24/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Oms rappresenti i popoli e non soltanto i governi
Giovanni Martini
Assessorato alle politiche per la salute
Provincia autonoma di Trento*

Nel novembre 2006 è stata eletta a direttore generale dell’Organizzazione mondiale della salute (Oms) Margaret Chan, medico cinese. Un articolo intitolato “What is happening at WHO?”, scritto da Vicente Navarro, illustre professore della Johns Hopkins University e Direttore dell’International Journal of Health Services pochi giorni prima dell’elezione, descrive in modo chiaro la deriva verso il neoliberismo che l’Oms ha intrapreso a cominciare dai primi anni ’80. Secondo Navarro il punto più alto raggiunto dall’Oms fu, nel 1978, l’approvazione della “Dichiarazione di Alma Ata” nella quale si affermò il principio che un approccio incisivo di sanità pubblica aveva più efficacia sulla salute dell’evoluzione tecnologica della medicina.

L'Oms a Ginevra. Copyright Who/P. VirotPazienti come clienti, salute come merce. Questo principio è stato drasticamente eclissato, soprattutto negli ultimi anni, da quella che Navarro chiama “rivoluzione neoliberista” che ha significato la riduzione della spesa pubblica e sociale, la deregolamentazione dei mercati del lavoro e delle finanze (banche e assicurazioni), la privatizzazione dei servizi sanitari e lo sviluppo delle assicurazioni sulla malattia a fronte dello smantellamento dei servizi sanitari finanziati e forniti dalla parte pubblica. I pazienti sono diventati clienti e la salute è diventata una merce; la competizione privata e il mercato hanno contribuito all’indebolimento dei servizi sanitari pubblici e sono stati privati di assistenza milioni di persone soprattutto nei paesi poveri. (...)

Uffici dell'Oms a Ginevra. Copyright Who/P. Virot La manipolazione al potere. Navarro racconta come uno dei candidati alla direzione generale dell’Oms, Julio Frenk, abbia falsificato i dati del World Health Report 2000: Health Systems: Improving Performance, al fine di poter dimostrare la maggiore efficacia ed efficienza dei sistemi sanitari dei paesi che avevano applicato al settore sanitario soluzioni liberiste. Le manipolazioni statistiche perpetrate hanno condotto uno degli autori del documento, Philip Musgrove, a dimettersi dal gruppo di lavoro e a denunciare pubblicamente l’accaduto con una lettera alla rivista medica Lancet. (...) L’elezione del nuovo direttore generale dell’Oms, che ha spinto Vicente Navarro a denunciare in modo esplicito quello che sta succedendo dentro l’Oms, ha stimolato anche altri soggetti a commentare l’evento. Richard Horton, direttore di Lancet, ha affermato: «Il pericolo è che nelle settimane a venire il futuro dell’Oms venga deciso più dalle manovre sottobanco di lobby politiche e dai compromessi che non da un serio e trasparente dibattito sulle priorità che l’organizzazione dovrà affrontare nel prossimo decennio» e il People’s Health Movement (Phm) ha definito le manovre in corso ai piani alti dell’Oms «inaccettabili». Sono minate alla base l’autorevolezza e l’importanza dell’Oms come agenzia super partes con l’obiettivo di migliorare la salute complessiva della popolazione del pianeta in un contesto di equità, soprattutto per via degli accordi con l’industria farmaceutica e delle riforme strutturali promosse dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, che hanno introdotto, soprattutto nei paesi poveri, le cosiddette user fees, ossia forme di pagamento delle prestazioni sanitarie. (...)

Oms a Ginevra. Copyright Who/P. Virot Qualche segnale positivo. Nonostante la situazione si configuri in termini di notevole gravità, sembra che emerga qualche segnale positivo, in grado di indurre un po’ di ottimismo, come le dichiarazioni, a cui si spera seguano i fatti, del neoeletto direttore generale dell’Oms, Margaret Chan. Nel suo discorso programmatico ha comunicato all’Assemblea generale che assumerà quale priorità il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione dell’Africa e delle donne in tutto il mondo. Ha anche affermato: «Tutte le regioni, tutti gli stati, tutti i popoli hanno uguale importanza. L’Oms è un’organizzazione che deve guardare a tutto il mondo. Il nostro lavoro deve raggiungere la vita di ognuno, dappertutto. Tuttavia la nostra attenzione dovrà maggiormente essere centrata sulle persone che hanno i maggiori bisogni». Un altro segnale positivo è il sorgere di organizzazioni non governative che stimolano e spingono i soggetti istituzionali a perseguire gli obiettivi per i quali sono stati costituiti. Ne è un esempio il People’s Health Movement (Phm), una rete di persone che cercano di contrastare le crescenti disuguaglianze nella salute degli ultimi 25 anni attraverso la riproposizione dei principi di Alma Ata e la completa revisione delle politiche internazionali e nazionali che hanno avuto un impatto negativo sui sistemi sanitari e sulla salute delle popolazioni. Il Phm ha recentemente inviato una lettera al direttore dell’Oms in cui chiede che l’organizzazione sia in grado di rappresentare i popoli e non solamente i governi e i funzionari. Per far ciò, l’Oms deve aderire con convinzione ai principi di Alma Ata sull’assistenza sanitaria primaria, sostenere e diffondere il lavoro della Commissione sui determinanti sociali della salute, rafforzare i legami con la società civile, ascoltare maggiormente le esigenze espresse dai popoli. Infine, deve operare con una maggiore trasparenza attraverso la rimozione dei conflitti di interesse.
 
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