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Le udienze. Davanti ai quattro giudici (tre militari e un rappresentante governativo) dei
“Tribunali di revisione dello status di combattente”, sfileranno i 14 presunti
terroristi trasferiti a Guantanamo lo scorso settembre, dopo periodi di detenzione
indefiniti in carceri segrete della Cia in giro per il mondo. Nel gruppo – che
comprende tre pachistani, due yemeniti, due sauditi, due malaysiani, un palestinese,
un libico, un somalo, un indonesiano e un tanzaniano – c'è anche Khalid Sheik
Mohammed, accusato di essere il numero tre di Al Qaeda e l'organizzatore degli
attacchi di New York e Washington, con la complicità di altri due dei partecipanti
alle udienze. C'è poi anche l'indonesiano Hambali, considerato la mente dietro
gli attentati di Bali dell'ottobre 2002. Le udienze non determineranno se i 14
detenuti sono colpevoli o innocenti, ma definiranno il loro status: se i giudici
li riterranno “nemici combattenti”, il presidente Bush potrà dichiararli eleggibili
per ricevere un processo militare, che comincerebbe questa estate. Un procedimento
già seguito per centinaia di detenuti a Guantanamo: il tribunale di revisione
può anche decidere il trasferimento dei prigionieri nei loro paesi di origine,
e al momento circa 80 detenuti di Guantanamo su 385 sono in attesa di tornare
in patria.
La censura. Ma a differenza delle udienze tenute finora, queste saranno a porte chiuse, senza
giornalisti né avvocati difensori presenti. E anche se non avranno i loro legali
a fianco, sarà sempre onere dei detenuti dimostrare di non essere “nemici combattenti”.
Il dipartimento della Difesa ha assicurato che metterà a disposizione i verbali
delle udienze, che però non saranno integrali: considerato l'alto profilo di questo
gruppo di prigionieri, la censura del Pentagono taglierà “le informazioni che
potrebbero essere pericolose per la sicurezza nazionale”. Ma secondo diversi gruppi
per i diritti umani, l'amministrazione Bush teme rivelazioni imbarazzanti. “La
vera preoccupazione del Pentagono è che questi 14 aprano bocca e dicano cosa gli
è stato fatto”, ha detto Scott Horton, responsabile internazionale del gruppo
New York City Bar Association. David Remes, un avvocato che difende alcuni detenuti di Guantanamo, è d'accordo.
“L'esercito vuole che rimangano segreti i metodi di interrogatorio usati contro
questi detenuti, le torture e gli abusi”, spiega al telefono a PeaceReporter. “In più, durante le udienze questi 14 prigionieri non verranno neanche messi
a conoscenza delle prove contro di loro”, aggiunge Remes.Alessandro Ursic