22/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corte suprema Usa esamina il caso di uno studente sospeso per uno striscione su Gesù e le droghe
Quarant'anni fa, la Corte Suprema statunitense definì i diritti degli studenti nelle scuole pubbliche affrontando il caso di due ragazzi che si erano presentati in classe con dei fazzoletti neri intorno al braccio, per protestare contro la guerra del Vietnam. La Corte diede ragione agli studenti, difendendo il principio della libertà di espressione anche nelle scuole. Oggi, lo stesso principio torna a essere dibattuto dai nove giudici di Washington, per un caso apparentemente frivolo: lo striscione di un ex studente di una high school dell'Alaska, esposto fuori dall'istituto ma in orario di lezioni, con scritto “Bong hits 4 Jesus” (“Tiri di bong per Gesù”, il bong è una pipa ad acqua usata per fumare marijuana). Ma in gioco sembra esserci la linea a cui potranno attenersi le scuole statunitensi in futuro.

La protesta davanti alla Corte supremaIl fatto. In una mattina del gennaio 2002, a Juneau era in programma un evento che per gli standard del posto, capitale dell'Alaska ma pur sempre una città di 30mila abitanti, era decisamente elettrizzante: passava di là la fiaccola olimpica dei Giochi invernali di Salt Lake City, che sarebbero iniziati poche settimane dopo. Il tedoforo correva tra due ali di folla, composta anche dagli studenti cittadini in libera uscita grazie a un apposito permesso. C'erano le tv locali: quando passò la telecamera John Frederick, studente dell'ultimo anno di liceo, issò lo striscione canzonatorio. La preside Deborah Morse lo convocò per comunicargli una sospensione di cinque giorni, perché quello era un messaggio a favore del consumo di droghe e la politica del suo istituto era contro le droghe. Lui si difese dicendo che la frase non aveva un significato particolare, l'aveva vista scritta su uno snowboard e voleva semplicemente farsi due risate facendosi vedere in tv; però, a pensarci, la faccenda gli puzzava di censura della libertà di espressione. In risposta, il giovane si beccò altri cinque giorni di sospensione.

In tribunale. Frederick fece causa alla scuola e vinse. Ma il ricorso dell'istituto ha fatto arrivare ora la questione davanti alla Corte Suprema, che lunedì 19 marzo ha tenuto la prima udienza sul caso, mentre all'esterno manifestavano gruppi di studenti. Che non sia una faccenda da poco lo testimonia anche la presenza di Kenneth Starr, l'ex procuratore dell'affaire Clinton-Lewinsky, che rappresenta la scuola. In difesa dello studente si è invece vista a Washington Mary Beth Tinker, la ragazza che nel 1965 entrò in classe col fazzoletto nero per protestare contro il ruolo Usa in Vietnam. “Frederick ha molto più da dire di quanto fosse scritto sullo striscione”, ha detto la donna. “Ho parlato con lui, e sono convinta che stia difendendo il diritto di tutti gli studenti alla libertà di espressione”. E con il giovane, in un'improbabile alleanza, si sono schierati anche i movimenti cristiani, perché una sentenza limitativa della libertà di espressione in classe nuocerebbe anche agli studenti con addosso magliette anti-abortiste o contro i gay.

Un manifesto irriverente sul tema Gesù e drogheLe interpretazioni. I giudici della Corte Suprema sembrano divisi. In aula, domande retoriche e risposte si sono alternate nel tentativo di capire meglio i termini della questione (lo striscione è stato esposto in strada, ma era orario di lezione e il messaggio turbava gli insegnamenti scolastici. Però in fondo è solo uno spinello... sarebbe stato lo stesso se lo striscione avesse elogiato lo stupro? No, perché in quel caso si sarebbe trattato di esortazione all'odio e al crimine violento. E così via). In ballo, come ha detto il giudice Stephen Breyer, c'è ben più di uno striscione. Se la corte dà ragione a Frederick, “di colpo gli studenti di tutte le scuole metteranno alla prova i limiti alla libertà di espressone negli istituti”. Ma un verdetto in favore della scuola “potrebbe davvero limitare questo diritto di tutti”. La sentenza è prevista per giugno.

Alessandro Ursic

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