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L'offensiva. “Abbiamo già
conquistato tre basi dei ribelli nel distretto di Trincomalee”, ha
dichiarato il portavoce dell'esercito di Colombo Prasad Samarasinghe,
aggiungendo che i combattenti delle Tigri Tamil (Ltte) avrebbero
subito “pesanti perdite”, senza però specificare il numero
delle vittime. L'operazione, lanciata giovedì mattina, si è
conclusa in ventiquattr'ore ed è stata condotta con
artiglieria pesante e batterie di missili. L'importanza strategica di
Trincomalee, sulla costa orientale dello Sri Lanka, sta nel suo
porto, da cui passano i rifornimenti e le armi per le decine di
migliaia di soldati cingalesi stazionati nella penisola di Jaffna,
all'estremità settentrionale dell'isola. L'offensiva sarebbe
stata lanciata proprio per difendere il porto, minacciato dalla
vicinanza dell'Ltte. Samarasinghe riferisce che sono almeno 3mila i
civili che hanno cercato rifugio nelle zone controllate dal governo
nelle ultime due settimane: “Avevano paura che l'Ltte li
utilizzasse come scudi umani”.
“Un bagno di sangue”. I
portavoce dell'Ltte, invece, respingono le accuse e rilanciano: “I
civili sono scappati per sfuggire all'artiglieria dell'esercito”. E
aggiungono che un'altra operazione, non confermata finora
dall'esercito, sarebbe in corso nel distretto orientale di
Batticaloa: le truppe cingalesi, riferisce l'Ltte, cercano di
avanzare verso Thoppigala, una base chiave per le Tigri Tamil,
aprendosi la strada con l'artiglieria pesante. Circa tremila civili
tamil sono arrivati giovedì nella città di Batticaloa,
e hanno dichiarato a un reporter della Bbc che stavano
scappando dal fuoco dell'esercito nella zona di Paduvankarai. La
guerra in Sri Lanka continua senza sosta. Lo scorso lunedì il
leader politico dell'Ltte, Thamilselvan, durante un incontro con
l'ambasciatore norvegese in Sri Lanka aveva minacciato un
“catastrofico bagno di sangue” se la comunità
internazionale non avesse preso una “dura posizione” contro il
governo di Colombo, accusato di voler “spazzare via” la
popolazione tamil. Dati allarmanti provengono anche dalla Missione di
monitoraggio, a guida norvegese, incaricata di vigilare sul cessate
il fuoco stipulato nel 2002 tra governo cingalese e Ltte. In
occasione del quinto anniversario della tregua, la Missione di
monitoraggio ha diffuso un tragico bilancio dell'escalation di
violenza: mentre nei tre anni successivi al cessate il fuoco si erano
registrate circa 130 vittime, negli ultimi quindici mesi il conflitto
in Sri Lanka ha causato almeno 4mila morti. Solo dall'inizio del
2007, PeaceReporter ne ha contati almeno 741.
Polizia sotto accusa. Nel
frattempo la polizia cingalese è nella bufera. L'ispettore
generale della polizia di Colombo ha annunciato all'inizio della
settimana di avere arrestato almeno venti persone, tra cui
poliziotti, militari e un impiegato del ministero della Difesa:
l'ipotesi di reato è di aver partecipato al rapimento e
all'uccisione di civili innocenti, perlopiù appartenenti alla
minoranza tamil. Secondo la commissione per i diritti umani dello Sri
Lanka, si sarebbero registrati almeno cento casi di sparizioni di
civili dall'inizio del 2007, mentre l'anno scorso più di mille
civili sarebbero svaniti nel nulla. Certo è che ogni giorno,
in Sri Lanka, vengono ritrovati cadaveri di civili mutilati. Le aree
più colpite sono la capitale Colombo, i distretti di
Batticaloa e Vavuniya e la penisola settentrionale di Jaffna. Molti
corpi vengono ritrovati orrendamente torturati e finiti a colpi di
pistola. Spesso sono ammanettati. E, troppo spesso, vengono ritrovati
nei pressi di caserme dell'esercito e della polizia cingalese. Cecilia Strada