Il governo libanese annuncia di aver catturato gli attentatori di Ein Alaq: 4 agenti di Damasco
Hanno un nome gli uomini che avrebbero messo due ordigni su due pulmini, il 13
febbraio scorso, uccidendo 3 persone, nel villaggio cristiano di Ein Alaq, non
lontano dalla città di Bikfaya, a mezz’ora di auto da Beirut.
Rei confessi. Si tratta, secondo quanto ha fatto sapere Hassan al-Sabaa, ministro degli Interni
libanese, di 4 siriani, che avrebbero confessato. Al-Sabaa ha comunicato alla
stampa che si tratterebbe di miliziani del gruppo Fatah al-Islam, movimento nato
nei campi profughi palestinesi in Libano legato ai servizi segreti siriani. “Non
è un segreto che Fatah al-Islam fa parte del gruppo più grande chiamato Fatah
al-Intifada, e che quest'ultimo è legato all'apparato di intelligence siriano
nel nostro paese”, sostiene il ministro.
“Se un uomo viene ucciso nella foresta amazzonica, il governo libanese accusa
noi dell'omicidio”, ha replicato il gruppo di Fatah al-Islam in un comunicato,
nel quale ha negato qualsiasi coinvolgimento nell'attentato, e ribadito che l'anno
scorso è avvenuta una scissione con Fatah al-Intifada, movimento nel quale non
si riconosce più.
Il gruppo sospettato ha fatto sapere di ritenersi vittima di una congiura del
governo libanese, che cerca un pretesto per prendersela con i circa 400 mila profughi
palestinesi che vivono nei campi profughi in Libano, in particolare quello di
Bedawi, dove il gruppo ha il suo quartier generale.
Beirut accusa Damasco. Ma il governo è convinto di avere le prove di quanto afferma, ritenendo che
l'attentato fosse indirizzato a terrorizzare le migliaia di manifestanti che si
sarebbero recati il giorno dopo a commemorare l'assassinio di Rafiq Hariri, avvenuto
il 14 febbraio 2005. “Hanno confessato che i loro mandanti hanno espressamente
chiesto di tenersi pronti per un'altra operazione”, ha dichiarato Ghazi Aridi,
il ministro dell'Informazione, “l'obiettivo doveva essere una sede del partito
Kataeb, ma all'ultimo momento è stato scelto un obiettivo più semplice”.
Il partito Kataeb è uno schieramento cristiano, da sempre feudo della famiglia
Gemayel. Pierre Gemayel, l'ultimo leader, è stato assassinato nel novembre dello
scorso anno e l'attentato, circostanza che secondo il governo avvalora la versione
ufficiale, è avvenuto nella zona di Bifkaya, dove c'è la casa del patriarca dei
Gemayel. Sulla vicenda sta indagando la Commissione internazionale che è al lavoro
su una serie di omicidi politici avvenuti in Libano dall'omicidio Hariri in poi.
Ancora una volta l'attacco del governo libanese alla Siria è diretto, con il
coinvolgimento dei palestinesi che, almeno fino a ora, erano rimasti esclusi dalle
tensioni nel Paese dei Cedri, dove il quadro si complica sempre di più.
red