20/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente polacco costringe 700 mila cittadini a confessare se sono stati informatori comunisti

La caccia alle streghe inizia giovedì 15 marzo. Circa 700 mila cittadini polacchi che occupano posizioni nel pubblico impiego saranno obbligati a confessare loro eventuali collaborazioni con i servizi segreti dell'ex regime comunista.

L'onnipotente KaczynskiGli informatori confessino. Si tratta di una misura ideata dalla imprevedibile fantasia del presidente Lech Kaczynski, e dalla sua ossessione per il comunismo. Secondo le prescrizioni della campagna di "depurazione ideologica anticomunista", tutti i cittadini nati prima del 1972 devono inviare il loro "curriculum politico" all'Istituto della memoria nazionale, che verificherà la veridicità dei dati confrontandoli con quelli contenuti negli archivi dell'ex polizia politica. La legge  sostituisce un vecchio decreto del '97 che sottopose a monitoraggio 28 mila persone, tra politici, magistrati e funzionari pubblici. Oggi la megalomania presidenziale impone che il controllo venga moltiplicato per trenta: insegnanti, presidi, giornalisti, diplomatici, funzionari municipali e regionali, direttori di aziende pubbliche, editori nati prima del primo agosto 1972 saranno costretti a redigere una sorta di autocertificazione - o di confessione, secondo i punti di vista - da inviare all'organo preposto all'accertamento di eventuali collaborazioni con i servizi del passato regime: l'Istituto nazionale della memoria. Chi mente, rischia l'interdizione dai pubblici uffici per 10 anni.
 
L'ex consigliere del governo KrawczykApparato di controllo. All'Istituto della memoria è affidato il compito di incrociare i dati forniti dai cittadini con elenchi e registri contenuti negli uffici della ex-polizia segreta. Così facendo, secondo i detrattori della legge, si rischia di nuocere a persone innocenti, in quanto spesso i file della polizia contengono informazioni ambigue, se non vere e proprie menzogne fabbricate dagli agenti per guadagnare credito e stima da parte dei superiori. I file contenute negli archivi, inoltre, non fanno differenza tra la zelante denuncia e l'informazione estorta sotto pressione. Un esempio di come tale legge sia espressione di un governo altrettanto oscurantista quanto il regime che pretende di archiviare tramite epurazioni di massa, è quello di Andrzej Krawczyk, ex attivista di Solidarnosc negli anni bui e recentemente ex consigliere di Kaczynski per gli Affari esteri. Krawczyk fu costretto a rassegnare le dimissioni il mese scorso dopo che il settimanale 'Wprost' ottenne e pubblicò un documento che 'provava' la sua attività collaborazionistica. Tale documento fu firmato dall'ex consigliere nel 1982 durante la sua detenzione. Vi si dichiarava la disponibilità a collaborare col regime.
 
Manifestazione di Solidarnosc nel 1982"Fanatici e complessati". Krawczyk riferì a sua discolpa che i servizi lo costrinsero a firmare dopo 10 ore di interrogatorio, sotto la minaccia che avrebbe passato tre anni in prigione se non l'avesse fatto. La firma gli guadagnò il ritorno a casa, dalla moglie incinta, dove riprese la sua attività clandestina e mai - ha dichiarato - collaborò come informatore della polizia. Mercoledì 14 marzo Krawczyk è stato assolto da un tribunale di Varsavia, che non ha trovato alcuna prova della sua collusione negli archivi della polizia segreta. "L'Istituto della memoria - ha detto Krawczyk all'Associated Press - è guidato da fanatici e complessati. Loro stessi non hanno avuto alcun ruolo nella lotta al comunismo, perché troppo giovani o troppo passivi. Cercano adesso di compensare tale negligenza". Dato l'elevato numero di cittadini soggetti a 'monitoraggio', il timore è che le procedure di verifica impieghino mesi, che gli uffici e i tribunali preposti, sovraccarichi, costringano eventuali 'sospetti' a un limbo kafkiano lungo anni, in attesa che il loro destino venga deciso. Un'altra possibile conseguenza della legge è la paralisi delle aziende pubbliche, dell'amministrazione statale, delle scuole.
 
Veterani polacchi durante una commemorazione"Traditori comunisti". Sembra non preoccuparsene troppo il governo, che liquida le preoccupazioni degli oppositori con una scarna dichiarazione, affidata a uno dei suoi parlamentari: "Se qualcuno non ha niente da nascondere - dice Arkadiusz Mularczyk, del partito di governo Legge e Giustizia - non si deve preoccupare. Si tratta solo di dichiarare se si è stati agenti segreti. E anche se lo si è stati, nessun problema, a patto che si confessi ciò che si è fatto". Nessun problema. Come nessun problema per molti veterani polacchi del Secondo conflitto mondiale: chi, tra costoro, prese parte alle Brigate internazionali che combatterono il fascismo in Spagna durante la Guerra Civile, dovrà rinunciare alla pensione di guerra. Perché? Perché sarà considerato un "traditore comunista".

Luca Galassi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità