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L'attentato. Poco prima dell'alba di
giovedì, un gruppo di trecento ribelli maoisti – meglio noti
come Naxaliti – è sbucato dalla giungla nel distretto di
Dantewada, 1.500 chilometri a sud della capitale indiana Nuova Dehli,
e ha attaccato il posto di polizia di Bijapur con granate e ordigni
artigianali. Almeno cinquantacinque persone, tra membri
dell'esercito e poliziotti, sono rimasti uccisi
nell'attentato. I ribelli – tra cui ci sarebbero state diverse
donne - sono poi scappati nella giungla, dopo aver saccheggiato il
deposito delle armi, dato fuoco al campo e piazzato una gran quantità
di mine nei pressi del posto di polizia, rendendo così molto
difficili i soccorsi. “C'erano corpi dappertutto”, racconta un
testimone giunto a Bijapur poco dopo l'alba, “e la polizia aveva
paura di avvicinarsi ai corpi dei loro colleghi per timore che
esplodessero altre bombe”.
La rivolta maoista. La guerriglia
maoista Naxalita, che prende il nome da una rivolta contadina
scoppiata nel 1967 nel villaggio di Naxalbari del Bengala
Occidentale, è oggi attiva in undici dei ventotto Stati che
compongono la nazione indiana. I Naxaliti combattono contro il
governo centrale per l'instaurazione di uno Stato indipendente
socialista e, secondo i loro portavoce, “in difesa dei diritti dei
contadini alla terra”. Dal 1967 a oggi si sono contati almeno 6mila
morti. Mercoledì, alla vigilia dell'attentato, il ministro
degli Interni indiano Shivraj Patil aveva riferito in
Parlamento che le violenze e gli omicidi attribuibili ai naxaliti
sono aumentate di oltre il 50 percento, nel corso del 2006, nello
Stato di Chhattisgarh, a fronte di una diminuzione negli altri Stati
interessati dalla guerriglia. Dall'inizio del 2007, secondo i dati
raccolti da PeaceReporter, il
conflitto tra Naxaliti e governo centrale ha ucciso almeno 73
persone. Un bilancio che, questa mattina, è
drammaticamente salito. Cecilia Strada
Parole chiave: Chhattisgarh, Naxaliti, India, pace, guerra, attentato, ribelli maoisti