Una famiglia iraniana ottiene asilo politico in Canada dopo 10 mesi vissuti in aeroporto a Mosca
La luce in fondo al tunnel, dopo dieci
mesi. Tanti ne sono passati da quando 10 iraniani, tutti membri della
stessa famiglia, sono arrivati a Mosca, in attesa di un visto per il
Canada, come rifugiati politici.
Incredibile vicenda. La loro avventura, che ricorda quella
che ha ispirato il film The Terminal, con Tom Hanks, è
cominciata nel 2004, quando i fuggiaschi hanno tentato di raggiungere
i loro parenti a Ottawa, passando per la Russia e la Germania. Dopo
il primo scalo a Mosca, dove tutto era andato bene, la polizia
doganale di Francoforte si è resa conto che i loro passaporti
erano contraffatti, e ha imbarcato la famiglia sul primo aereo per la
Russia. Appena giunti a Mosca, nello scalo di Sheremetyevo, per loro
fortuna, le autorità russe li hanno confinati agli arresti
domiciliari, senza rispedirli in Iran, dove non avrebbero certo
ricevuto un'accoglienza calorosa. A quel punto i funzionari
dell'ambasciata canadese a Mosca hanno cominciato un lungo processo
burocratico per analizzare la loro richiesta d'asilo.
Lieto fine. L'odissea della famiglia, come se non
bastasse quello che avevano già passato, si è
ulteriormente complicata a causa del fatto che la domanda che hanno
presentato all'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati
era sbagliata. La colpa era dell'interprete che, nella traduzione
della domanda dal farsi all'inglese, aveva sbagliato alcuni dettagli.
A quel punto, a maggio 2006, in attesa di una risposta dal Canada,
il governo russo ha privato dell'alloggio la famiglia iraniana che è
stata condotta nel terminal dell'aeroporto Sheremetyevo di Mosca. I
dieci iraniani, fino a oggi, quando il network televisivo
statunitense Cbs ha annunciato che il governo canadese aveva concesso
il nullaosta, hanno vissuto nell'aeroporto, tra ignari turisti e
uomini d'affari. Privi di tutto, sono riusciti a sopravvivere solo
grazie alla solidarietà del personale dell'aeroporto e sono
decollati oggi verso Ottawa, dove contano di costruirsi una nuova
vita.