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Per dimostrare che la guerra in Cecenia è finita, l’8 marzo il
neopresidente Ramzan Kadyrov ha riaperto ai voli l’aeroporto Severny di Grozny,
chiuso dal 1999. C’è da augurarsi che i piloti siano bravi a schivare le
cannonate. Le forze militari russe stanno infatti intensificando ed estendendo
l’uso
dell’aviazione e dell’artiglieria pesante in Cecenia. Secondo i dati e le
notizie raccolte dal giornalista indipendente russo Andrei Smirnov, i
bombardamenti russi sulle presunte postazioni della guerriglia sono sempre più
frequenti.
E non più solo sulle montagne del sud, ma anche sulle zone pedemontane e nelle
valli nel centro della repubblica, più densamente abitate. Infatti ora accade
più frequentemente che le bombe cadano anche sulle abitazioni civili, facendo
vittime tra la popolazione.
Bombardate anche le
regioni vicino a Grozny. Lo scorso 1° dicembre, la fattoria della famiglia Gaytemirov
è stata colpita da due missili sparati da un caccia-bombardiere russo nei
pressi del villaggio di Surokh, nel distretto meridionale di Shatoi: due donne
e due uomini sono rimasti gravemente feriti. La casa è andata distrutta.
Una strategia decisa
dal nuovo comandante russo. Lo scorso ottobre, dopo la morte di un civile
nei bombardamenti
sul villaggio di Serjen-Yurt, il comandante delle forze militari russe nel Caucaso,
generale Yevgeny Baryaev, aveva difeso l’uso dell’artiglieria come strumento “necessario
per tenere lontani dai centri abitati i ribelli, tagliando così i loro canali
di rifornimento”.Enrico Piovesana