21/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Giro di vite contro l'opposizione, Nelson Chamisa racconta a PeaceReporter l'aggressione subita
“Ora sono su un letto di ospedale, dove sto aspettando di essere operato per non perdere un occhio. Fisicamente non posso dire di star bene, ma il mio spirito è più vivo che mai”. Sono queste le prime parole dette a PeaceReporter da Nelson Chamisa, il portavoce del Movement for Democratic Change, il principale partito di opposizione dello Zimbabwe. Chamisa è uno dei 35 esponenti del partito picchiati nelle ultime settimane da polizia e paramilitari, nell'ennesimo giro di vite contro l'opposizione deciso dal presidente Robert Mugabe.

Nelson Chamisa sul letto d'ospedaleAgguato. Chamisa è stato aggredito domenica, nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale Harare, mentre si stava recando ad un forum internazionale in programma a Bruxelles. “Sono arrivato all'aeroporto 30 minuti prima del decollo, nella macchina di un amico – prosegue – Ma poco prima di entrare nel terminal sono stato aggredito da otto uomini, senza uniformi, che hanno cominciato a picchiarmi con dei bastoni. Alcuni di loro avevano anche delle pistole. Ho provato a proteggermi la testa con le mani, ma non c'è stato nulla da fare. Alcune donne che stavano assistendo alla scena hanno provato a sottrarmi agli aggressori, non ce l'hanno fatta, ma almeno hanno potuto chiamare aiuto. E' arrivata una folla di gente che ha messo in fuga gli aggressori, scappati a bordo di due automobili. Nessuno è riuscito a fermarli. Ora sono qui in ospedale, con una frattura al cranio”. Il fatto che gli assalitori non indossassero uniformi non ha permesso di identificarli, ma per Chamisa “è ovvio che chi ha fatto questo ha agito con la protezione delle autorità. Non è un'operazione da criminali comuni”.

Repressione. Quanto accaduto a Chamisa è solo uno dei tanti episodi di cui sono state accusate le forze di sicurezza dello Zimbabwe da quando, lo scorso 12 marzo, una manifestazione non autorizzata organizzata dal Mdc è stata sciolta con la forza dalla polizia. Da allora, il Mdc ha denunciato il pestaggio sistematico dei suoi membri, tra cui quello del leader del partito, Morgan Tsvangirai, arrestato la scorsa settimana e spedito in ospedale, dove gli sono stati applicati numerosi punti di sutura al cranio. Il Mdc ha anche accusato le forze di sicurezza di aver sepolto alla chetichella il cadavere di un attivista, ucciso a colpi di arma da fuoco il 12 marzo. Ma le autorità si difendono, accusando il Mdc di attività sovversive. Recentemente, il governo ha fatto sapere che espellerà i diplomatici stranieri che continueranno a supportare con dichiarazioni o fondi le attività dell'opposizione.

Un'attivista del Mdc tenuta sotto controllo dalla polizia antisommossaAccuse. “Il governo ha accusato l'opposizione di attività sovversive e provocatorie, ma finora non ci sono prove a riguardo – dichiara a PeaceReporter Bill Saidi, direttore del quotidiano Standard – In almeno due casi è stata la polizia a condurre i pestaggi, ma in altri sono stati uomini non in uniforme, che si sospetta possano appartenere alla Central Intelligence Organisation (i servizi segreti locali, ndr). Ma anche di questo non si hanno prove certe”. Il giro di vite contro l'opposizione, che ha scatenato le proteste della comunità internazionale, per Saidi è “il tentativo di intimidire l'opposizione in vista delle elezioni del prossimo anno. Mugabe spera che buona parte dei candidati del Mdc non si presentino neppure, visto il clima”. Ma Chamisa non è dello stesso parere: “Mugabe è debole, perciò ricorre a questi metodi. Ma il popolo è con noi e questo è molto incoraggiante”.

Crisi. Al potere dal 1980, Mugabe si trova ad affrontare un'ondata di critiche senza precedenti: anche i Paesi africani, in precedenza restii a esprimersi, hanno rotto recentemente il silenzio accusando Mugabe di non rispettare i diritti umani e chiedendo una soluzione alla grave crisi economica che ha spinto l'inflazione al 1700 percento (secondo il Fondo Monetario Internazionale raggiungerà il 5000 percento entro fine anno), polverizzando i risparmi. Come se non bastasse, la siccità colpirà il raccolto 2007, in un Paese già dipendente dagli aiuti umanitari per due terzi del suo fabbisogno alimentare. Come a dire che il peggio deve ancora arrivare.

Matteo Fagotto

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