L'ultima tappa del viaggio in America Latina del presidente Usa, George W. Bush, passa per il Messico. Anche qui, violenti incidenti fra manifestanti anti-Bush e polizia
L'ultima tappa del viaggio in America Latina del presidente Usa, George W. Bush,
passa per il Messico. Anche qui, violenti incidenti fra manifestanti anti-Bush
e polizia.
I fatti. “Oggi abbiamo inaugurato un nuovo periodo di relazioni bilaterali” ha detto Felipe
Calderon, presidente messicano, dalla 'Hacienda Xcantun', a pochi chilometri dal
centro di Merida, favolosa e antica proprietà trasformata da alcuni anni in hotel
di lusso, dopo l'incontro con George Bush. Riferendosi ai grandi problemi, come
immigrazione, traffico di armi e droga, Calderon ha spiegato: “Se condividiamo
i problemi, dobbiamo anche condividerne la soluzione”.
Certo è che l'amministrazione di Washington, da sempre amica dei governi conservatori
messicani, è stata costretta, visti i risultati, a complimentarsi con Calderon,
e le parole usate dal presidente Bush sono state promettenti: “Farò tutto quello
che posso per risolvere il problema dell'immigrazione in modo integrale”. Inoltre,
Bush, si è anche complimentato per il buon lavoro portato avanti dal governo di
Calderon in materia di lotta al crimine organizzato e al narcotraffico, ammettendo
che anche gli Usa dovranno fare di più per provare, quantomeno, a ridurre la crescente
richiesta di droga (e armi...).
Gli elogi. Non si è limitato, però, a elogiare l'amministrazione di Città del Messico e
ha parlato anche del muro, criticato da mezzo mondo, che separa le due nazioni.
Re George, insieme alla fedele Condoleeza Rice, cerca alleanze nella regione
come alleato ma dopo gli avvenimenti degli scorsi giorni pare proprio che non
ci sia riuscito del tutto.
Ad accentuare le perplessità sul buon esito del viaggio di Bush in sudamerica
è stato il presidente venezuelano Hugo Chavez, che oggigiorno in Sudamerica è
sinonimo di antagonismo e autonomia. Secondo Chavez, infatti, Bush negli ultimi
anni ha perso la sua influenza e il suo viaggio ha come unico obiettivo quello
di estromettere dall'attività politica il Venezuela e il suo presidente.
Anche in Messico tafferugli. Anche in Messico il leader Usa si è dovuto scontrare con la dura realtà che ha
accompagnato tutti i suoi spostamenti in America Latina. Decine di giovani con
il volto coperto, dopo aver manifestato per le strade di Città del Messico al
grido “Bush assassino” e bruciando le bandiere americane, hanno ingaggiato violenti
tafferugli con le forze dell'ordine nei pressi dell'ambasciata americana.
Un fitto lancio di oggetti, in particolare sassi, qualche bomba incendiaria e
centinaia di colpi sparati dalle fionde sono stati sedati con molta difficoltà
dalla polizia in assetto antisommossa.
Addirittura un deputato del Prd (Partido revolucionario democratico), Gerardo
Fernandez Norona, insieme a un nutrito gruppo di suoi fedelissimi compagni di
partito, si è presentato a Merida per consegnare a Bush una confezione con all'interno
200 soldatini di stagno “come terapia sostitutiva – ha detto il deputato – affinché
smetta di giocare alla guerra nel mondo”.