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Le proteste.
Il viaggio di Bush non è certo iniziato sotto i migliori auspici. In
Brasile, a San Paolo, Bush e Condoleezza Rice hanno trovato un clima
tensione che da molto tempo non si vedeva da quelle parti. Migliaia di
manifestanti, armati di cartelli e striscioni (uno recitava lo slogan
“Assassino fuori”, un altro mostrava il suo volto e la scritta
“Ricercato”) hanno protestato contro la presenza di Bush scatenando
anche incidenti con la polizia paulista. Risultato? Diciotto feriti,
tutti manifestanti. Non solo. Bush si deve essere accorto della
diffidenza nei suoi confronti anche dal fatto che ieri, al momento del
suo arrivo, c'erano 3.700 fra poliziotti e soldati a controllare che
non accadesse nulla durante i suoi spostamenti. In più due elicotteri
da guerra superequipaggiati vigilavano sull'albergo dove George e Condi
alloggiavano. Quasi simultaneamente anche a Bogotà, in Colombia, gruppi
anti-statunitesi hanno ingaggiato tafferugli con le autorità. E la
paura di incidenti resta alta anche per i prossimi giorni quando l'uomo
più potente (e forse odiato) del pianeta visiterà Uruguay, Colombia,
Guatemala e Messico, considerati Paesi amici. E se la lotta alla
povertà è stata il cavallo di battaglia del presidente americano,
Chavez ha subito voluto gettare benzina sul fuoco: “Gli Usa e il suo
presidente hanno imposto al sudamerica il neoliberismo, il trattato di
libero commercio (Tlc) e l'Alca (Area de Libre Comercio de las
Americas) e lo hanno fatto solo per farci sprofondare ancora di più
nella povertà. Adesso gli Usa si accorgono che nel continente esiste la
povertà. L'hanno creata loro”.
Don Camillo e Peppone. Sembra un film d'altri tempi, tipo quelli che hanno preso spunto dai racconti
di Guareschi, quello che quasi quotidianamente mettono in scena il numero uno
Usa e il leader venezuelano. Sono decine ormai gli scontri verbali
che segnano i rapporti fra Caracas e Washington. Quello più celebre è avvenuto
nel palazzo dell'Onu a New York, quando dal palco dei relatori Chavez
disse che Bush era il diavolo e che la sua presenza in sala aveva lasciato anche
un forte odore di zolfo. E le diatribe verbali continuano. Alessandro Grandi