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Fallimento annunciato.
“Manca la volontà di arrivare a un compromesso, inutile
proseguire i colloqui”, ha dichiarato sconsolato nei giorni scorsi
Martti Ahtisaari, l'inviato speciale dell'Onu per il Kosovo, “non
ci sono più possibilità di trattare, ma una soluzione
per lo status del Kosovo deve essere comunque trovata urgentemente.
Nonostante tutto è mia intenzione, dopo questa riunione,
formalizzare il piano al Consiglio di sicurezza dell'Onu entro la
fine del mese”.
Questione
al Palazzo di Vetro. La palla adesso, come ha detto Ahtisaari,
passa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il mediatore si
è arreso all'atteggiamento intransigente di albanesi e serbi,
entrambi irremovibili sulla questione chiave: indipendenza o no.
Tutte e due le parti in causa si sentono forti e quindi poco inclini
a trattare. Gli albanesi, fin dall'intervento armato della Nato in
loro difesa nel 1999, contano sull'appoggio della comunità
internazionale che adesso, impegnata in teatri complessi come l'Iraq
e l'Afghanistan, ha fretta di chiudere la vicenda. Nell'unico modo
che appare possibile alle concellerie occidentali: un'indipendenza de
facto del Kosovo, che non umili troppo i serbi. Puntando tutto sulla
possibilità, a partire dal 2008, di barattare con Belgrado
l'adesione all'Unione europea. Ma questa visione delle cose
sottovaluta l'asso nella manica che la Serbia vuole giocare fino in
fondo, prima di cedere, l'appoggio della Russia che, come membro
permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dispone
del diritto di veto. Mosca, per affinità religiose e
culturali, ha sempre appoggiato Belgrado e adesso che, almeno sulla
carta, la Russia punta a riprendere un ruolo politico di primo piano
a livello internazionale, i serbi sperano che possa aiutarli anche
per arginare l'influenza degli Stati Uniti nell'ex-Jugoslavia, dove
tutti gli stati sono alleati di Washington.
Giochi diplomatici.
Un ipotesi plausibile, se non fosse che alla fine la realpolitik è
sempre l'unica vera bussola dei governi. Mosca è interessata a
non far passare una decisione che punisce il suo unico alleato nei
Balcani e crea un precedente pericoloso per una serie di repubbliche
che compongono la Federazione Russa, su tutte la Cecenia. Ma come in
ogni trattativa che si rispetti, Mosca non rifiuterebbe un'offerta
allettante da parte degli Stati Uniti e dell'Unione europea, un
'offerta che prenda in considerazione l'indipendenza di Ossezia del
Sud e Abkazia, le due regioni della Georgia delle quali
Mosca continua da tempo a sostenere i movimenti indipendentisti. Il
criterio politico è, secondo i russi, piuttosto lineare: se la
comunità internazionale riconosce il diritto all'indipendenza
del Kosovo, per gli stessi motivi deve farlo per le repubbliche
georgiane. Il governo di Tblisi ha, in diverse occasioni, dichiarato
di temere di diventare merce di scambio, e non ha tutti i torti.
Quindi Belgrado potrebbe essere sacrificata sull'altare degli
interessi russi, e non sarebbe la prima volta.Christian Elia