nazioni Unite e
della comunità internazionale.
Un evento importante per ricordare, imparare. Riflettere.
Una ventina di attori sul palco riproporranno, accompagnati da musiche tradizionali,
l’atmosfera che dieci anni fa regnava nella capitale Kigali e nelle campagne ruandesi:
corpi agonizzanti ai bordi delle strade, bande di miliziani armati di odio e machete,
l’acre odore della morte nelle capanne, tra i campi, ovunque. Più di ottocentomila
tutsi e dissidenti
hutu fatti a pezzi in soli cento giorni, vittime di un odio razziale ma anche e soprattutto
politico, germogliato durante il colonialismo belga.
Autrice dello spettacolo una sopravvissuta ai massacri, Yolande Mukagasana, infermiera
dell’ospedale di Kigali. Nell’incubo ruandese ha perso quasi tutto: il marito,
tre figli, un fratello, parenti, amici. Ma non la speranza.
Salvatasi per mira
colo, lei
tutsi, grazie all'aiuto di un’amica
hutu che la nasconde nell’acquaio della cucina, Yolande diventa una delle voci dei
superstiti ruandesi nel mondo. Si trasferisce in Belgio, pubblica libri di memorie,
viaggia, racconta. Finché le viene un’idea: rappresentare l’orrore di quei giorni
in giro per il mondo con uno spettacolo: nasce
Rwanda94.

Nel 2002 Antonio Calbi, vicedirettore del Teatro Eliseo di Roma, assiste a una
delle rappresentazioni e decide di progettare un evento in Italia per il decennale
del genocidio. ”Conoscevo poco la storia dello sterminio ruandese – racconta Calbi,
in questi giorni al Teatro Strehler per seguire la tappa milanese dello spettacolo
– anche se ricordo di essere rimasto impressionato dalle immagini dei cadaveri
che galleggiavano nelle acque del lago Vittoria. Negli ultimi due anni mi sono
impegnato per portare la memoria di quel tragico evento qui, in Italia, dove se
ne sa ancora troppo poco. Ho pensato – continua – che questo spettacolo riassumesse
ciò che io stesso intendo per ‘teatro di senso’: qualcosa non unicamente finalizzato
all’arte, ma che racchiuda un significato profondo. Che induca a pensare, a capire”.
Portare
Rwanda94 nel nostro paese non è stato semplice per il gruppo
Teatri90 e per l’associazione
Italy for Rwanda. Pochi sembravano disposti a sovvenzionare uno spettacolo del genere e quasi
nessuno ha risposto all’appello. Ciò nonostante gli ideatori ce l’hanno fatta.
“E’ stata un’impresa – dice amareggiato Calbi – all’inizio ci siamo trovati di
fronte a un muro invalicabile. A qualsiasi porta bussassimo per chiedere appoggi,
collaborazioni, finanziamenti, ci sentivamo dir
e sempre ‘no’. Una, dieci, cento volte. Nessuno voleva aiutarci. Né gli enti,
né le istituzioni. Neppure il Comune di Roma, che è tanto impegnato con l’Africa.
Sembrava che a nessuno importasse nulla di questo genocidio, che tuttavia ha moltissimo
da insegnare. Purtroppo, però, l’Italia da questo punto di vista dispone di una
cultura totalmente deficitaria. Ma ho deciso che non mi fermerò qui. Spero solo
che questo sia l’inizio di una serie di spettacoli socialmente impegnati. Con
l’Africa e con tutto il mondo che soffre nel silenzio e nell’indifferenza”.
Ma
Rwanda94, specifica Claudia Di Giacomo, organizzatrice dell’evento, non è solo uno spettacolo
teatrale: “Si tratta di una rappresentazione a 360 gradi, un misto di tragedia,
canto funebre, monologo, scandito allo stesso tempo dalla dinamicità e dal ritmo.
Chi lo vedrà uscirà pensando di saperne più di prima”.
Ventidue attori sul palco, sei ore di spettacolo. Un programma impegnativo, dunque,
che arriva a Milano dopo le tappe di Palermo, Torino e Roma, e si concluderà il
9 e 10 ottobre a Reggio Emilia.
E dopo? Che ne sarà di
Rwanda94?
”Gli autori stanno già pensando a un nuovo progetto – assicurano gli organizzatori
– anche se non hanno ancora trovato chi li finanzierà. Tuttavia sperano di riuscire
a realizzare un film”.