13/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tutto liscio al primo turno delle presidenziali, la transizione prosegue al meglio
Una vittoria della democrazia doveva essere, e una vittoria della democrazia è stata. Il primo turno delle presidenziali in Mauritania, che tanto interesse avevano suscitato nella comunità internazionale, si è svolto senza grossi incidenti e ha ricevuto il plauso degli osservatori. Il ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze è previsto per il 25 marzo, quando la giunta militare al potere dall'estate 2005 dovrà lasciare il posto alla nuova amministrazione civile.

Due votanti in un seggio mauritanoRisultati. Saranno Sidi Ould Sheikh Abdellahi, ministro ai tempi del deposto presidente Ahmed Taya, e Ahmed Ould Daddah, storico leader dell'opposizione, a contendersi il seggio presidenziale alla fine del mese. Il primo ha ottenuto il 24,79 percento delle preferenze, mentre il secondo si è fermato al 20,68 percento. Fuori dai giochi sono rimasti l'indipendente Zeine Ould Zeidane, piazzatosi in terza posizione, così come Messaoud Ould Boulkheir della comunità haratine, quella degli ex-schiavi. Complessivamente, allo scrutinio si sono presentati diciannove candidati. L'affluenza è stata buona, attorno al 70 percento, e non si sono registrati incidenti, se si eccettua l'uccisione di un poliziotto avvenuta nella città meridionale di Kaedi.

Dubbi. Alla vigilia delle elezioni, molte erano le perplessità sul comportamento della giunta militare, che due anni fa si assunse la responsabilità di rovesciare l'impopolare Taya e di guidare la transizione alle elezioni. Finora, i militari hanno mantenuto tutte le promesse, riformando la Costituzione, rinunciando a candidarsi e promettendo di cedere il potere alla futura amministrazione civile. Alcuni partiti avevano protestato per il supposto sostegno della giunta ad alcuni candidati indipendenti, un sostegno che avrebbe in parte falsato le consultazioni. Ma il fatto che a contendersi la presidenza saranno due candidati appoggiati da coalizioni di partiti ha fatto sciogliere anche quest'ultima riserva.

Un elettore esce dal seggioDemocrazia. Se tutti concordano nel dire che il vero test si avrà il 25 marzo, c'è da rilevare come finora non manchino i segnali positivi. Segnali piuttosto importanti, se si calcola che in Mauritania, indipendente dal 1960, il potere non è mai passato di mano attraverso elezioni, ma solo grazie a colpi di stato. Lo stesso Taya, al potere dal 1984 al 2005, salì alla presidenza grazie ad un golpe. Indipendentemente da chi vincerà il ballottaggio, la popolazione si augura che quello dell'estate 2005 rimanga alla storia come l'ultimo colpo di mano in una nazione che domenica ha conosciuto la democrazia per la prima volta.

Matteo Fagotto

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità