stampa
invia
Mobilitazione generale.
Rispondeva così ieri al telefono a PeaceReporter,
Avital Shapira, direttrice del Dipartimento internazionale di
Histadrut, la centrale sindacale israeliana, mentre tutt'attorno a
lei il suo ufficio era impegnato a gestire una delle più
grandi proteste della storia d'Israele. “Sono stati circa 400 mila
i dipendenti che hanno aderito allo sciopero”, risponde Shapira
interrogata sui numeri dell'adesione, “sono stati bloccati gli
aeroporti, le stazioni e il trasporto pubblico in generale, gli
uffici statali, tranne quelli del ministero della Difesa, e i sevizi
pubblici, fatta eccezione per le emergenze”. Proprio all'emergenza
si è appellato il governo, che fino all'ultimo momento ha
trattato con il sindacato per scongiurare lo sciopero generale,
ottenendo però solo un rinvio di tre ore. All'alba di ieri,
però, dopo una notte di trattative condotte dal ministero
delle Finanze israeliano, il sindacato ha dato il via allo sciopero,
che è durato fino al primo pomeriggio, quando è stato
trovato l'accordo: fine dell'agitazione e precise garanzie sul
pagamento degli stipendi arretrati.
Cattiva gestione e grandi manovre.
Il governo, furioso per l'ennesimo danno d'immagine, dopo gli
scandali sessuali e la gestione della guerra di questa estate in
Libano, è riuscito a trovare un'intesa, ma resta da capire
come sia potuto accadere che migliaia di dipendenti pubblici siano
rimasti senza stipendio. Soprattutto se si tiene conto del fatto che,
nel 2006, il bilancio estero è stato in equilibrio con un
leggero surplus, mentre il Pil è cresciuto del 5 percento e il
Fondo Monetario Internazionale ha previsto, per il 2007, una crescita
ancora più forte del paese.Christian Elia