Lo storico negazionista Irving ospite della destra xenofoba nel giorno della festa nazionale
Scritto per noi da
Alessandro Grimaldi
Revisionismo ungherese. “La rivolta ungherese del 56 fu una rivolta popolare contro gli ebrei. Il gruppo
dirigente comunista era controllato dagli ebrei; una dittatura giudaica che opprimeva
i gentili“ Questa è la tesi di fondo di “Uprising – One Nation’s tragedy”, il
libro del discusso storico revisionista inglese David Irving sui fatti d’Ungheria,
con il quale nell’81 iniziò a occuparsi di revisionismo ebraico, dopo la famigercontestaata
biografia tesa a riabilitare Hitler. Anche se la tesi sostenuta è tutt’altro che
accettata (i leader comunisti ungheresi degli anni ’50, tra cui anche Rákosi,
erano sì di origini ebraiche, ma le ripudiarono e si fecero essi stessi fautori
di attacchi anisemiti), non c’è da stupirsi che il signor Irving sia da sempre
gradito ospite dell’estrema destra xenofoba ungherese. Qui a Budapest partecipò,
nel 2003, in occasione della nuova traduzione ungherese del libro, ad una storica
riunione di piazza insieme a Le Pen. E nel 2005 era di ritorno da una conferenza
sulle connivenze tra Eichmann ed i capi della comunità ebraica di Budapest, quando
fu fermato in Stiria, messo sotto processo e condannato dalle autorità austriache
per negazione dell’Olocausto.
I comizi dell’estrema destra. Irving, uscito nel dicembre 2006 dalle carceri austriache, è tornato in Ungheria
la settimana scorsa per una serie di conferenze, e giovedì 15 marzo (festa nazionale
ungherese) è stato ospite d’onore, a Budapest, del comizio del Miép (Partito
ungherese di verità e vita), di orientamento xenofobo e ultranazionalista. Oltre
a ribadire il suo appoggio ai valori e alle battaglie politiche dell’estrema destra
ungherese, durante il comizio Irving ha definito Blair 'falso' al pari del presidente
ungherese Gyurcsány (oggetto di uno scandalo per aver mentito sullo stato dei
conti pubblici pur di essere riconfermato alle elezioni dell’aprile 2006). Lo
storico revisionista ha inoltre accusato i governi di falsare la verità storica
che lui invece sostiene di ricercare, istituendo pericolosi parallelismi tra il
processo di Norimberga e “l’Olocausto di 600 mila iracheni innocenti ad opera
di Bush e Blair”. Il leader del Miép, István Csurka, noto scrittore, è stato uno
dei leader del cambio di regime nell’89, nonché tra i violenti protagonisti dell’assalto
alla sede della tv di Stato del 18 settembre scorso. Molto elegante nel suo costume
tradizionale magiaro, il politico ha concluso il suo discorso incitando alla rivoluzione
in caso di mancate dimissioni del governo, a guida socialista, e ha difeso il
diritto a esibire in piazza la bandiera di Arpad (ex vessillo del partito filonazista
sostenitore della deportazione verso i campi di sterminio degli ebrei ungheresi,
fino ad allora risparmiati dalla furia nazista). Il Fidesz, il maggior partito
della destra ungherese, ha, invece, espressamente chiesto ai suoi sostenitori
di non portarla al loro comizio. La riunione del Miép si è tenuta nella piazza
degli Eroi, luogo storico per la destra ungherese, dove nell'86 furono celebrati
i funerali di Stato di Imre Nagy (il leader del ‘56) e dove sono stati resi gli
onori militari a Puskas, lo scorso dicembre. Contemporaneamente, lo Jobbik, l’altro
partito dell’estrema destra magiara, ha svolto la sua manifestazione in un altro
punto della città, a Vörösmarty tér. I due partiti si erano presentati insieme
alle ultime elezioni. Era presente una folla eterogenea di simpatizzanti: ragazzi,
signori con l’abito buono, poveracci, barboni, nostalgici del ventennio magiaro,
giovani con gli abiti firmati e signore in lustrini e pelliccia accanto a teste
rasate, giubbotti neri e pantaloni militari.
Gli scontri. Sono questi ultimi che, al calar della sera, hanno preso l’iniziativa, marciando
contro la polizia lungo l’elegante viale Andràssy, quando si è diffusa la notizia
dell’arresto di Budahàzi Gyorgy, un altro dei protagonisti dell’assalto di settembre
alla tv di Stato. Ricercato da allora era più volte apparso in pubblico in questi
mesi. Per tutta la giornata le manifestazioni si erano svolte pacificamente: l’episodio
più grave era stato il lancio di un uovo che aveva centrato il sindaco di Budapest
Gabor Demsky, durante il suo discorso pubblico. La cronaca ha invece registrato
più tardi due ore di guerriglia urbana, con barricate date alle fiamme di fronte
al teatro dell’opera di Budapest, utilizzo massiccio di gas lacrimogeni e urticanti,
mezzi d’assalto e, immancabili, cori antisemiti. A posteriori, aveva le sue buoni
ragioni Feldmajer Peter, il capo dell’organizzazione degli ebrei ungheresi, Mazsihisz,
che nei giorni immediatamente precedenti aveva dichiarato: ”Stiamo consigliando
a tutti di rimanere in casa, specie gli anziani. L'estrema destra non fa che accusare
gli ebrei per i problemi dell’Ungheria. E lo fa nel modo più violento”.