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I dati. Su 665 casi di crimini commessi al fronte e puniti, 240 sono relativi a episodi
in cui il militare condannato era sotto l'effetto dell'alcool. L'episodio più
noto è quello della strage di Mahmudiya nel marzo del 2006, quando un gruppo di
soldati stuprò una 14enne e uccise lei con tutta la sua famiglia. Le indagini
sul caso, che finora hanno portato a due condanne, hanno scoperto che i soldati
erano sbronzi di un whisky fornito da colleghi dell'esercito iracheno. In altri
episodi di violenza le vittime sono gli stessi soldati statunitensi, uccisi o
feriti da colpi sparati da commilitoni ubriachi.
Tendenza in aumento. Secondo un recente studio del Pentagono, il numero di soldati che ammettono di
ubriacarsi sistematicamente è aumentato del 30 percento dal 2002 al 2005, un risultato
che “potrebbe segnalare un crescente uso pesante di alcol nell'esercito”. Per
la prima volta dal 1985, le ricerche del dipartimento della Difesa hanno scoperto
che oltre un quarto dei soldati sostiene di bere molto su base regolare, dove
“bere molto” significa mandar giù almeno cinque bicchieri in una sera. Ed è salito
anche l'uso di droghe sotto le armi: lo fanno il cinque percento dei soldati.
Ma nonostante una tendenza ben delineata per lo stesso Pentagono, il dipartimento
della Difesa – costretto a trovare continuamente fondi per finanziare le due guerre
– ha tagliato del 39 percento le spese per prevenire gli abusi di alcool e tabacco,
scendendo da 12,6 a 7,74 milioni di dollari (5,9 milioni di euro) nell'ultimo
anno.Alessandro Ursic
Parole chiave: iraq, alcool, superalcolici, soldati, mahmudiya, esercito, soldati, ubriachi