22/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Libera di don Ciotti si schiera con le vittime del paramilitarismo colombiano
“Abbiamo aderito alla Commissione etica internazionale, promossa dal Movimento delle vittime dei crimini di Stato in Colombia, per far sì che a essere internazionalizzata non sia soltanto la mafia, ma anche la solidarietà e la lotta all'impunità, alle mafie di tutto il mondo”. A spiegare come mai “Libera-associazioni nomi e numeri contro le mafie” di don Luigi Ciotti abbia scelto di appoggiare la Commissione che lavorerà a fianco delle vittime delle violenze nel paese sudaemricano, è il coordinatore del settore internazionale dell'associazione, don Tonio dell'Olio, raggiunto telefonicamente a Polistena, in Calabria, dove Libera stava festeggiando la giornata dell'impegno e della memoria, “per dire basta alla carneficina, alle vittime di mafia”, per usare le parole pronunciate con voce energica dallo stesso Ciotti.

Alvaro UribeUnione naturale. “Non c'è traffico, dagli esseri umani alle droghe, che non passi attraverso i confini nazionali. La società civile deve necessariamente internazionalizzarsi a sua volta, raccogliersi in rete e sostenersi, scambiarsi informazioni, fare pressione sui governi, sugli organismi sovranazionali”. E perché proprio la Colombia? “Il nostro fine è impegnarsi a maggior ragione dove le mafie italiane sono presenti e lucrano e la Colombia è sicuramente al primo posto: le mafie italiane, la 'ndrangheta in particolare, vengono considerate dai narcotrafficanti di stanza nel paese andino un'agenzia più che affidabile, diciamo la migliore. Quindi, avendo già in Italia un coordinamento delle vittime della mafia, è stato naturale prendere contatto con le associazioni colombiane e lavorare insieme”.

Don Luigi CiottiI fini. Verità, giustizia e riparazione, sono infatti i principi che hanno ispirato la nascita della Commissione, un gruppo di lavoro che si è posto l'obiettivo di “difendere la verità storica di fronte all’assenza di un sistema di giustizia capace di affrontare seriamente il genocidio e i crimini contro l’umanità, nonché la difesa dei diritti delle vittime”. L'intento è raccogliere le testimonianze, le denunce, le prove in modo da arrivare a costituire una Commissione della Verità Indipendente che faccia luce sui crimini di lesa umanità. Nel gruppo di lavoro ci sono nomi del calibro di Adolfo Perez Esquivle e rappresentanti di associazioni da ogni parte del mondo: dalla Madri di Plaza de Mayo argentine, al Movimento Sem Terra brasiliano.
 
Salvatore MancusoCome Polistena. “La situazione nel paese andino è molto grave”, racconta don Dell'Olio, “Basta pensare alla legge Justicia y Paz – prosegue il religioso - che permette al paramilitare reoconfesso di restare impunito a condizione che la magistratura non riscontri, nei sei mesi successivi la deposizione, altri crimini da lui commessi e non ammessi. E la prima persona ad aver usufruito di questo beneficio enorme è stato proprio Salvatore Mancuso, il re del narcotraffico internazionale, fondatore dell'Autodifesa Unita della Colombia”. Doppio passaporto italiano-colombiano, (perché nato da genitori siciliani), Mancuso è legato a doppio filo alla mafia calabrese.
“Per questo – prosegue don Tonio - dato che c'è questa collaborazione fra la parte negativa della Calabria e quella negativa della Colombia, noi vorremo mettere a contatto le due parti belle e positive. Magari partendo dalle cooperative dei giovani che lavorano sui beni confiscati, con i giovani che potrebbero fare altrettanto in Colombia, dove già esiste una legge Extencion de dominio, che permette la confisca dei beni ai narcotrafficanti e il successivo uso sociale. Una legge che è praticamente rimasta lettera morta, tranne che per alcuni beni dati alla Chiesa, alle Nazioni Unite e al Governo”. Un proposito che pronunciato dalle terre di Polistena suona ancora più forte. Come ha spiegato don Ciotti, “proprio a Polistena è nata la prima cooperativa su terreni confiscati alla criminalità organizzata, una cooperativa che oggi dà occupazione a molti giovani e che rappresenta una speranza concreta”.
 
Afghanistan come la Colombia. Forme di risarcimento alle vittime, ma non necessariamente in termini economici. “Un aiuto a 360 gradi – precisa il religioso - destinato a tutte le vittime dei cosiddetti crimini di Stato. Una dizione che non si riferisce solo a coloro che sono morti per i proiettili di polizie ed esercito, ma che sottintende gli intrecci che ci sono sotto con la politica e con l'attuale presidenza della Repubblica. La collusione fra paramilitarismo e militari governativi è micidiale, per non parlare di quanto male stanno facendo le fumigazioni previste dal Plan Colombia. E, a proposito di fumigazioni, c'è un collegamento che esula dal nostro discorso ma che va fatto perché non promette niente buono: gli Stati Uniti hanno cambiato l'ambasciatore in Afghanistan. Il nuovo è un signore il cui ultimo incarico l'ha svolto proprio in Colombia. Che si presagio di micidiali fumigazioni anche sulle vaste distese di oppio talebane?”.

Stella Spinelli

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