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Immobilismo. La consultazione
per il rinnovo del parlamento siriano è prevista per il 22
aprile e nei mesi successivi ci sarà il referendum per la
carica di presidente, ma nessuno in Siria si fa illusioni: il
parlamento rimarrà saldo nelle mani del Baath e della
coalizione del Syrian Socialist National Party, mentre il presidente
sarà Bashar al Assad, per altri sette anni.
Prigionieri di coscienza. Sono
almeno dieci gli attivisti per i diritti umani arrestati nel maggio
2006, per aver aderito alla dichiarazione Beirut-Damasco, un
documento firmato da centinaia di siriani e libanesi, che chiedono la
normalizzazione delle relazioni tra i due paesi e la fine delle
ingerenze di Damasco sul Libano. Tra i dissidenti più noti e
più duramente attaccati dal regime, Michel Kilo e Anwar al
Bunni. Kilo, giornalista e scrittore arrestato nel maggio 2006,
lamenta di essere stato maltrattato e tenuto in condizioni
miserevoli. Non molto diversa è la vicenda dell'attivista per
i diritti umani Anwar al Bunni, la figura simbolo dei diritti umani
nel Paese.
Cavilli e codicilli. L'arma
principale del regime contro gli oppositori è l'Art. 150 del
codice penale militare, che consente la “detenzione temporanea,
fino a cinque anni, per chi pubblica articoli politici o discorsi che
promuovano un partito o uno dei movimenti banditi”. Questa norma si
scontra con l'Art. 38 della Costituzione siriana, per il quale “ogni
cittadino ha il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni
attraverso ogni mezzo di espressione”, e anche con la Convenzione
Internazionale per i Diritti Civili, ratificata da Damasco nel 1969,
che stabilisce il diritto di associazione e la libertà di
circolazione. Questi ultimi diritti sono ancora oggi lettera morta:
chiunque in Siria può essere arrestato per reati di opinione e
qualsiasi riunione non autorizzata rischia di trasformarsi in una
retata. Non solo, molti attivisti si sono visti negare il permesso di
lasciare il Paese per partecipare a incontri e conferenze, tra loro
anche il fratello di al Bunni, Akram. Altri oppositori arrestati lo
scorso maggio sono stati rilasciati in settembre, ma da allora il
regime li ha seguiti e controllati strettamente, trattenendo il
qualche caso i loro figli o altri parenti. É il caso di
Mahmoud Issa, Kamal al Libwani, Khalil Hussein e Suleyman Shummar,
che Amnesty International e il Syrian Committee for Human Rights
considerano ad alto rischio di ri-arresto. Il regime li tiene sulla
corda, per arrestarli di nuovo al primo segnale di attività.red
Parole chiave: Siria, dissidenti, Michel Kilo, Anwar al Bunni, bashar al Assad, Luois Arbour