Venezuela, il presidente deve fare i conti con la 'ribellione' di alcuni rappresentanti dei partiti che lo hanno sostenuto e grazie ai quali ha conquistato la presidenza del Paese per altri sei anni
A soli quattro mesi dalla rielezione, in Venezuela Hugo Chavez deve fare i conti
con la 'ribellione' di alcuni rappresentanti dei partiti che lo hanno sostenuto
e grazie ai quali ha conquistato la presidenza del Paese per altri sei anni. Il
nodo della questione è la nascita del partito socialista unico, sogno nel cassetto
del presidente Chavez.
I rappresentanti di tre partiti, Patria para Todos (Ppt), Partido Comunista de
Venezuela (Pcv) e Partido por la Democracia Social (Podemos), hanno espresso parere
negativo sull'opportunità di entrare a far parte del Partido Socialista Unido
de Venezuela (Psuv). Molti i dubbi messi in campo dai dirigenti, soprattutto ideologici.
I tre partiti, infatti, nonostante tutto sin dal 1999 hanno sostenuto il progetto
di Chavez, mantenendo comunque un'ampia autonomia.
Certo è che il leader bolivariano non ha preso benissimo questa situazione e
dai microfoni della sua trasmissione domenicale “Alò, presidente”, ha lanciato
il suo anatema contro i 'dissidenti' che ormai considera “praticamente all'opposizione”.
“Ci sono molti modi di uscire da una coalizione: te ne puoi andare in silenzio,
te ne puoi andare abbracciando i presenti, ma anche tirando pietre - ha detto
alla radio Chavez – Io spero che questi amici se ne vadano in silenzio oppure
dopo una buona stretta di mano. Se dovessero uscire dalla coalizione tirando pietre,
però, non vengano poi a proporre patti politici”.
I 'dissidenti'. Tre partiti, decisamente importanti, che durate la campagna elettorale sono
stati in grado di portare nelle casse di Chavez almeno un milione 700mila voti,
sui sette milioni300mila totalizzati dalla formazione messa in campo dal leader
bolivariano.
E i problemi potrebbero scaturire anche in futuro visto che alcuni personaggi
legati ai partiti contestatori sono governatori di stati. Come ad esempio Yelitza
Santaella, Ramon Martinez e Didalco Bolivar, rispettivamente governatori degli
stati Delta Amacuro, Sucre e Aragua. In più c'è David Velasquez, del Partido Comunista,
che detiene il ministero de Partecipacion Popular e Desarrollo. Fatti sommariamente
i conti, il totale dei deputati legati alle tre formazioni che non si riconoscono
nel progetto di partito unico di Chavez mettono insieme 33 poltrone: 18 dal Partido
por la Democracia Social, 9 di Patria para Todos e 6 del Partido Comunista. Molte
se si tiene conto che nel parlamento venezuelano non esiste opposizione e tutti
i 167 deputati sono chavisti. E' successo, infatti, che nel 2005 tutti i cosiddetti
partiti di opposizione rinunciarono, per timori sulla trasparenza della tornata
elettorale, a presentare le proprie liste alle elezioni.
Botta e risposta. Non sono mancati nemmeno i botta e risposta fra Chavez e i suoi nuovi 'nemici'.
Didalco Bolivar, governatore di Aragua, ha detto chiaramente di non avere nessuna
intenzione di entrare a far parte di un soggetto politico nuovo che neghi la proprietà
privata e che nel proprio motto includa la parola “morte”, riferito alla frase
che da sempre chiude gli interminabili discorsi di Hugo Chavez, “patria socialismo
o muerte, venceremos”, che richiamano gli interventi del Lider Maximo, Fidel Castro,
amico di lungo corso del presidente venezuelano.” Non sto facendo pressioni voglio
solo che facciamo una vera rivoluzione e che la smettiamo di restare attaccati
al settarismo, alla partitocrazia e al clientelismo che tanti danni hanno fatto
al nostro popolo”.