21/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela, il presidente deve fare i conti con la 'ribellione' di alcuni rappresentanti dei partiti che lo hanno sostenuto e grazie ai quali ha conquistato la presidenza del Paese per altri sei anni
 
A soli quattro mesi dalla rielezione, in Venezuela Hugo Chavez deve fare i conti con la 'ribellione' di alcuni rappresentanti dei partiti che lo hanno sostenuto e grazie ai quali ha conquistato la presidenza del Paese per altri sei anni. Il nodo della questione è la nascita del partito socialista unico, sogno nel cassetto del presidente Chavez.

Palacio Miraflores, sede del parlamento venezuelanoI rappresentanti di tre partiti, Patria para Todos (Ppt), Partido Comunista de Venezuela (Pcv) e Partido por la Democracia Social (Podemos), hanno espresso parere negativo sull'opportunità di entrare a far parte del Partido Socialista Unido de Venezuela (Psuv). Molti i dubbi messi in campo dai dirigenti, soprattutto ideologici. I tre partiti, infatti, nonostante tutto sin dal 1999 hanno sostenuto il progetto di Chavez, mantenendo comunque un'ampia autonomia.
Certo è che il leader bolivariano non ha preso benissimo questa situazione e dai microfoni della sua trasmissione domenicale “Alò, presidente”, ha lanciato il suo anatema contro i 'dissidenti' che ormai considera “praticamente all'opposizione”. “Ci sono molti modi di uscire da una coalizione: te ne puoi andare in silenzio, te ne puoi andare abbracciando i presenti, ma anche tirando pietre - ha detto alla radio Chavez – Io spero che questi amici se ne vadano in silenzio oppure dopo una buona stretta di mano. Se dovessero uscire dalla coalizione tirando pietre, però, non vengano poi a proporre patti politici”.

Didalco Bolivar, in lite con il presidente ChavezI 'dissidenti'. Tre partiti, decisamente importanti, che durate la campagna elettorale sono stati in grado di portare nelle casse di Chavez almeno un milione 700mila voti, sui sette milioni300mila totalizzati dalla formazione messa in campo dal leader bolivariano.
E i problemi potrebbero scaturire anche in futuro visto che alcuni personaggi legati ai partiti contestatori sono governatori di stati. Come ad esempio Yelitza Santaella, Ramon Martinez e Didalco Bolivar, rispettivamente governatori degli stati Delta Amacuro, Sucre e Aragua. In più c'è David Velasquez, del Partido Comunista, che detiene il ministero de Partecipacion Popular e Desarrollo. Fatti sommariamente i conti, il totale dei deputati legati alle tre formazioni che non si riconoscono nel progetto di partito unico di Chavez mettono insieme 33 poltrone: 18 dal Partido por la Democracia Social, 9 di Patria para Todos e 6 del Partido Comunista. Molte se si tiene conto che nel parlamento venezuelano non esiste opposizione e tutti i 167 deputati sono chavisti. E' successo, infatti, che nel 2005 tutti i cosiddetti partiti di opposizione rinunciarono, per timori sulla trasparenza della tornata elettorale, a presentare le proprie liste alle elezioni.

Il presidente della repubblica bolivariana di Venezuela, Hugo ChavezBotta e risposta. Non sono mancati nemmeno i botta e risposta fra Chavez e i suoi nuovi 'nemici'. Didalco Bolivar, governatore di Aragua, ha detto chiaramente di non avere nessuna intenzione di entrare a far parte di un soggetto politico nuovo che neghi la proprietà privata e che nel proprio motto includa la parola “morte”, riferito alla frase che da sempre chiude gli interminabili discorsi di Hugo Chavez, “patria socialismo o muerte, venceremos”, che richiamano gli interventi del Lider Maximo, Fidel Castro, amico di lungo corso del presidente venezuelano.” Non sto facendo pressioni voglio solo che facciamo una vera rivoluzione e che la smettiamo di restare attaccati al settarismo, alla partitocrazia e al clientelismo che tanti danni hanno fatto al nostro popolo”.
 

Alessandro Grandi

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