28/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo storico negazionista Irving ospite della destra xenofoba nel giorno della festa nazionale
Scritto per noi da
Alessandro Grimaldi
 
David IrvingRevisionismo ungherese. “La rivolta ungherese del 56 fu una rivolta popolare contro gli ebrei. Il gruppo dirigente comunista era controllato dagli ebrei; una dittatura giudaica che opprimeva i gentili“ Questa è la tesi di fondo di “Uprising – One Nation’s tragedy”, il libro del discusso storico revisionista inglese David Irving sui fatti d’Ungheria, con il quale nell’81 iniziò a occuparsi di revisionismo ebraico, dopo la famigercontestaata biografia tesa a riabilitare Hitler. Anche se la tesi sostenuta è tutt’altro che accettata (i leader comunisti ungheresi degli anni ’50, tra cui anche Rákosi, erano sì di origini ebraiche, ma le ripudiarono e si fecero essi stessi fautori di attacchi anisemiti), non c’è da stupirsi che il signor Irving sia da sempre gradito ospite dell’estrema destra xenofoba ungherese. Qui a Budapest partecipò, nel 2003, in occasione della nuova traduzione ungherese del libro, ad una storica riunione di piazza insieme a Le Pen. E nel 2005 era di ritorno da una conferenza sulle connivenze tra Eichmann ed i capi della comunità ebraica di Budapest, quando fu fermato in Stiria, messo sotto processo e condannato dalle autorità austriache per negazione dell’Olocausto.
 
Comizio con bandiera di ArpadI comizi dell’estrema destra. Irving, uscito nel dicembre 2006 dalle carceri austriache, è tornato in Ungheria la settimana scorsa per una serie di conferenze, e giovedì 15 marzo (festa nazionale ungherese) è stato ospite d’onore, a  Budapest, del comizio del Miép (Partito ungherese di verità e vita), di orientamento xenofobo e ultranazionalista. Oltre a ribadire il suo appoggio ai valori e alle battaglie politiche dell’estrema destra ungherese, durante il comizio Irving ha definito Blair 'falso' al pari del presidente ungherese Gyurcsány (oggetto di uno scandalo per aver mentito sullo stato dei conti pubblici pur di essere riconfermato alle elezioni dell’aprile 2006). Lo storico revisionista ha inoltre accusato i governi di falsare la verità storica che lui invece sostiene di ricercare, istituendo pericolosi parallelismi tra il processo di Norimberga e “l’Olocausto di 600 mila iracheni innocenti ad opera di Bush e Blair”. Il leader del Miép, István Csurka, noto scrittore, è stato uno dei leader del cambio di regime nell’89, nonché tra i violenti protagonisti dell’assalto alla sede della tv di Stato del 18 settembre scorso. Molto elegante nel suo costume tradizionale magiaro, il politico ha concluso il suo discorso incitando alla rivoluzione in caso di mancate dimissioni del governo, a guida socialista, e ha difeso il diritto a esibire in piazza la bandiera di Arpad (ex vessillo del partito filonazista sostenitore della deportazione verso i campi di sterminio degli ebrei ungheresi, fino ad allora risparmiati dalla furia nazista). Il Fidesz, il maggior partito della destra ungherese, ha, invece, espressamente chiesto ai suoi sostenitori di non portarla al loro comizio. La riunione del Miép si è tenuta nella piazza degli Eroi, luogo storico per la destra ungherese, dove nell'86 furono celebrati i funerali di Stato di Imre Nagy (il leader del ‘56) e dove sono stati resi gli onori militari a Puskas, lo scorso dicembre. Contemporaneamente, lo Jobbik, l’altro partito dell’estrema destra magiara, ha svolto la sua manifestazione in un altro punto della città, a Vörösmarty tér. I due partiti si erano presentati insieme alle ultime elezioni. Era presente una folla eterogenea di simpatizzanti: ragazzi, signori con l’abito buono, poveracci, barboni, nostalgici del ventennio magiaro, giovani con gli abiti firmati e signore in lustrini e pelliccia accanto a teste rasate, giubbotti neri e pantaloni militari.
 
Scontri del 15 marzoGli scontri. Sono questi ultimi che, al calar della sera, hanno preso l’iniziativa, marciando contro la polizia lungo l’elegante viale Andràssy, quando si è diffusa la notizia dell’arresto di Budahàzi Gyorgy, un altro dei protagonisti dell’assalto di settembre alla tv di Stato. Ricercato da allora era più volte apparso in pubblico in questi mesi. Per tutta la giornata le manifestazioni si erano svolte pacificamente: l’episodio più grave era stato il lancio di un uovo che aveva centrato il sindaco di Budapest Gabor Demsky, durante il suo discorso pubblico. La cronaca ha invece registrato più tardi due ore di guerriglia urbana, con barricate date alle fiamme di fronte al teatro dell’opera di Budapest, utilizzo massiccio di gas lacrimogeni e urticanti, mezzi d’assalto e, immancabili, cori antisemiti. A posteriori, aveva le sue buoni ragioni Feldmajer Peter, il capo dell’organizzazione degli ebrei ungheresi, Mazsihisz, che nei giorni immediatamente precedenti aveva dichiarato: ”Stiamo consigliando a tutti di rimanere in casa, specie gli anziani. L'estrema destra non fa che accusare gli ebrei per i problemi dell’Ungheria. E lo fa nel modo più violento”.
Parole chiave: irvine, ebrei, budapest, Miép, Gyurcsány
Categoria: Politica
Luogo: Ungheria
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