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L'accordo. Hamas e Fatah avevano
annunciato l'accordo già dopo l'incontro di febbraio alla
Mecca, ma ci sono volute alcune settimane per sciogliere l'ultimo
nodo: la nomina del ministro dell'Interno. Sabato il parlamento
palestinese voterà la fiducia al nuovo esecutivo, da cui ci si
aspetta una svolta, sia nella gestione della sicurezza interna, che
nei rapporti con Israele e la comunità internazionale. In
particolare, i palestinesi sperano che il nuovo governo composto non
più solo da Hamas possa spingere l'Unione Europea a rimuovere
le sanzioni che dal gennaio 2006 hanno spinto verso l'abisso
l'economia palestinese. Come concordato alla Mecca, il nuovo governo
si impegnerà a rispettare i precedenti accordi con Israele, ma
allo stesso tempo continuerà a sostenere la resistenza.
Israele. La prima reazione di
Israele però è stata negativa, un ufficiale del governo
ha fatto sapere che considera il nuovo esecutivo un passo indietro
nel processo di pace e che Israele farà pressione sulla
comunità internazionale affinché non lo riconosca. La
posizione di Israele è vincolata dalle tre condizioni poste
dal Quartetto, che pretende dai palestinesi il riconoscimento di
Israele, la rinuncia alla violenza e il rispetto dei precedenti
accordi. Washington ha già fatto sapere che collaborerà
col governo palestinese solo se rispetterà quelle condizioni,
mentre la posizione dell'Unione Europea sembra essere più
possibilista. Haniyeh ha spiegato che “la resistenza è un
diritto legittimo del popolo palestinese. La fine della resistenza
dipende dalla fine dell'occupazione e il conseguimento della libertà,
del diritto al ritorno e dell'indipendenza”. Haniyeh ha concluso
dichiarando che “Il governo rispetterà le risoluzioni
internazionali e gli accordi firmati dal Plo”. Mercoledì
scorso Israele e gli Stati Uniti avevano invitato i paesi arabi a
discutere, nel prossimo summit, alcune modifiche al piano di pace
proposto dall'Arabia Saudita nel 2002, specialmente per quel che
riguarda i profughi e il loro diritto al ritorno. Ufficiali
dell'Autorità Palestinese hanno ribadito il loro sostegno al
piano saudita, ma si sono opposti all'ipotesi di fare rientrare i
profughi in Cisgiordania e a Gaza anziché nel territorio oggi
israeliano. Naoki Tomasini
Parole chiave: Ismail Haniyeh, Abu Mazen, Hani Talab al Qawasami, Mustapha Barghouti