Appena saputo dell’arresto di Hanefi – senza il cui aiuto
Daniele sarebbe ancora in mano ai talebani – Gino Strada ha subito chiesto il
suo immediato rilascio al locale capo dei servizi e al governatore della
provincia di Helmand. "E' una cosa grottesca e provocatoria - ha
dichiarato il chirurgo di Emergency - che chi ha maggiormente contribuito alla
liberazione di Daniele si trovi oggi arrestato del governo afgano".

Del fatto è stato immediatamente informato l'ambasciatore italiano
a Kabul, Ettore Sequi, che si è subito messo in contatto con i vertici dei
servizi afgani. "Mi hanno detto - ha riferito Sequi – che si tratta di una
normale procedura per sentire una persona informata dei fatti nell'ambito
dell'inchiesta che la magistratura afgana ha aperto sul caso Mastrogiacomo.
Garantiscono che Hanefi verrà presto rilasciato. Hanno aggiunto – prosegue
l'ambasciatore – che per lo stesso motivo anche l'inviato di Repubblica verrà
sentito dalle autorità afgane al suo rientro in Italia".
Come se non bastasse, nel corso della mattinata circa un
centinaio di persone si sono radunate davanti all’edificio che ospita il
personale internazionale di Emergency, dove si trova lo stesso Daniele. Volevano
notizie sulla sorte dei due ostaggi afgani: Sayed Agha, l’autista di Daniele
ucciso dai talebani venerdì scorso, e Ajmal
Naskhbandi, l’interprete che è stato liberato ma non consegnato a Emergency. Protestavano
contro il governo Karzai, accusato di non aver fatto abbastanza per
loro. Dopo circa un'ora, la folla si è dispersa e la situazione è tornata
tranquilla.