15/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ultima tappa del viaggio in America Latina del presidente Usa, George W. Bush, passa per il Messico. Anche qui, violenti incidenti fra manifestanti anti-Bush e polizia
  
L'ultima tappa del viaggio in America Latina del presidente Usa, George W. Bush, passa per il Messico. Anche qui, violenti incidenti fra manifestanti anti-Bush e polizia.

Il presidente americano George W. Bush e il presidente messicano Felipe CalderonI fatti. “Oggi abbiamo inaugurato un nuovo periodo di relazioni bilaterali” ha detto Felipe Calderon, presidente messicano, dalla 'Hacienda Xcantun', a pochi chilometri dal centro di Merida, favolosa e antica proprietà trasformata da alcuni anni in hotel di lusso, dopo l'incontro con George Bush. Riferendosi ai grandi problemi, come immigrazione, traffico di armi e droga, Calderon ha spiegato: “Se condividiamo i problemi, dobbiamo anche condividerne la soluzione”.
Certo è che l'amministrazione di Washington, da sempre amica dei governi conservatori messicani, è stata costretta, visti i risultati, a complimentarsi con Calderon, e le parole usate dal presidente Bush sono state promettenti: “Farò tutto quello che posso per risolvere il problema dell'immigrazione in modo integrale”. Inoltre, Bush, si è anche complimentato per il buon lavoro portato avanti dal governo di Calderon in materia di lotta al crimine organizzato e al narcotraffico, ammettendo che anche gli Usa dovranno fare di più per provare, quantomeno, a ridurre la crescente richiesta di droga (e armi...).

Esplicite le scritte in diversi muri di Città del MessicoGli elogi. Non si è limitato, però, a elogiare l'amministrazione di Città del Messico e ha parlato anche del muro, criticato da mezzo mondo, che separa le due nazioni.
Re George, insieme alla fedele Condoleeza Rice, cerca alleanze nella regione come alleato ma dopo gli avvenimenti degli scorsi giorni pare proprio che non ci sia riuscito del tutto.
Ad accentuare le perplessità sul buon esito del viaggio di Bush in sudamerica è stato il presidente venezuelano Hugo Chavez, che oggigiorno in Sudamerica è sinonimo di antagonismo e autonomia. Secondo Chavez, infatti, Bush negli ultimi anni ha perso la sua influenza e il suo viaggio ha come unico obiettivo quello di estromettere dall'attività politica il Venezuela e il suo presidente.

Le manifestazioni di protesta in MessicoAnche in Messico tafferugli. Anche in Messico il leader Usa si è dovuto scontrare con la dura realtà che ha accompagnato tutti i suoi spostamenti in America Latina. Decine di giovani con il volto coperto, dopo aver manifestato per le strade di Città del Messico al grido “Bush assassino” e bruciando le bandiere americane, hanno ingaggiato violenti tafferugli con le forze dell'ordine nei pressi dell'ambasciata americana.
Un fitto lancio di oggetti, in particolare sassi, qualche bomba incendiaria e centinaia di colpi sparati dalle fionde sono stati sedati con molta difficoltà dalla polizia in assetto antisommossa.
Addirittura un deputato del Prd (Partido revolucionario democratico), Gerardo Fernandez Norona, insieme a un nutrito gruppo di suoi fedelissimi compagni di partito, si è presentato a Merida per consegnare a Bush una confezione con all'interno 200 soldatini di stagno “come terapia sostitutiva – ha detto il deputato – affinché smetta di giocare alla guerra nel mondo”.

Alessandro Grandi

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