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La visita. Il 15 febbraio, nella base di Fort Benning 75 soldati, già curati per ferite
sul campo, sono stati visitati per rivedere il loro status medico. Alcuni dei
militari che hanno partecipato al check-up assicurano che le visite sono state
condotte con l'evidente obiettivo di minimizzare il loro problemi, eliminando
le restrizioni al loro invio al fronte. Intervistato da Salon, il chirurgo della
brigata che ha condotto le visite ammette di aver rivisto circa un terzo dei profili
medici dei soldati, ma non necessariamente migliorandoli. L'obiettivo, secondo
il chirurgo, era di “mettere i profili in regola con le norme”, non di trovare
forze fresche da inviare a Baghdad nell'ambito del temporaneo aumento di truppe
previsto dall'amministrazione Bush.
In partenza. I profili medici di questi e di altri soldati sono stati rivisti dopo quella
visita di metà febbraio. Di colpo, dalle schede sono sparite le limitazioni che
impedivano un ritorno al fronte. E a cominciare dallo scorso fine settimana, questi
militari fanno parte del contingente pronto ad approdare in Iraq: alcuni sono
già sul campo. “Hanno mandato qualcuno che non può indossare caschi e protezioni
corporee? Beh, è sbagliato. E' una zona di guerra”, ha detto Steven Robinson,
direttore delle questioni dei veterani all'associazione Veterans for America.
“Serve un'indagine seria. Non si può semplicemente dare un'occhiata a qualcuno
e dirgli che è a posto per combattere. L'intera faccenda puzza di un esercito
sopra i propri limiti, in crisi, che non riesce a mandare abbastanza soldati al
fronte”. Alessandro Ursic