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La
fiction e la realtà. Accade
per due motivi opposti, che finiscono per rendere con chiarezza la
contradditorietà dell'avventura italiana in Iraq: da un lato
la fiction 'Nassirya, per non dimenticare', trasmessa da Canale 5, e
dall'altra la richiesta d'imputazione, da parte del gip di Roma, per
due militari del Battaglione San Marco, accusati di aver sparato su
un'ambulanza che trasportava civili a Nassirya. Due fatti che
raccontano, in modo diametralmente opposto, la missione 'Antica
Babilonia'. Da un lato l'esaltazione del mito degli 'italiani brava
gente', che partecipano alle missioni di pace per salvare le
popolazioni civili dei teatri di guerra, dall'altro lato il volto
oscuro della missione in Iraq, la violenza e lo scontro armato, che
denudano l'equivoco di fondo: quella in Iraq non è stata una
missione di pace.
Una brutta storia. La notte tra
il 5 e il 6 agosto, secondo la versione ufficiale fornita
dall'esercito italiano, i militari del San Marco hanno aperto il
fuoco su una sospetta autobomba che avanzava a tutta velocità
verso la loro postazione e l'hanno distrutta. La notizia sarebbe
potuta restare tale, vista l'impossibilità progressiva per i
cronisti di raccontare la guerra in Iraq, se proprio in quei giorni
la base del contingente italiano a Nassirya non avesse ospitato Garen
che, con un filmato, rende pubblica l'intervista a un autista di
ambulanze iracheno che denuncia come i militari italiani abbiano
aperto il fuoco su un'ambulanza che trasportava una donna incinta e
alcuni parenti, uccidendo alcune persone. Nei giorni successivi, sia
il Tg3 che il Tg2 riprendono le dichiarazioni di Garen, ma poi la
vicenda scompare dalle cronache italiane, anche perché i due
soldati si sono sempre dichiarati innocenti, sostenendo di aver
aperto il fuoco contro un furgoncino sospetto. Soltanto
l'Unità ha ripreso la notizia, avvalorata da fonti
ospedaliere di Nassiriya, che confermavano il fuoco contro
un'ambulanza con sette persone a bordo. I vertici militari italiani
hanno opposto un silenzio gelido alle richieste dei pochi giornalisti
che si sono occupati del caso, e lo stesso atteggiamento ha assunto
il governo Berlusconi durante una seduta del 27 agosto del 2004 delle
Commissioni Esteri e Difesa rispetto a un'interrogazione in merito
alla vicenda dei deputati Paolo Cento ed Elettra Deiana,
rispettivamente dei Verdi e di Rifondazione Comunista. Ma il
Gip di Roma non ha creduto a Stival e Allocca, imputandoli per 'uso
aggravato delle armi contro ambulanze'. Una brutta storia, paradigma
di tutti gli equivoci di Nassirya, nati dalla decisione politica di
spacciare per missione di pace un'invasione militare.Christian Elia
Parole chiave: nassirya, raoul bova, claudia pandolfi, fiction nassirya, iraq, battaglione san marco