Repubblica Dominicana, il dramma degli haitiani emigrati nell'isola paradiso dei turisti
Poche popolazioni al mondo possono dire di essere sfortunate come gli haitiani.
Schiacciati da una situazione insostenibile all'interno del proprio paese, dopo
tre anni di guerriglia, omicidi e rapimenti, anche nella confinante Repubblica
Dominicana si trovano a dover subire comportamenti razzisti, rimpatri forzati,
violenze. Ogni anno, infatti, sono circa 25mila i cittadini haitiani rimpatriati
forzatamente verso Port au Prince, senza nessun tipo di supervisione da parte
dei tribunali.
Ad alzare la voce sulla questione ci ha pensato Amnesty International, approfittando
del 'Dia Internacional de la Eliminacion de la Discriminacion Racial'.
Amnesty ha puntato il dito contro i comportamenti delle autorità dominicane,
ma anche della popolazione, rei di discriminare i cittadini haitiani presenti
nel Paese.
I fatti. Quasi 800mila cittadini di origine haitiana, infatti, vivono oggi nella Rep.
Dominicana e quotidianamente si devono scontrare con realtà sgradevole: razzismo
e xenofobia.
In primo luogo gli haitiani sono sfruttati in lavori che i dominicani non vogliono
fare: i contadini nelle piantagioni di canna da zucchero, i camerieri, i manovali
nelle imprese edili. La maggioranza di loro non ha documenti e questo non li aiuta
nella ricerca di un lavoro legale e nello stabilire una residenza altrettanto
legale.
Ma ci sono cose ancora peggiori. Pare che le autorità dominicane neghino ai figli
degli emigrati haitiani nati nel loro paese i certificati di nascita e di conseguenza
l'accesso alla cittadinanza, nonostante tutto questo rappresenti una chiara violazione
della costituzione del paese caraibico e di conseguenza faccia scivolare gli haitiani
al gradino più basso della società.
La precaria situazione legale dei cittadini haitiani li rende particolarmente
vulnerabili allo sfruttamento economico, al rimpatrio forzato e alla conseguente
violazione dei principali diritti umani, riconosciuti a livello internazionale.
E quasi una mezza conferma arriva anche dal primo ministro haitiano, Jacques
Alexis, che non ha voluto esprimere nessun parere sulla situazione, pur essendone
stato messo al corrente dai rappresentanti di Amnesty International.
Fatti storici. Ma la discriminazione dei cittadini haitiani nella repubblica dominicana ha
origine in tempi lontani. Nell'autunno del 1937, quando alla guida del paese c'era
il dittatore Rafael Trujillo, fra i 15 e i 20 mila haitiani persero la vita nei
massacri perpetrati dalla polizia e dall'esercito dominicano.
Esiste un'enorme differenza fra queste due nazioni che condividono l'isola di
Española. Gli haitiani ad esempio, sono afrodiscendenti e il 95 percento della
popolazione è nera. Più o meno l'80 percento della popolazione vive in condizioni
di estrema povertà. Differenti gli abitanti della Repubblica Dominicana, i quali
sono per l'85 per cento meticci o bianchi e solo un'esigua parte vive in povertà.
Questo spiega il perchè della crescente migrazione di haitiani nella Rep. Dominicana.
Rimpatri e altro. Sono proprio i rimpatri forzati la spina nel fianco del governo dominicano.
Le espulsioni sono tanto arbitrarie che rischiano di essere spediti in Haiti anche
cittadini dominicani particolarmente somiglianti a haitiani. Come è avvenuto nel
gennaio dell'anno scorso, quando una bambina di otto anni fu presa in una delle
via della capitale, Santo Domingo, picchiata selvaggiamente e rinchiusa all'interno
di una struttura di polizia per immigrati irregolari, in attesa di essere rimpatriata
a Haiti. Solo l'intervento provvidenziale di un'organizzazione che lavora in difesa
dei diritti umani ha potuto liberare la bambina e accertarne la sua origine dominicana.
Nina (il nome è chiaramente di fantasia) era stata scambiata per haitiana solo
per il colore della sua pelle. Amnesty International, nel frattempo, ha già fatto sapere di essere a disposizione
per sostenere qualsiasi tipo di azione in favore dei cittadini haitini emigrati
nella repubblica dominicana