I
bambini di Nablus corrono nell’intreccio di scure viuzze che si
sgrovigliano nel centro, tra case arroccate per proteggersi l’un
l’altra.
I bambini di Nablus giocano sui tetti, sospesi tra
cielo e terra, appesi ad un aquilone, in fuga dalla guerra.

I bambini
di Nablus si nascondono dietro a finestre con grate che oscurano
stanze traboccanti di vita e dolore.
I bambini di Nablus lavorano
in fabbriche di sapone e di caramelle, non c’è paura nel loro
sguardo.
Alcuni hanno occhi curiosi e vivaci per altri invece poco
resta se non diffidenza e sospetto, troppe volte sono stati testimoni
di violenza e distruzione. Il loro sguardo è duro come la pietra
delle lapidi dei martiri, morti lottando contro l’occupazione,
uccisi con l’inganno nelle loro case, nelle viuzze della loro
città-fortezza.
Le piazze, le strade di Nablus sono tapezzate di
foto di giovani vite consumate anelando una libertà negata,
accecate dall’oppressione e tragicamente concluse con un colpo di
precisione a brucia pelo. I visi dei martiri sono una macabra
ispirazione per i bambini di Nablus, che sorridono beffardi alle
privazioni di una città strangolata.
I bambini di Nablus
diventeranno prigionieri di Nablus, raggiunti i quindici anni saranno
costretti a restare nella loro città-prigione o rischiare
l’arresto o la vita tentando di sfidare gli ordini che impediscono
loro di vedere un mondo diverso. Dovranno aspettare anni prima di
potersi avventurare al di fuori della loro città-galera e ancora
subendo controlli, umiliazioni, violenza.
Nei loro anni di prigionia
nelle vie di Nablus si fa strada una vita parallela, i bambini di
Nablus diventano i guerrieri di Nablus, si incontrano, pianificano,
si fanno forti l’un l’altro ostentando armi e un sorriso che
altro non è che una smorfia di scherno ad una vita ingrata.
I
guerrieri di Nablus impugnano pistole nella speranza di sconfiggere
un nemico feroce e potente, che asfissia le loro vite, famiglie e
futuro.
I
bambini di Nablus sognano una vita diversa, colori e spensieratezza,
un futuro di libertà e giustizia. E noi testimoni impotenti altro
non possiamo che offrire loro una manciata di dolcezza ed un
abbraccio colpevole.
Ai
margini di Nablus ci sono altri bambini che vestono uniformi e paura
di un nemico sconosciuto.
Bambini buttati a fare i soldati a
difendere uno stato crudele e avido di terra.
Grazia*