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Risultati.
Saranno Sidi Ould Sheikh Abdellahi, ministro ai tempi del deposto
presidente Ahmed Taya, e Ahmed Ould Daddah, storico leader
dell'opposizione, a contendersi il seggio presidenziale alla fine del
mese. Il primo ha ottenuto il 24,79 percento delle preferenze, mentre
il secondo si è fermato al 20,68 percento. Fuori dai giochi
sono rimasti l'indipendente Zeine Ould Zeidane, piazzatosi in terza
posizione, così come Messaoud Ould Boulkheir della comunità
haratine, quella degli ex-schiavi. Complessivamente, allo scrutinio
si sono presentati diciannove candidati. L'affluenza è stata
buona, attorno al 70 percento, e non si sono registrati incidenti, se
si eccettua l'uccisione di un poliziotto avvenuta nella città
meridionale di Kaedi.
Democrazia. Se
tutti concordano nel dire che il vero test si avrà il 25
marzo, c'è da rilevare come finora non manchino i segnali
positivi. Segnali piuttosto importanti, se si calcola che in
Mauritania, indipendente dal 1960, il potere non è mai passato
di mano attraverso elezioni, ma solo grazie a colpi di stato. Lo
stesso Taya, al potere dal 1984 al 2005, salì alla presidenza
grazie ad un golpe. Indipendentemente da chi vincerà il
ballottaggio, la popolazione si augura che quello dell'estate 2005
rimanga alla storia come l'ultimo colpo di mano in una nazione che
domenica ha conosciuto la democrazia per la prima volta.Matteo Fagotto
Parole chiave: mauritania, elezioni, taya, ballottaggio, presidenziali, democrazia