15/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo libanese annuncia di aver catturato gli attentatori di Ein Alaq: 4 agenti di Damasco
Hanno un nome gli uomini che avrebbero messo due ordigni su due pulmini, il 13 febbraio scorso, uccidendo 3 persone, nel villaggio cristiano di Ein Alaq, non lontano dalla città di Bikfaya, a mezz’ora di auto da Beirut.

uno dei due pulmini distrutti nell'attentato a ein alaqRei confessi. Si tratta, secondo quanto ha fatto sapere Hassan al-Sabaa, ministro degli Interni libanese, di 4 siriani, che avrebbero confessato. Al-Sabaa ha comunicato alla stampa che si tratterebbe di miliziani del gruppo Fatah al-Islam, movimento nato nei campi profughi palestinesi in Libano legato ai servizi segreti siriani. “Non è un segreto che Fatah al-Islam fa parte del gruppo più grande chiamato Fatah al-Intifada, e che quest'ultimo è legato all'apparato di intelligence siriano nel nostro paese”, sostiene il ministro.
“Se un uomo viene ucciso nella foresta amazzonica, il governo libanese accusa noi dell'omicidio”, ha replicato il gruppo di Fatah al-Islam in un comunicato, nel quale ha negato qualsiasi coinvolgimento nell'attentato, e ribadito che l'anno scorso è avvenuta una scissione con Fatah al-Intifada, movimento nel quale non si riconosce più.
Il gruppo sospettato ha fatto sapere di ritenersi vittima di una congiura del governo libanese, che cerca un pretesto per prendersela con i circa 400 mila profughi palestinesi che vivono nei campi profughi in Libano, in particolare quello di Bedawi, dove il gruppo ha il suo quartier generale.

pierre gemayel, ucciso a novembre 2006Beirut accusa Damasco. Ma il governo è convinto di avere le prove di quanto afferma, ritenendo che l'attentato fosse indirizzato a terrorizzare le migliaia di manifestanti che si sarebbero recati il giorno dopo a commemorare l'assassinio di Rafiq Hariri, avvenuto il 14 febbraio 2005. “Hanno confessato che i loro mandanti hanno espressamente chiesto di tenersi pronti per un'altra operazione”, ha dichiarato Ghazi Aridi, il ministro dell'Informazione, “l'obiettivo doveva essere una sede del partito Kataeb, ma all'ultimo momento è stato scelto un obiettivo più semplice”.
Il partito Kataeb è uno schieramento cristiano, da sempre feudo della famiglia Gemayel. Pierre Gemayel, l'ultimo leader, è stato assassinato nel novembre dello scorso anno e l'attentato, circostanza che secondo il governo avvalora la versione ufficiale, è avvenuto nella zona di Bifkaya, dove c'è la casa del patriarca dei Gemayel. Sulla vicenda sta indagando la Commissione internazionale che è al lavoro su una serie di omicidi politici avvenuti in Libano dall'omicidio Hariri in poi.
Ancora una volta l'attacco del governo libanese alla Siria è diretto, con il coinvolgimento dei palestinesi che, almeno fino a ora, erano rimasti esclusi dalle tensioni nel Paese dei Cedri, dove il quadro si complica sempre di più.

red