I discendenti delle popolazioni Maya contro il presidente Bush: "Dopo il suo passaggio, purificheremo la zona"
Dopo le violente contestazioni ricevute in Brasile, Uruguay e Colombia, anche
in Guatemala il presidente Bush è stato attaccato dai rappresentanti delle comunità
Maya: “Dopo il suo passaggio dobbiamo purificare la zona” hanno detto i discendenti
della civiltà nata 1500 anni prima di Cristo.
“George Bush porta con sé vibrazioni negative, per questo il luogo va ripulito”.
Ha detto il rappresentante del popolo Maya in Guatemala, Rodolfo Pocop, a commento
della permanenza del presidente Bush nel piccolo e fedele (solo agli Usa..) stato
centramericano.
I discendenti dell'antico popolo non gradiscono il passaggio di re George in
uno dei luoghi sacri della civiltà maya: le rovine di Iximchè, impareggiabili
dal punto di vista archeologico, dove da più di tre millenni (e ancora oggi) si
celebrano i riti sacri di questa civiltà.
E per questo hanno deciso di 'ripulirli' dalla negatività lasciata da Bush in
un modo molto particolare: saranno bruciati incensi e fiori e tutto sarà bagnato
con l'acqua del posto, in pieno stile Maya.
“Dopo il passaggio di Bush, che vuole trasformare un luogo sacro della nostra
cultura e identità in uno show folkloristico per divertirsi con i suoi accompagnatori,
dovremo ristabilire la pace e l'armonia” ha commentato il capo Maya.
Dopo essere giunto in Guatemala, quarta tappa del suo viaggio in America Latina,
Bush, ha avuto un colloquio con il suo parigrado guatemalteco, Oscar Berger, e
insieme a lui si è diretto verso la provincia di Chimaltenango, per far visita
alle popolazioni indigene.
Il viaggio. Dopo le violentissime polemiche e i tafferugli che hanno caratterizzato la visita
del presidente Bush in Brasile, dove, insieme al leader brasiliano, Lula, ha stipulato
accordi sulla fornitura di etanolo, le contestazioni sono arrivate anche da molti
gruppi della sinistra radicale in Uruguay, seconda tappa del tour latinoamericano
del leader Usa. A controllare la situazione, però, al largo di Montevideo c'era
una portaerei, la J.F.Kennedy, dotata di un sofisticato sistema radar e in grado
di assistere il presidente in ogni tipo di esigenza.
Ma le contestazioni più feroci si sono avute in Colombia, da sempre considerato
da Bush un Paese amico, dove le autorità di Bogotà sono state costrette a arrestare
325 persone, 33 delle quali minorenni. In più, durante gli incidenti fra manifestanti
e polizia sarebbero state ferite decine di persone, bruciate foto con l'immagine
di Bush, branditi cartelloni con scritte eloquenti: da” Bush assassino” a “Via
Bush dall'America Latina” ai più fantasiosi “Viva Chavez”. E pensare che Bush
era arrivato in Colombia per discutere nuovi piani per la lotta al narcotraffico
e alla guerriglia. Le cose, come abbiamo potuto notare, non sono andate meglio
in Guatemala. Le proteste, inizate a Città del Guatemala, sono proseguite anche
nelle zone dove è maggiore la densità di abitanti di origine Maya, da sempre diffidenti
nei confronti della politica di Washington.
E pensare che Bush era arrivato in America Latina per “riconquistarne” la fiducia
a colpi di propaganda e di promesse di finanziamenti per la lotta alla povertà.