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Ostaggi. Il Mend non ha fornito spiegazioni sulla liberazione degli ostaggi, salvo rendere noto
in un comunicato che “il loro rilascio è la risposta alle richieste di alcuni
soggetti, richieste che non potevano essere ignorate”. Ora, degli oltre cento
rapiti nel corso degli ultimi dodici mesi, in mano ai miliziani del delta rimane
solamente un ostaggio francese. Ma la lotta, assicura la portavoce del Mend Cynthia Whyte in un'intervista concessa a PeaceReporter, non si fermerà qui. I ribelli continuano ad accusare il governo nigeriano e
le compagnie petrolifere operanti nel delta del Niger di sfruttare il sottosuolo
senza garantire lo sviluppo della popolazione, buona parte della quale continua
a vivere sotto la soglia di povertà. “Le compagnie petrolifere pensano di poter
continuare a fare i loro comodi, sfruttando la nostra terra e spogliando la popolazione
dei suoi diritti, fin quando avranno Aso Rock (la sede della presidenza nigeriana,
ndr) a sostenerle – dichiara la Whyte –. E' nostra intenzione mostrare loro che
il vento è cambiato. Nulla di ciò che faremo alle compagnie petrolifere potrà
eguagliare quanto di male hanno fatto alla nostra gente”.
Accuse. La difficile situazione del delta del Niger è confermata anche da Patrick Naagbanton,
attivista di Port Harcourt che lotta per i diritti delle popolazioni locali. “La
situazione è peggiorata negli ultimi anni – dichiara a Peacereporter – visto che l'afflusso di armi dall'Europa ha favorito il proliferare di gang
armate che nulla hanno a che fare con i gruppi che lottano per rivendicazioni
politiche. Queste gang sono specializzate nei rapimenti per riscatto e nel contrabbando
di petrolio, e in periodo elettorale vengono 'affittate' dai politici per intimidire
avversari ed elettori”. Matteo Fagotto