10/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



A Guantanamo le udienze preliminari di 14 presunti terroristi sono segrete e censurate
Finalmente davanti a un giudice, ma senza il proprio avvocato vicino e soprattutto senza testimoni esterni. A Guantanamo la macchina dei processi militari si è rimessa in moto, dopo che il Congresso ha approvato lo scorso autunno una legge che aggira il pronunciamento contrario della Corte Suprema nel giugno 2006. Ma le udienze preliminari iniziate venerdì 14 marzo contro 14 prigionieri eccellenti, che comprendono tra gli altri il presunto organizzatore degli attentati dell'11 settembre 2001, si svolgono in condizioni di segretezza e di mancanza di garanzie giuridiche senza precedenti, anche se confrontate con le centinaia simili già tenute nel campo di detenzione Usa negli anni scorsi.

Le udienze. Davanti ai quattro giudici (tre militari e un rappresentante governativo) dei “Tribunali di revisione dello status di combattente”, sfileranno i 14 presunti terroristi trasferiti a Guantanamo lo scorso settembre, dopo periodi di detenzione indefiniti in carceri segrete della Cia in giro per il mondo. Nel gruppo – che comprende tre pachistani, due yemeniti, due sauditi, due malaysiani, un palestinese, un libico, un somalo, un indonesiano e un tanzaniano – c'è anche Khalid Sheik Mohammed, accusato di essere il numero tre di Al Qaeda e l'organizzatore degli attacchi di New York e Washington, con la complicità di altri due dei partecipanti alle udienze. C'è poi anche l'indonesiano Hambali, considerato la mente dietro gli attentati di Bali dell'ottobre 2002. Le udienze non determineranno se i 14 detenuti sono colpevoli o innocenti, ma definiranno il loro status: se i giudici li riterranno “nemici combattenti”, il presidente Bush potrà dichiararli eleggibili per ricevere un processo militare, che comincerebbe questa estate. Un procedimento già seguito per centinaia di detenuti a Guantanamo: il tribunale di revisione può anche decidere il trasferimento dei prigionieri nei loro paesi di origine, e al momento circa 80 detenuti di Guantanamo su 385 sono in attesa di tornare in patria.

La censura. Ma a differenza delle udienze tenute finora, queste saranno a porte chiuse, senza giornalisti né avvocati difensori presenti. E anche se non avranno i loro legali a fianco, sarà sempre onere dei detenuti dimostrare di non essere “nemici combattenti”. Il dipartimento della Difesa ha assicurato che metterà a disposizione i verbali delle udienze, che però non saranno integrali: considerato l'alto profilo di questo gruppo di prigionieri, la censura del Pentagono taglierà “le informazioni che potrebbero essere pericolose per la sicurezza nazionale”. Ma secondo diversi gruppi per i diritti umani, l'amministrazione Bush teme rivelazioni imbarazzanti. “La vera preoccupazione del Pentagono è che questi 14 aprano bocca e dicano cosa gli è stato fatto”, ha detto Scott Horton, responsabile internazionale del gruppo New York City Bar Association. David Remes, un avvocato che difende alcuni detenuti di Guantanamo, è d'accordo. “L'esercito vuole che rimangano segreti i metodi di interrogatorio usati contro questi detenuti, le torture e gli abusi”, spiega al telefono a PeaceReporter. “In più, durante le udienze questi 14 prigionieri non verranno neanche messi a conoscenza delle prove contro di loro”, aggiunge Remes.

La situazione. Comunque sia, a oltre cinque anni dalla sua apertura, la chiusura del campo di prigionia di Guantanamo non appare per niente vicina. Nonostante le dichiarazioni d'intenti in questo senso di Bush, lo scorso autunno alla base statunitense a Cuba ha aperto una nuova prigione di massima sicurezza, Camp 6, costata trenta milioni di dollari (quasi 23 milioni di euro). Finora sono stati incriminati formalmente solo dieci detenuti, e tra qualche mese inizieranno i veri e propri processi. Che, dopo l'approvazione di una legge apposita lo scorso autunno, saranno però solo militari.

Alessandro Ursic

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